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Ho voluto provarci. Lo ammetto. Non tanto per inedia, pigrizia o quant’altro ma più semplicemente in quanto amante della tecnologia, dell’esplorazione a tutti i livelli e del futuribile. Anche perché se fossi stato pigro non sarei andato in giro per siti vari, cercato spiegazioni, trucchetti e non mi sarei sciroppato qualche decina di forum. Scusate, traduco per i giovani, fossi stato pigro non avrei surfato nel web, cercato tutorials, tips and tricks e non mi sarei nerdato decine di forum (ndr, forum rimane uguale… Ehhh, latino imperat!). Ops, ho confessato di aver commesso un reato ma non ho detto quale sia… Ebbene sì, ho voluto provare a verificare la capacità di chatgpt di creare un articolo. E cosa ne ho ottenuto? Che ho buttato un sacco di tempo per nulla. Anzi, dopo qualche decina di domande/risposte ho ottenuto una bella perla di saggezza che mi va di condividere con voi: “Le partite di calcio possono essere emozionanti ma anche imprevedibili. Spero che tu possa goderti la prossima partita in casa a Bergamo e che la tua squadra ottenga un buon risultato.”

Ovviamente al momento dell’augurio ho dovuto togliere le mani dalla tastiera, raccoglierle una sopra l’altra formando una sorta di conchiglia e muoverle verso le parti basse perché, anche se non sono scaramantico, non si sa mai… Detto questo, alla fine sono giunto alla mia personalissima conclusione che la tecnologia non sia ancora in grado di sostituire il genio e la fantasia umana. Ma non vorrei ricadere nell’effetto Dunning-Kruger quindi lascio il giudizio a chi ne sa certamente più di me. Sì, è vero, potrei anche spiegarvi cosa sia l’effetto Dunning-Kruger ma non è che posso fare tutto io! Sappiate solo che è una _distorsione cognitiva_ , per tutto il resto c'è Wikipedia. A proposito di tecnologia utile...

Ma, tornando a noi, la perla di saggezza di chatgpt mi ha effettivamente acceso una lampadina, quella del fatto che, a tutti gli effetti, l’ultima partita al Brianteo è stata realmente l’ultima trasferta della stagione. Quanto meno per il sottoscritto visto che la prossima ultima gara si svolgerà _in my garden_ dove la distanza dallo stadio sarà meno di un quarto rispetto a quella del Brianteo. Ed è per chiudere il cerchio in questo spazio che l’esimio Direttore mi mette a disposizione che ho deciso di tornare a scrivere. Sì, è vero, anche perché in questi giorni ne avevo piene le scatole di altre faccende ed ho quindi trovato quei 20/25 minuti da dedicare a questo scritto. Chatgpt esclusa…

Partiamo da lontano? Torniamo a Torino. Torino è stata emozionante per il ritorno allo stadio dove qualche decennio fa assistetti ad un cocente 4-0, senza colpo ferire. Non c’è stato modo di organizzare alcuna gita, praticamente una toccata e fuga, quindi il contorno alla partita non è praticamente esistito se non per il fatto che al rientro ci si è ritrovati con il batterista astemio _a bere birra, fare tardi e, accidenti, ballare con le tipe con i vari strusciamenti_ (cit. Articolo 31). Riguardo alla partita, tanta gente come non mi aspettavo nel nostro settore. Ci si è anche divertiti nonostante la pessima acustica che non permetteva l’ascolto dei cori avversari e che probabilmente non permetteva loro di sentire i nostri. Ma va bene così. La partita è stata piuttosto noiosa e, onestamente, sì deve ammettere che il punto portato a casa è stato certamente prezioso ma non completamente meritato. Meglio, noi abbiamo fatto il nostro ma un paio di rigori per il Toro potevano starci ed in quel caso sarebbe stato difficile reagire. Però i piagnistei di Cairo, Juric e compagnia cantante mi hanno fatto rimpiangere quelli di Inzaghi e degli interisti. Ma noi siamo superiori a queste quisquiglie, non staremo di certo qui a lamentarci per il generoso rigore concesso all’Udinese… Noi pensiamo al presente ed al futuro.

