Camminare, correre, praticare yoga o allenare la forza può contribuire a migliorare la salute mentale. Ma non tutti gli esercizi sono uguali e, soprattutto, non esiste un programma valido per chiunque. A fare la differenza sono il tipo di attività, la frequenza, l'intensità e le condizioni della persona. È questo il principio alla base di "Exercise is Medicine: guida rapida alla prescrizione dell'esercizio fisico per la salute mentale e del cervello", la nuova pubblicazione di Wellness Foundation, presentata a Palazzo Marino, a Milano, nell'ambito di Milano4MentalHealth, l'iniziativa promossa dal Comune di Milano per sensibilizzare sulla salute mentale e contrastare lo stigma.

Salute mentale e attività fisica: cosa dice la ricerca scientifica

Una persona su otto nel mondo convive con un disturbo mentale. Un tema che rende sempre più importante individuare strumenti capaci di affiancare i percorsi terapeutici e contribuire alla prevenzione. Tra questi c'è proprio l'attività fisica, i cui benefici sono sostenuti da diverse ricerche scientifiche. Una metanalisi pubblicata sul British Medical Journal (BMJ) nel 2024 ha rilevato che attività come camminata, corsa, yoga e allenamento della forza possono contribuire a ridurre i sintomi depressivi. Le evidenze riguardano anche la salute del cervello. 

Uno studio di Framingham, pubblicato su JAMA Network Open nel 2025, ha osservato che le persone fisicamente più attive presentavano un rischio di demenza inferiore rispetto a quelle meno attive. In particolare, la riduzione del rischio osservata era del 41% nella mezza età e del 45% in età avanzata. Un risultato significativo, che richiede però una precisazione: lo studio ha individuato un'associazione tra attività fisica e minore rischio di demenza, senza dimostrare un rapporto diretto di causa ed effetto.

Dalla depressione al Parkinson: come cambia la prescrizione dell'esercizio

Il punto centrale della nuova guida di Wellness Foundation è il passaggio dalla semplice raccomandazione di fare movimento a una vera e propria prescrizione personalizzata dell'esercizio fisico. Il documento è rivolto a medici e professionisti sanitari e fornisce indicazioni pratiche su come individuare le attività più appropriate, stabilirne frequenza e intensità e adattarne progressivamente lo svolgimento. L'obiettivo è tradurre le conoscenze scientifiche in programmi utilizzabili nella pratica clinica, considerando benefici, precauzioni e condizioni individuali. 

La pubblicazione affronta diversi ambiti, dalla prevenzione del declino cognitivo alla depressione, fino alle principali patologie neurologiche, tra cui il Parkinson. Non si tratta, dunque, soltanto di invitare le persone a muoversi maggiormente. L'esercizio strutturato può diventare parte di un percorso di cura, affiancando gli interventi sanitari attraverso programmi specifici e adattati alle esigenze del paziente.

La nuova guida presentata a Milano: gli esperti coinvolti

Alla presentazione organizzata a Palazzo Marino sono intervenuti diversi professionisti impegnati nello studio del rapporto tra movimento, salute mentale e funzionamento del cervello. Tra questi Roberta Balestrino, neurologa dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e presidente dell'associazione Move Your Brain, che ha coordinato la pubblicazione. Presenti anche Valentina Di Mattei, presidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, e Silvano Zanuso, direttore scientifico di Wellness Foundation e Technogym. 

Il contributo della guida consiste soprattutto nel rendere le evidenze scientifiche più facilmente applicabili, offrendo ai professionisti sanitari indicazioni concrete per scegliere e adattare l'esercizio. Per i pazienti, il messaggio è altrettanto importante: camminare, allenarsi o praticare altre attività può avere benefici che vanno oltre la forma fisica. La scelta dell'esercizio più appropriato, soprattutto in presenza di patologie, deve però tenere conto delle condizioni di salute e delle indicazioni dei professionisti.

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