Un vicolo nel centro di Siena, una villetta a Garlasco, un bagno a Ladispoli, una caserma romana e una comunità immersa nelle campagne toscane. Cinque luoghi apparentemente lontani, accomunati da tragedie che hanno segnato la cronaca italiana. E da un programma televisivo che, attraverso testimonianze, documenti e domande spesso scomode, ha contribuito a tenerne viva l'attenzione.

Dal 1997 Le Iene alternano intrattenimento, provocazione e giornalismo d'inchiesta. Non sono mancate polemiche e controversie, ma alcuni servizi sono entrati nella memoria collettiva, accompagnando battaglie giudiziarie e familiari durate anni.

Abbiamo ripercorso cinque delle inchieste più significative della trasmissione di Italia 1. Cinque storie che raccontano anche quanto possa essere difficile arrivare alla verità.

David Rossi, la morte a Siena e le domande che non si sono spente

La sera del 6 marzo 2013 David Rossi, responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, precipita dalla finestra del suo ufficio, al terzo piano della sede storica della banca. La sua morte viene archiviata due volte come suicidio. La famiglia, però, non ha mai smesso di chiedere ulteriori accertamenti.

Nel 2017 Antonino Monteleone e Marco Occhipinti cominciano a occuparsi della vicenda per Le Iene. Analizzano i filmati delle telecamere, raccolgono testimonianze, esaminano le circostanze della caduta e approfondiscono le questioni rimaste irrisolte.

Un lavoro che si sviluppa attraverso numerosi servizi e uno speciale televisivo nel marzo 2019. Tra i temi affrontati anche le presunte feste private frequentate da personalità influenti di Siena: dichiarazioni e ipotesi che hanno alimentato controversie e ulteriori verifiche, senza dimostrare un collegamento con la morte del manager.

Il caso ha raggiunto anche il Parlamento, con l'istituzione di commissioni d'inchiesta. È proprio questa la forza della vicenda televisiva: la capacità di mantenere sotto osservazione pubblica una morte sulla quale, nonostante gli accertamenti già compiuti, hanno continuato a concentrarsi interrogativi e nuove indagini.

Garlasco, il delitto di Chiara Poggi e la voce di Alberto Stasi

Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi viene uccisa nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia. Per l'omicidio viene condannato in via definitiva il fidanzato Alberto Stasi, a 16 anni di reclusione. Una sentenza che non ha cancellato il dibattito pubblico intorno al caso.

Tra i giornalisti che hanno approfondito la vicenda c'è Alessandro De Giuseppe, volto de Le Iene legato al territorio brianzolo, insieme all'autore Riccardo Festinese.

Il 24 maggio 2022 la trasmissione dedica al delitto uno speciale costruito intorno a un'intervista a Stasi in carcere. Il condannato ribadisce la propria innocenza, mentre vengono ripercorsi gli elementi contestati dalla difesa e i dubbi sollevati sulle indagini.

Il lavoro prosegue negli anni successivi. Il 31 marzo 2025 va in onda una puntata di Inside dedicata alla riapertura delle indagini, con nuovi contributi e un'ulteriore intervista a Stasi.

Il caso Garlasco dimostra quanto sia delicato raccontare un procedimento giudiziario attraverso la televisione: dare spazio a domande e nuove testimonianze senza confondere le ipotesi investigative con le responsabilità già accertate dai giudici.

Marco Vannini, quelle telefonate al 118 che sconvolsero l'Italia

marco vanini

La notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 Marco Vannini, vent'anni, viene colpito da un proiettile mentre si trova nella casa della famiglia della fidanzata, a Ladispoli. A sparare è Antonio Ciontoli, padre della ragazza. Marco morirà dopo ore nelle quali le richieste di soccorso e le informazioni fornite ai sanitari diventeranno elementi centrali delle indagini.

Giulio Golia, insieme all'autrice Francesca Di Stefano, dedica alla vicenda un lungo lavoro investigativo. Le telefonate al 118, le versioni discordanti dei presenti e le testimonianze raccolte vengono esaminate nei servizi della trasmissione.

