Clima, le montagne lombarde perdono acqua anno dopo anno: l'allarme che preoccupa gli esperti
Arpa: riserve idriche da neve -27,9% rispetto alla media. Allarme clima sulle montagne lombarde.
Le ultime nevicate non cambiano la tendenza. Secondo l’ultimo bollettino Arpa Lombardia del 26 febbraio, il manto nevoso è aumentato del 17% rispetto alla settimana precedente. Ma il dato che pesa è un altro: rispetto alla media 2006-2025, le riserve idriche generate dalla neve sono inferiori del 27,9%.
In altre parole, sulle montagne lombarde c’è circa un quarto di acqua in meno rispetto a quanto ci si aspetterebbe in questo periodo dell’anno.
I laghi reggono, con un +16,7% sopra la media. Gli invasi invece segnano un -25%. Un equilibrio fragile alle soglie della primavera.
I bacini più in sofferenza
Il quadro varia da zona a zona.
Il bacino del Ticino Verbano segna un -35,8% di riserve nevose. Seguono Adda e Oglio con un -25,5%. Nessun bacino è sopra la media.
Sul fronte invasi la situazione è disomogenea: molto male l’Oglio (-37%) e il Toce-Ticino-Verbano (-31,8%). In controtendenza Chiese (+47,4%), Serio (+36,5%) e Brembo (+20,6%).
I laghi, invece, restano in gran parte sopra la media, ad eccezione del Sebino che registra un -36,9%.
Il nodo vero: la neve non diventa ghiaccio
Il punto non è solo quanta neve cade, ma cosa succede dopo.

“Molta gente ha l’impressione che quest’anno abbia nevicato di più”, spiega Giacomo Gerosa, ordinario di Fisica dell’Atmosfera all’Università Cattolica di Brescia. “Il problema è che la neve non si trasforma in ghiaccio”.
Ed è il ghiaccio, lentamente sciogliendosi in estate, a garantire l’acqua di cui l’agricoltura della Pianura Padana ha bisogno nel periodo vegetativo.
Senza quella riserva naturale, i problemi emersi negli ultimi anni rischiano di diventare strutturali.
Uno scenario anticipato
Dieci anni fa gli studiosi stimavano una riduzione del 30% dell’acqua estiva entro il 2100. Secondo Gerosa, quella soglia è stata raggiunta molto prima.
Il cambiamento climatico non è più una proiezione lontana. È una dinamica già in corso.
“La parola chiave è adattamento”, sottolinea il docente. Ridurre le emissioni di CO2 resta fondamentale, ma serve anche prepararsi a un nuovo equilibrio idrico.
La percezione di un inverno “normale” può ingannare. Contano le medie di lungo periodo, non l’impressione di qualche settimana bianca in più.
E il dato oggi è chiaro: le montagne lombarde trattengono meno acqua di prima.
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