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La prima serata della 76esima edizione del Festival di Sanremo, condotta da Carlo Conti, ha riaperto il grande archivio emotivo della canzone italiana. Sanremo funziona così: ogni anno si presentano brani nuovi, ma il confronto vero avviene con il passato. Con quelle canzoni che hanno superato la gara e sono diventate patrimonio condiviso.

Provare a individuare le cinque più famose della storia del Festival significa misurare l’impatto culturale oltre la classifica, valutare ciò che ha inciso nel linguaggio popolare, nella memoria collettiva, nella proiezione internazionale della musica italiana.

Nel blu dipinto di blu – Domenico Modugno (1958)

Quando Domenico Modugno portò “Nel blu dipinto di blu” sul palco nel 1958, il Festival cambiò dimensione. Non fu solo una vittoria: fu un’apertura. Il gesto delle braccia spalancate, l’interpretazione teatrale, la costruzione melodica che univa tradizione e modernità segnarono uno spartiacque.

La canzone divenne un successo globale, conquistando anche il mercato statunitense e imponendosi come uno dei brani italiani più conosciuti al mondo. È il primo vero momento in cui Sanremo smette di essere un evento nazionale e diventa una vetrina internazionale.

Perdere l’amore – Massimo Ranieri (1988)

Massimo Ranieri

Negli anni Ottanta il Festival attraversa una fase di trasformazione televisiva. “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri rappresenta il ritorno della grande interpretazione. È una canzone costruita su una progressione emotiva classica, con un ritornello che diventa subito riconoscibile.

Il successo non è solo nella vittoria, ma nella capacità del brano di restare nel repertorio collettivo. Ancora oggi è uno dei pezzi più eseguiti nelle serate evento e nei programmi celebrativi del Festival.

Almeno tu nell’universo – Mia Martini (1989)

Non vinse quell’edizione, ma la sua storia è forse ancora più significativa. “Almeno tu nell’universo” segnò il ritorno di Mia Martini su un palco che l’aveva vista soffrire mediaticamente negli anni precedenti.

La canzone è diventata nel tempo un classico della musica italiana. La forza interpretativa, unita a un testo che parla di autenticità e disillusione, ha trasformato quel brano in uno dei momenti più intensi mai passati dall’Ariston.

Adesso tu – Eros Ramazzotti (1986)

“Adesso tu” consolida il percorso iniziato da Eros Ramazzotti nelle Nuove Proposte e lo proietta definitivamente verso una carriera internazionale. È un esempio di come Sanremo possa funzionare da acceleratore, trasformando un artista in un protagonista della scena pop europea.

Il brano unisce struttura pop e melodia italiana, anticipando un linguaggio musicale che negli anni successivi diventerà dominante.

Soldi – Mahmood (2019)

Con “Soldi” il Festival si confronta con una generazione diversa. Il brano di Mahmood rompe alcune convenzioni sanremesi, sia dal punto di vista ritmico sia per la scrittura autobiografica diretta.

La vittoria e il secondo posto all’Eurovision riportano Sanremo dentro una dinamica europea contemporanea. “Soldi” diventa un simbolo di apertura, di contaminazione, di dialogo tra tradizione melodica e sonorità globali.


Ogni edizione, come quella appena inaugurata da Carlo Conti, si misura con questo patrimonio. La 76esima edizione aggiungerà nuovi titoli alla storia, ma il Festival continua a vivere anche grazie a queste canzoni che hanno superato il tempo della gara. Sanremo è un concorso, ma soprattutto è un archivio vivo della musica italiana.