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Dany Mota esulta (foto Ac Monza)
Dany Mota esulta (foto Ac Monza)

Una partita perfetta sotto il cielo di Genova, la “signora del Mare” definita così dal sommo Petrarca, ha accolto gli uomini di Palladino con una pioggia battente, quasi a voler ostacolare il talento biancorosso. Talento che è salito in cattedra dal primo minuto e ha incantato Marassi. 

Monza, la squadra delle meraviglie e il gol del Cappellaio Mota

Un primo tempo tatticamente e tecnicamente perfetto, Capitan Pessina apre le marcature e 10 minuti più tardi Dany Mota Carvalho decide di incartare un gol da cineteca che resterà nella storia. Se dovessimo rivisitare il quadro di Van Gogh potremmo dire che l’artista si è ispirato al gol del portoghese lanciando un urlo di stupore e, questa volta, di gioia. Un “matto”, definito così da Raffaele Palladino dopo la sforbiciata del Mota. L’attaccante numero 47 continua ripetutamente a prendersi la scena, con prestazioni e giocate che aiutano la squadra partita dopo partita, punti su punti. Dopo un breve periodo di fisiologica flessione, in cui ha ricevuto consigli, rimproveri e insegnamenti da allenatore e staff, ha voltato pagina e si è ripresentato in campo con atteggiamento e gol da 10. Perché certe volte il talento ha bisogno di essere scosso, coccolato e soprattutto è necessario ricordare quanto sia importante coltivarlo ogni giorno in allenamento. 

Mota

Nel secondo tempo la potenza del Ferraris e le qualità del Genoa, hanno rimontato il risultato, un 2 a 2 che sapeva di beffa dopo una prima frazione di gioco perfetta. Ma quando hai passato anni in quel campo, quando conosci ogni singolo aspetto della bolgia rossoblù, ma soprattutto quando ti confermi di essere uno degli allenatori più bravi di questa serie A, devi stupire tifosi e avversari, e lo stregatto Palladino con una magia ha confezionato il definitivo 3 a 2, grazie a dei cambi astuti e soprattutto studiati. Gol pesantissimo di Daniel Maldini che da subentrato ha regalato i tre punti ad una squadra che ieri sembrava uscita dal Paese delle meraviglie. 

Il ritorno di Palladino a Genova: il presente vince sul passato con un super Mota 

Per mister Palladino è stata sicuramente una partita diversa rispetto alle altre, il legame con Genova e il Genoa è impresso nel cuore e nella mente del tecnico di Mugnano che ha indossato la maglia del Grifone per 4 anni, una squadra che la accolto come un figlio, l’ha fatto crescere e l’ha portato in Europa, da sempre il palcoscenico più importante per un calciatore. 

Come dimenticare la sua esultanza al gol nel derby contro la Sampdoria, con quel gesto provocatorio e guascone, la mano all’orecchio e quella frase in testa che recita: “Non vi sento”. Chissà se mister Palladino, entrando al Marassi ha ripercorso la sua storia personale con quella maglia addosso, chissà se l’emozione l’ha portato ad isolarsi e ripetere dentro di se quel ”non vi sento”, per non cedere all’emozione di ritrovare i tifosi che l’hanno amato in passato. Sicuramente al fischio d’inizio cuore e testa erano solo per il Monza, una squadra, la sua, che da due stagioni sta dimostrando unione, umiltà, sacrificio, spirito di gruppo e voglia di stupire con il bel gioco.  La salvezza non è più un problema, l’Europa è forse un sogno che può diventare realtà, ma se così non fosse resterebbe la consapevolezza di aver fatto un bellissimo campionato, di aver dato orgoglio e motivazione ai tifosi brianzoli che il prossimo anno continueranno a vivere la magia della serie A

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