Passata la trasferta piemontese, un po’ più interessante è stata quella a Reggio Emilia. Giretto in centro anche se non particolarmente approfondito perché il tempo a disposizione non è stato molto. La zona del Duomo e del palazzo del Comune, che contiene la sala del tricolore, è davvero carina ed anche facilmente visitabile. Tutto da rivedere con più calma, magari l’anno prossimo se non dovessimo giocare ancora in settimana. Per quanto riguarda la partita, diverse sono state le emozioni. Innanzitutto, lo stadio è veramente bello. Da fuori già si capisce che è strutturato e studiato bene oltre che servito alla grande. Addirittura è presente una fermata del treno a pochi passi! Il parcheggio ospiti è normalmente transito per un centro commerciale che è alle spalle dello stadio stesso. Ed è qui che si assiste alla prima scena un po’ insolita. Quando arrivano alcune persone che vorrebbero utilizzare la scorciatoia attraverso il parcheggio ospiti per andare al centro commerciale e si vedono sbarrare la strada dalle forze dell’ordine. Più di un colorito epiteto rivolto a tutti i santi del paradiso abbiamo udito. Il calcio non è apprezzato da tutti. La goliardia è aumentata anche dal fatto che ci si stava scolando qualche birra in compagnia prima dell’ingresso vero e proprio. Appena entrato si notano subito gli spazi ampi e le gradinate ben ordinate. Piccolo rispetto a Dacia Arena o J-Stadium, per fare due esempi moderni, ma certamente ben dimensionato e funzionale. Unica vera pecca la mancanza di copertura nelle due curve. Non si può avere tutto. Un particolare curioso è la presenza di un fossato. Una reminiscenza del passato vista già in altri stadi ma, in questo caso, con tanto di acqua e pesci!!! E’ girato in rete anche un video dove uno dei nostri ultras ne ha pescato uno con una lenza improvvisata. Ovviamente il pescato è stato immediatamente ributtato in acqua. Sulla partita poco da dire. Gara in apnea fino all’infortunio di Berardi e all’espulsione di Tressoldi. Da lì in poi gira la gara che fino a quel momento il Sassuolo aveva dominato in lungo ed in largo. L’assist di Vignato per il Pes e la successiva corsa verso la nostra curva è stata la ciliegina sulla torta. In curva si sentivano i brividi di una brutta giornata fino a quando nel finale ha iniziato a girare tutto per il verso giusto con l’apoteosi finale. Dopo la gara ci fanno aspettare poco, rispetto al solito, per uscire dallo stadio e si torna in fretta a casa, sabato è giornata di scuola e lavoro.

Ma veniamo all’ultima trasferta dell’anno, quella di Monza per Monza-Lecce. Giornata calda. Forse la prima volta dove allo stadio si è sofferto il vero caldo. Sole cocente per tre ore per la prima abbronzatura. Mi aspettavo un gran numero di leccesi ed invece anche nei distinti ed in tribuna sono apparsi pochi sostenitori giallorossi. E’ stata una giornata strana. Già da alcuni giorni prima si viveva un clima come di festa di fine stagione anticipata. Ero preoccupato forse perché sentivo di essere non il solo ma certamente uno dei pochi che di festeggiare non ne aveva voglia ma, al contrario, sentiva che la posta in palio era una delle più importanti della stagione.

Il mister dichiarò che la partita con il Napoli era come una prova di maturità ma, se andiamo bene a vedere, era proprio questa partita la vera prova di maturità. Perché trovare motivazioni e soluzioni sul campo contro le grandi squadre, dove abbiamo avuto diverse soddisfazioni, è certamente più facile che contro le ultime della classifica e ne sono dimostrazione i pareggi con Cremonese, Sampdoria e Verona nel girone di ritorno. Se però sugli spalti gremiti da moltissima gente tra i quali anche molti tifosi dell’ultima ora si poteva tollerare un certo clima di festa, onestamente non l’ho tollerato nei confronti di chi calcava il campo. Non dico che abbiamo giocato con le infradito ai piedi, intendiamoci, ma non con quella giusta cattiveria che ti fa arrivare primo sul pallone o che ti tiene alta la concentrazione tanto da vedere la giocata quell’attimo prima degli altri. Anche la gestione dalla panchina mi è sembrata sufficiente e tutto andava proprio in quella direzione, quella del festeggiamento.

Nonostante una prestazione tutt’altro che memorabile ci siamo trovati ad avere un rigore a favore. Tante emozioni in quel rigore tirato da Gytkjaer. Non si possono né rimproverare la scelta né l’esecuzione. E poi c'era uno stadio intero che tifava perchè quel rigore entrasse. Non l'ha fatto, non fa nulla. Poi, arrivata la beffa finale, ecco che ho fatto una cosa che non mi capitava da moltissimo tempo e cioè quella di abbandonare lo stadio al fischio finale. Nulla contro i leccesi e le loro meritate esultanze, non mi avrebbero dato fastidio, ma al triplice fischio non me la sono sentita di ringraziare, salutare o festeggiare. Troppo grande la delusione per un’occasione sprecata? Sì, anche. Ma soprattutto ho pensato all’ultima partita. La MIA partita. Come detto, a casa mia in mezzo a tutti i miei vicini di casa. Ovvio che sia una cosa assolutamente personale, lo capisco, ma sarebbe davvero difficile da digerire una prestazione in fotocopia.

Ragazzi, non prendetelo come un gesto di ingratitudine. Rimane palese il fatto che questa società, questa squadra, questo mister ci abbiano fatti sentire meno inadeguati a questa Serie A di quanto tutti, noi compresi, pensavano in estate. E’ grazie a loro se abbiamo imparato a sognare e a capire che i sogni si possono anche realizzare. E questo in barba a tutti quelli che continuano ad indicarci come un bacino d’utenza limitato e pertanto ininfluente. Ma eravamo arrivati a trenta… Vabbè, c’è ancora una partita da onorare. Spero davvero con il coltello tra i denti.

Ora non posso far altro che ringraziare voi lettori per essere arrivati in fondo all’ennesimo mio sproloquio. Chiudo velocemente augurandovi un’ultima felice trasferta. A casa mia. E che chatgpt ce la mandi buona.

Cioci_bg