“La mia fede è condizionata dal dubbio, credo che sia la bellezza della fede. Ogni giorno devi perderla e ritrovarla”. 

Le parole di Pupi Avati, regista bolognese e maestro del gotico, pongono l'accento sul valore del dubbio nella fede. Farsi delle domande, chiedersi il perché e interrogarsi sulle cose, sta alla base della filosofia, che in estrema sintesi è la principale fonte di insegnamento nella vita. 

Allo stadio Dall'Ara il Monza sembra smarrire la sua fede, senza riflettere sugli sbagli commessi e perseverando con i soliti errori di inizio stagione. 

Errori individuali, ingenuità difensive, mancanza di equilibrio tra i reparti, poca attitudine nella lettura del gioco e nelle marcature preventive: la squadra di Juric cade al Dall'Ara contro il Bologna dell'ex Raffaele Palladino. 

Finisce con lo stesso risultato di 4 anni fa, nel giorno di Halloween: il 31 ottobre 2022 si giocava al Brianteo e terminò 2-1 per i felsinei con Palladino sulla panchina biancorossa; nel 2026 in terra emiliana il Bologna vince in casa, sotto la guida di Palladino, superando 2-1 il Monza.

bologna monza 2-1
Gustavo Varela in azione - Foto: MorAle

Il calcio è la forma dell'equilibrio

“Nel calcio vale quanto ha detto Ivan Lendl rispetto al tennis: se desideri farti un amico, comprati un cane", disse una volta Marco van Basten, che il 31 ottobre ha festeggiato il suo 62° compleanno.  

E se c'è una cosa che accomuna calcio e tennis non è tanto il rifiuto dell'errore quanto l'abilità nel lavorare di sottrazione, mantenendo il giusto equilibrio mentale nell'arco della gara.

Un aspetto che il Monza non ha ancora metabolizzato, mettendo in vetrina il buon gioco, ma non sempre giocando bene da squadra. L'ennesima dimostrazione della tesi è il ko incassato a Bologna, contro una squadra che, al contrario, ha voltato pagina, modificando registro, atteggiamento e mentalità. Come? Attraverso il corretto balance, tra i reparti, ma soprattutto nel gioco. 

Il merito? Ha un nome e cognome: Raffaele Palladino, uno dei migliori allenatori italiani in circolazione, con una vocazione naturale per il mestiere e una grandissima capacità di plasmare le sue squadre (in corsa, in affanno, dall'inizio, in ogni circostanza) in un tempo ridotto. La sua mano è evidente, il suo impatto devastante: quattro vittorie, un pareggio e una sconfitta in sei partite. 

La bravura di un tecnico sta nell'attitudine a incidere, intercettando le criticità e trovando le soluzioni. Il primo step è trasmettere concetti chiari ed entrare velocemente nella testa dei giocatori, per convincerli che, con il lavoro e lo spirito di sacrificio, niente è impossibile e tutto si può fare. 
Lo sprint, netto ed efficace, si traduce con una prova di maturità per nulla scontata: dopo il colpaccio a San Siro, il Bologna mette a referto il terzo successo di fila, tornando a fare 3 punti tra le mura amiche dopo 6 mesi.
Il Bologna aveva bisogno di una scintilla e con Palladino ha switchato, acquisendo quella compattezza tra i reparti, grande energia e consistenza.

Bologna-Monza è una sfida a specchio, con due allenatori che schierano lo stesso sistema di gioco (filo gasperiniano), il 3-4-2-1, affrontandosi uomo contro uomo. La chiave tattica è l'interpretazione delle due fasi, con i rossoblù più attenti a occupare gli spazi e bravi a convertire le transizioni. 

La formazione di Palladino comanda la partita e costringe i brianzoli ad arretrare metro dopo metro il proprio baricentro, perdendo le distanze e il senso della misura. 
Palleggio, intensità e pressione: il Bologna costruisce la fase difensiva con l'aggressione dei tre moschettieri d'attacco, Bernardeschi e Cambiaghi a supporto del falso 9 Odgaard, mandando spesso in affanno la retroguardia avversaria. Al 6' è però il Monza a sbloccare il punteggio, con il solito bomber Varela a segnare su rigore la rete dello 0-1. Poi l'inerzia si ribalta e gli emiliani iniziano a spingere con convinzione e pareggiano al 33' con il tiro di Pobega, completamente libero in area di rigore, a bucare Tornqvist.

Nella ripresa è un monologo del Bologna, che si completa con il 2-1 siglato da Bernardeschi dal dischetto (dopo OFR per trattenuta vistosa di Lucchesi su Theate). Nemmeno le sostituzioni di Juric sortiscono gli effetti desiderati, al netto di Jay Robinson che trova sempre il modo, la giocata e lo spunto per far male. Dal suo cross nasce il rigore (alquanto generoso) della speranza per il Monza, fallito dagli 11 metri da Cutrone. Skorupski legge l'angolo e respinge il tiro.

Il calcio è fatto di episodi, ma se questi non vengono sfruttati è complesso ottenere risultati. E così il Monza, pur restando in partita fino alla fine, perde di nuovo, disputando la peggior prestazione della stagione sotto ogni aspetto: tecnico, con poca pulizia di gioco; tattico, con due fasi fatte a metà e molta difficoltà ad articolare la manovra (309 passaggi riusciti contro 442 del Bologna e il 42% di PP) soffrendo le palle dirette su Odgaard; fisico, con i felsinei più reattivi e primi su seconde palle e contrasti.

La metamorfosi del Bologna, invece, ha il volto e la visione del suo allenatore, Raffaele Palladino, capace di ordinare la stanza mettendo al centro del progetto il calcio e i calciatori. 

bologna monza 2-1
Kouadio e Odgaard - Foto: MorAle

Troppe amnesie, pochi correttivi

24 gol subiti in campionato, con una percentuale troppo elevata di reti incassate su palle inattive. La fragilità difensiva del Monza è dettata da una fase di non possesso non ottimale, con amnesie e abbagli che incidono in negativo sull'economia delle partite. E di conseguenza, determinano i risultati. 

È la settima sconfitta in dieci gare per la squadra di Juric, rea di aver gettato alle ortiche troppe opportunità e di non avere la piena percezione del pericolo. Il gruppo è giovane e gli errori fanno parte del percorso, a patto che servano da lezione per accumulare esperienza.
Finora, dopo 10 partite, le distrazioni sembrano affliggere in negativo i brianzoli, che seguono le idee del proprio allenatore faticando, però, a metterle in pratica al 100%. 
In attacco invece continua la Varela-dipendenza, con il bomber portoghese che, al nono centro nel torneo, ha segnato il 52,94% di gol complessivi del Monza.

La strada del gioco, al netto del passo indietro al Dall'Ara, è quella giusta, ma non basta. Senza equilibrio diventa complicato fare risultati. Il Monza ha bisogno di una svolta, di un cambio di passo netto, soprattutto nella gestione delle partite e nel trovare la quadra giusta.

Domenica 8 novembre arriva l'Atalanta di Sarri al Brianteo: un match delicato che può significare tanto per i biancorossi, rappresentando uno snodo cruciale per il prosieguo del campionato. Dopo la sosta delle Nazionali, il calendario sarà tremendamente ostico: un passo falso contro i bergamaschi potrebbe caricare di scorie negative un gruppo che vive di entusiasmo e che, al momento, ha un rapporto poco confidenziale con pareggi e vittorie. 
Muovere la classifica è fondamentale, fare punti è la prerogativa numero 1 per conquistare la salvezza. 
Il tempo c'è, ma va usato concretamente.

Andrea Rurali