Sei persone raggiunte da misure cautelari, con un agente della Polizia penitenziaria tra gli indagati. È il risultato dell'inchiesta sul presunto ingresso di droga e telefoni cellulari nel carcere di Monza, dove sarebbe stato alimentato un mercato clandestino destinato ai detenuti. L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza e condotta dalla Squadra Mobile, è stata avviata nel febbraio 2026 dopo una segnalazione proveniente dalla stessa Polizia penitenziaria.

Il provvedimento riguarda quattro cittadini italiani, di età compresa tra 33 e 58 anni, e due cittadini albanesi di 34 anni. Due indagati sono stati condotti in carcere, mentre per l'agente penitenziario sono stati disposti gli arresti domiciliari. Gli altri tre sono destinatari di misure cautelari non detentive, la cui tipologia non viene indicata in modo uniforme dalle cronache.

L'ipotesi investigativa è quella di un sistema attraverso cui sostanze stupefacenti e dispositivi telefonici sarebbero stati introdotti illecitamente nella casa circondariale di via Sanquirico, per poi essere distribuiti tra i detenuti.

carcere san quirico

L'indagine sul carcere di Monza partita da una segnalazione interna

Gli accertamenti avrebbero portato al centro della vicenda un cittadino albanese di 34 anni, inizialmente detenuto nel carcere di Monza e scarcerato a metà febbraio 2026. Secondo la ricostruzione investigativa riportata dalle testate locali, l'uomo avrebbe gestito il traffico illecito durante la detenzione e continuato a occuparsene anche dopo il ritorno in libertà.

In questo meccanismo sarebbe stato coinvolto l'agente della Polizia penitenziaria, accusato di aver favorito l'introduzione di stupefacenti e telefoni cellulari in cambio di denaro.

Le indagini avrebbero consentito di documentare incontri e scambi tra gli indagati anche all'esterno dell'istituto penitenziario, in particolare tra Monza e Lissone. Un elemento che, secondo gli inquirenti, avrebbe permesso di ricostruire i collegamenti tra le attività svolte dentro il carcere e quelle proseguite sul territorio.

I 600 euro per far entrare circa un etto di hashish

Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori figura la presunta consegna di 600 euro all'agente penitenziario, come anticipo per introdurre nella struttura circa 100 grammi di hashish. La sostanza sarebbe stata destinata a un detenuto che, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe poi provveduto alla distribuzione all'interno del carcere.

Un precedente riscontro investigativo risale al 24 marzo 2026, quando l'agente era stato arrestato dalla stessa Polizia penitenziaria mentre, durante il servizio, avrebbe consegnato a un detenuto un telefono cellulare, circa 200 grammi di hashish e 28 grammi di cocaina.

Le successive perquisizioni avrebbero permesso di recuperare ulteriori quantitativi di droga e altri telefoni cellulari. Le cronache riferiscono inoltre che, nell'ambito dei controlli effettuati dalla Polizia penitenziaria di Monza tra luglio 2025 e aprile 2026, erano stati sequestrati complessivamente circa 900 grammi di hashish e 30 grammi di cocaina.

L'inchiesta si estende anche allo spaccio fuori dal carcere

Gli accertamenti non si sarebbero fermati alla casa circondariale. L'indagine avrebbe individuato anche un'attività di spaccio di cocaina, hashish e, in misura minore, sostanze sintetiche tra Monza, Lissone e alcuni comuni della provincia di Milano.

Ad altri due indagati italiani sarebbero state contestate cessioni di stupefacenti all'esterno del carcere. Un ulteriore indagato deve invece rispondere anche dell'accusa di furto con destrezza di 10.000 euro, sottratti il 5 maggio 2026 al titolare di una sala slot di Cinisello Balsamo.

Le misure cautelari sono state eseguite dalla Squadra Mobile di Monza con il supporto delle squadre mobili territorialmente competenti nelle province di Monza e della Brianza, Bergamo e Palermo.

Le accuse contestate sono ancora da accertare nelle sedi giudiziarie: i provvedimenti cautelari non equivalgono a una condanna.

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