GP d’Italia 2026, le cinque curve simbolo dell’Autodromo di Monza
GP d’Italia a Monza: scopri cinque luoghi iconici dell’Autodromo, dalla Prima Variante alla Parabolica, tra storia, velocità e Brianza.
Il Gran Premio d’Italia 2026 torna all’Autodromo Nazionale Monza dal 4 al 6 settembre, con la gara di Formula 1 in programma domenica 6 settembre. Ma il GP di Monza non è soltanto una corsa: è anche un percorso dentro la storia dell’automobilismo, fatto di curve, rettilinei e punti della pista che hanno assunto nel tempo un’identità precisa. Il circuito brianzolo misura 5.793 metri e conserva ancora oggi alcuni dei luoghi più riconoscibili della Formula 1. Dalla frenata della Prima Variante alla lunga accelerazione della Parabolica, passando per Lesmo e Ascari, ogni settore racconta una parte diversa della storia dell’Autodromo. Ecco cinque luoghi iconici del GP d’Italia a Monza da conoscere per capire davvero perché questo circuito continua a essere chiamato il “Tempio della Velocità”.
1. La Prima Variante: la frenata che apre il GP di Monza
È uno dei punti più spettacolari dell’intero circuito. La Prima Variante, conosciuta anche come Variante del Rettifilo, interrompe il lungo rettilineo di partenza e costringe le monoposto a una delle frenate più impegnative del giro. Il tratto attuale nasce dall’evoluzione delle chicane introdotte negli anni Settanta per ridurre le velocità. La configurazione è stata poi ridisegnata nel 2000. Oggi le vetture arrivano dalla zona dei box a velocità elevatissime e devono affrontare una stretta sequenza destra-sinistra. Secondo i dati dell’Autodromo, si passa da oltre 370 km/h a circa 70-80 km/h. Per il pubblico è anche uno dei punti in cui la gara può cambiare immediatamente volto: la frenata al termine del rettilineo favorisce i tentativi di sorpasso e rende la prima fase del Gran Premio particolarmente intensa. Il rettilineo che la precede è lungo oltre un chilometro: il Rettifilo di partenza misura 1.194,40 metri, dalla Parabolica fino all'ingresso della Prima Variante.
2. Biassono e la Variante della Roggia: il cuore brianzolo del circuito
Proseguendo il giro si arriva a un altro settore che racconta bene il rapporto tra l’Autodromo e il territorio. La Curva Biassono deve il suo nome proprio alla vicinanza con il comune brianzolo. In passato era conosciuta come Curva Grande o Curvone, mentre dal 1972 ha assunto la denominazione attuale. È una lunga curva a destra, affrontata in piena accelerazione, che porta le monoposto verso la successiva Variante della Roggia. La Seconda Variante, o Variante della Roggia, prende invece il nome da un piccolo corso d’acqua presente nelle vicinanze. È un altro punto di forte decelerazione: dopo un lungo tratto percorso con l’acceleratore completamente aperto, le vetture arrivano alla staccata e affrontano una stretta esse sinistra-destra. Qui il legame con Monza e la Brianza è particolarmente evidente: non è soltanto una questione di toponomastica. È la dimostrazione di quanto il circuito sia inserito nel paesaggio e nella storia del territorio che lo circonda.
3. Le due curve di Lesmo, tra bosco e storia della Formula 1
Le Lesmo sono forse il settore che più di altri restituisce l'immagine dell'Autodromo immerso nel Parco di Monza. La Prima Curva di Lesmo si trova a circa 200 metri dall’uscita della Variante della Roggia ed è una curva a destra circondata dalla vegetazione. La Seconda Lesmo è altrettanto riconoscibile e, nella storia del circuito, ha avuto caratteristiche molto diverse da quelle attuali. Prima delle modifiche del 1994-1995, la seconda curva veniva affrontata a velocità molto più elevate. Gli interventi di sicurezza ne hanno ridotto sensibilmente la percorrenza, trasformando il settore rispetto a quello conosciuto nelle epoche precedenti. È proprio questa evoluzione a rendere le Lesmo un luogo interessante anche per chi conosce già il GP d’Italia: guardare oggi la pista significa vedere il risultato di oltre un secolo di modifiche, dettate dalla crescita delle prestazioni delle monoposto e dalla necessità di aumentare la sicurezza.
4. La Variante Ascari, la curva che porta il nome di un campione
Poche zone del circuito hanno un legame così diretto con la storia di un pilota quanto la Variante Ascari. Originariamente il tratto era conosciuto come Curva del Platano o del Vialone. Nel 1955 venne dedicato ad Alberto Ascari, che il 26 maggio di quell’anno perse la vita proprio in quel punto durante una sessione di prove private con una Ferrari Sport. Nel 1972 fu realizzata una chicane per rallentare le velocità, successivamente modificata nel 1974. Oggi la Variante Ascari è una sequenza sinistra-destra-sinistra che arriva dopo il lungo tratto di accelerazione successivo alle Lesmo. L’Autodromo indica velocità di ingresso nell’ordine dei 330 km/h, prima della frenata che porta alle tre curve della variante. È uno dei punti in cui il nome della pista e quello della sua storia diventano praticamente inseparabili: per chi arriva a Monza durante il GP d’Italia, “Ascari” non indica soltanto una parte del tracciato, ma una pagina precisa dell’automobilismo italiano.
5. La Parabolica, oggi Curva Alboreto: l’ultima sfida prima del traguardo
Il quinto luogo non poteva che essere la Parabolica, oggi ufficialmente Curva Alboreto, intitolata nel 2021 al pilota italiano Michele Alboreto. È l’ultima curva del giro prima del lungo rettilineo d’arrivo e rappresenta uno dei simboli più riconoscibili dell’Autodromo Nazionale Monza. La curva attuale venne costruita nel 1955 al posto di due tornanti pavimentati in porfido. Il suo nome deriva dal raggio progressivamente crescente, che permette alla vettura di aumentare la velocità mentre si avvicina al rettilineo. La caratteristica della Parabolica è proprio la traiettoria: dopo la frenata iniziale, la curva accompagna la monoposto verso l’esterno e consente di tornare progressivamente sull’acceleratore. In uscita si apre così la strada verso uno dei rettilinei più lunghi e veloci della Formula 1. Ed è qui che il passato di Monza torna visibile anche senza una gara storica. Sullo sfondo della Parabolica si possono ancora riconoscere le antiche sopraelevate dell’anello di alta velocità, testimonianza concreta delle diverse epoche attraversate dal circuito.
Un circuito che si può leggere curva dopo curva
Il GP d’Italia 2026 arriva a Monza dal 4 al 6 settembre, con la gara di Formula 1 prevista domenica 6 settembre. Il calendario ufficiale indica 53 giri per una distanza complessiva di 306,72 chilometri. Ma il modo migliore per capire Monza è forse proprio questo: non fermarsi al risultato della domenica. La Prima Variante racconta la velocità e la frenata, Biassono il legame con la Brianza, le Lesmo il rapporto con il Parco, Ascari la memoria di un campione e la Parabolica la continuità tra il circuito moderno e quello delle origini. È questa stratificazione a rendere l’Autodromo diverso da una semplice pista: a Monza, anche una curva può avere una storia. Su MonzaNews le notizie su Monza e sulla Brianza 24 ore su 24.



