Ludovico Muretti: il giovane ciclista si racconta a Monza News
Un viaggio estremo, una scelta di vita e una generazione che ha voglia di andare lontano

C’è chi sogna di partire e chi, invece, a un certo punto lo fa davvero. C’è chi immagina il viaggio come una parentesi e chi lo trasforma in uno stile di vita. Tra mappe aperte, chilometri sconosciuti e silenzi lunghissimi, alcune esperienze diventano molto più di un racconto sportivo. Diventano una dichiarazione di indipendenza, una presa di posizione verso il futuro. È in questo spazio che si inserisce la storia di Ludovico Muretti, 19 anni, protagonista di un viaggio in bicicletta che lo ha portato da Cermenate a Lisbona attraversando mezza Europa.
Ludovico Muretti e il viaggio da Cermenate a Lisbona: “Non lo vedo come un’impresa”
Il suo viaggio è durato 45 giorni, ma l’idea nasce molto prima.
“Questo viaggio non è stato troppo pensato, in realtà. Io ho sempre avuto in testa il giro del mondo in bici. Lisbona è stata una tappa di preparazione”, racconta Ludovico Muretti.
Una scelta maturata quasi naturalmente, senza un momento preciso.
“Ho aperto Google Maps, ho guardato i Paesi che avrei comunque attraversato un giorno e ho detto: andiamo a Lisbona. Due o tre giorni dopo aver lasciato il lavoro sono partito”.
Alla domanda sulle emozioni della vigilia, Ludovico è netto:
“Paura zero. Più che altro pensavo a mia madre. Lasciare tutto per me non è mai stato un problema, ma sapevo che per lei sarebbe stato diverso”.
Tra i momenti più difficili, spicca il sud della Francia, colpito dalle inondazioni:
“Ero completamente fradicio, il sacco a pelo bagnato, i piedi gonfi e viola. A un certo punto non riuscivo nemmeno a stare in piedi”.
Ma è proprio lì che arriva uno dei ricordi più forti:
“La mattina di Natale una donna mi ha detto: vieni a Narbona, ti ospitiamo noi. Non lo dimenticherò mai”.

Viaggio in bicicletta, testa e futuro: “Fa tutto la parte mentale”
Se fisicamente il viaggio è duro, per Ludovico Muretti la vera differenza la fa la testa.
“A livello atletico lo possono fare in tanti. Dopo due o tre settimane entri in un’inerzia che ti porta avanti. È la parte mentale che fa tutto”.
Anche la solitudine, spesso temuta, assume un altro significato:
“Se sei una persona estroversa, non sei mai solo. Io parlavo con chiunque, ogni giorno incontri nuovi, storie, culture”.
Fondamentale anche il ruolo dei social, che hanno accompagnato il viaggio:
“Io sono qui grazie a chi anni fa raccontava i suoi viaggi online. Sapere che qualcuno mi seguiva mi ha dato una responsabilità enorme”.
Arrivato a Lisbona, la sensazione non è stata quella della fine.
“Ho pensato: domani non pedalo più? È stato stranissimo. Non volevo tornare”.
Ora lo sguardo è già rivolto avanti:
“So che per il Sud America servirà un’altra mentalità. Qui in Europa puoi arrangiarti, altrove no. Ma so che, arrivandoci, sarò pronto”.
A 19 anni, Ludovico non parla di imprese, ma di normalità.
“Quando viaggio mi sento nel mio habitat. Per me è lì che sono davvero me stesso”.
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Alessandro Sangalli