Nel febbraio 2019 arriva anche l'intervista a una vicina di casa che sostiene di aver sentito quanto accaduto quella notte. Nell'aprile successivo Le Iene realizzano uno speciale articolato in sei capitoli, dedicato alla ricostruzione degli avvenimenti e alle questioni ancora controverse.

La battaglia giudiziaria della famiglia Vannini arriva fino alla Cassazione. Il 3 maggio 2021 diventano definitive le condanne: 14 anni per Antonio Ciontoli e nove anni e quattro mesi per la moglie e i due figli.

Una vicenda nella quale le telecamere hanno accompagnato per anni la richiesta di giustizia dei genitori di Marco, senza sostituirsi al lavoro della magistratura.

Stefano Cucchi, le testimonianze e la lunga battaglia di Ilaria

Il 22 ottobre 2009 Stefano Cucchi muore all'ospedale Sandro Pertini di Roma, dopo essere stato arrestato una settimana prima. Le immagini del suo corpo segnato dalle lesioni diventano il simbolo di una vicenda destinata a scuotere le istituzioni.

Per anni sua sorella Ilaria porta avanti una battaglia per ottenere giustizia. Alla storia si dedicano numerose testate giornalistiche, tra cui Le Iene, con servizi di Mauro Casciari, Pablo Trincia e Gaetano Pecoraro.

Nel 2014 il programma intervista Ilaria Cucchi in un servizio dedicato alle morti avvenute dopo fermi o arresti. Successivamente vengono approfondite le testimonianze dei carabinieri e dei loro familiari, le incongruenze nella documentazione e i possibili depistaggi.

Una delle testimonianze più significative è quella di Anna Carino, ex moglie del carabiniere Raffaele D'Alessandro, che nel 2018 racconta in aula quanto l'ex marito le avrebbe riferito sul pestaggio.

Il 4 aprile 2022 la Cassazione rende definitive le condanne a dodici anni per omicidio preterintenzionale nei confronti dei carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro.

Una storia che ha mostrato quanto possano essere lunghi i tempi della giustizia e quanto sia importante continuare a verificare anche le versioni inizialmente considerate consolidate.

Il Forteto, gli abusi nascosti dietro una comunità modello

Per anni il Forteto, comunità agricola del Mugello, in Toscana, viene presentato come un luogo di accoglienza per minori in difficoltà. Dietro quell'immagine, tuttavia, emergono abusi, maltrattamenti e un sistema di controllo sulle persone affidate alla struttura.

È il 28 aprile 2013 quando Le Iene mandano in onda La comunità degli abusi, un servizio di Pablo Trincia che dà spazio alle testimonianze delle vittime.

Il racconto è particolarmente sconvolgente perché riguarda ragazzi affidati a una struttura che avrebbe dovuto proteggerli. Le testimonianze ricostruiscono le violenze subite e sollevano interrogativi sui controlli e sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto vigilare.

La vicenda giudiziaria del Forteto aveva radici precedenti ai servizi televisivi. Il lavoro di Trincia contribuisce però ad amplificare l'attenzione nazionale sulle vittime e sulle loro storie.

Il 6 novembre 2019 diventa definitiva la condanna a 14 anni e dieci mesi di reclusione per Rodolfo Fiesoli, fondatore della comunità.

È uno dei casi più emblematici del rapporto tra giornalismo e tutela delle persone vulnerabili: raccontare chi per troppo tempo non è riuscito a farsi ascoltare.

Quando un'inchiesta televisiva diventa memoria collettiva

Dalla morte di David Rossi agli abusi del Forteto, le cinque storie hanno un elemento in comune: non si sono esaurite in una puntata. Sono tornate in televisione, nei tribunali, sui giornali e nel dibattito pubblico.

Non tutte le domande poste dalle inchieste hanno trovato conferma e non tutte le vicende giudiziarie hanno avuto lo stesso esito. Il giornalismo, d'altra parte, non pronuncia sentenze: cerca documenti, interroga testimoni, sottopone i fatti a verifica.

È questa la parte del lavoro de Le Iene che merita di essere ricordata. Al di là dello stile provocatorio della trasmissione, restano storie, testimonianze e immagini che milioni di spettatori hanno imparato a conoscere.

E soprattutto restano le persone che, ben oltre la fine di un servizio televisivo, hanno continuato a chiedere verità e giustizia.