È morto Valentino Garavani: addio all'imperatore della moda, la decisione sui funerali
Valentino Garavani è morto a 93 anni a Roma. Addio al couturier che ha segnato la moda mondiale con eleganza senza tempo.
L’imperatore non c’è più.
Valentino Garavani si è spento a 93 anni a Roma, la città che aveva scelto come patria d’elezione e teatro della sua visione creativa. Con lui se ne va non solo uno dei più grandi stilisti di sempre, ma un simbolo universale di eleganza, bellezza e sogno.
Non serviva amare la moda per sapere chi fosse Valentino. Le sue creazioni hanno attraversato decenni, stili e generazioni, diventando parte del costume e dell’immaginario collettivo. Per lui la moda aveva un solo scopo, chiarissimo: rendere belle le donne. Una missione che ha guidato ogni sua scelta dal 1959, anno di fondazione della maison, fino al ritiro nel 2007.
Dalle origini a Roma capitale dell’eleganza
Valentino nasce a Voghera l’11 maggio 1932. Fin da bambino è attratto dal bello, dall’armonia, dalla grazia. Un episodio diventerà leggenda: ancora adolescente, all’Opera di Barcellona, resta folgorato dalle dame vestite di rosso. Da lì nasce il rosso Valentino, destinato a diventare un marchio eterno.
Dopo gli studi a Milano, nel 1949 si trasferisce a Parigi, dove frequenta la Chambre Syndicale de la Couture Parisienne. Ha solo 17 anni, ma il talento è evidente. Lavora con Jean Dessés, poi con Guy Laroche, e vince il Woolmark Prize, lo stesso riconoscimento che lancia Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld.
Nel 1959 torna in Italia e sceglie Roma, allora centro dell’alta moda. È qui che nasce il mito.
L’incontro con Giancarlo Giammetti e il successo mondiale
Nel 1960, in via Veneto, incontra Giancarlo Giammetti. È un colpo di fulmine umano e professionale. Valentino crea, Giammetti organizza e amministra. Insieme costruiscono uno dei sodalizi più solidi e longevi della moda.
Nel 1962 il debutto a Firenze, nella Sala Bianca di Pitti. Ma il momento che cambia tutto arriva nel 1967, con la collezione interamente bianca. Un azzardo totale in un’epoca dominata da colori psichedelici. Il risultato è un trionfo che consacra Valentino come simbolo di un’epoca.
Le donne di Valentino, dalle dive alle regine
Da quel momento, tutte vogliono vestirsi da lui.
Attrici, cantanti, principesse, first lady.
Jackie Kennedy diventa la sua musa più celebre: indossa Valentino nei momenti più importanti della sua vita, dal lutto alle nuove nozze. Un abito creato per lei verrà poi indossato anni dopo da Jennifer Lopez agli Oscar, dimostrando una verità assoluta: Valentino sapeva vestire ogni donna, indipendentemente dal tempo e dal corpo.
Sei attrici hanno vinto l’Oscar vestite da lui. Un record che racconta più di mille parole.
Il rosso, i carlini, il sogno
Valentino non era solo uno stilista, ma un creatore di mondi.
Dalle tavole apparecchiate alle feste leggendarie, dalle sfilate impeccabili alle uscite finali con il braccio alzato, tutto era controllo, bellezza, misura.
Nel 1998 vende il marchio per 300 milioni di dollari, restando comunque al timone creativo. Nel 2006 riceve la Legion d’Onore in Francia. Nel 2007 sceglie di ritirarsi, celebrando l’addio con una tre giorni spettacolare a Roma, davanti al Colosseo.
L’ultima sfilata si chiude, sorprendentemente, non in rosso ma in rosa. Un gesto poetico, come lui.
L’eredità e la decisione sui funerali
Il documentario Valentino – The Last Emperor racconta il lato più intimo e fragile del genio. Un film che commuove il mondo e restituisce dignità e grandezza a una vita vissuta senza compromessi.
Valentino ha saputo anche scegliere i suoi eredi, da Maria Grazia Chiuri a Pierpaolo Piccioli, due delle voci più importanti della moda contemporanea. Un’ulteriore prova della sua visione.
Nel 2019, a Parigi, le sarte della maison gli corrono incontro per abbracciarlo. Lui piange. Loro piangono. È forse l’immagine più vera della sua grandezza.
Al momento non è ancora stata presa una decisione ufficiale sulla data dei funerali.
Valentino Garavani mancherà moltissimo.
Perché non ha solo vestito le donne.
Ha vestito il sogno.



