Sempre più business. I soldi servono, inutile fare troppo i romantici. Ma quando si supera una certa soglia si scade nel trash. Si è cominciato tanto tempo fa con gli sponsor a bordo campo: tabelloni pubblicitari che hanno iniziato a invadere piano piano i prati verdi.

Fortunatamente, almeno per ora, gli sponsor si sono fermati a bordo campo e non hanno ancora violato, come in altri sport, il rettangolo di gioco, trasformandolo in una gigantesca pagina pubblicitaria. In discipline come basket e volley, per chi ha una certa età, certe superfici ricordano quasi le vecchie pagine di Secondamano, completamente tappezzate di annunci.

Le maglie sempre meno riconoscibili

Poi si è passati alle magliette. Squadre sempre più irriconoscibili a causa di uffici marketing costantemente impegnati a inventare nuove divise da vendere ai tifosi.

Personalmente mi sono innamorato della mia squadra perché riconoscibile dai suoi colori storici, non certo per maglie camouflage che sembrano più mimetiche militari che divise da gioco.

Ricordo ancora un Inter-Sassuolo in cui, al primo colpo d’occhio, era quasi impossibile capire chi fosse chi. Anche lì storci il naso, ma vai avanti.

Conferenze stampa trasformate in vetrine

Le conferenze stampa stanno prendendo la stessa piega.

I “poveri” allenatori o calciatori sono spesso costretti a spostare scarpini, bottigliette e cianfrusaglie varie piazzate davanti alla loro faccia prima ancora di rispondere alle domande dei giornalisti.

Senza dimenticare i backdrop alle loro spalle, che in certi casi sembrano più una gara a chi riesce a inserire il maggior numero possibile di loghi in pochi metri quadrati.

Ma la foto della formazione dovrebbe restare intoccabile

Ci sono però momenti del gioco che non dovrebbero essere toccati né sporcati.

Uno di questi è sicuramente la foto di squadra.

È l’istante in cui si certifica e si storicizza la partita: quel momento pre-match in cui gli undici titolari, insieme al gagliardetto, vengono immortalati per sempre.

Da qualche tempo, però, anche qui qualcosa sta cambiando.

Nelle partite interne del nostro Monza, davanti alla formazione compare un “salsicciotto” con il nome dei vari sponsor.

Il risultato? Giocatori quasi nascosti dietro una struttura commerciale piazzata davanti a loro e uno scatto che perde completamente il suo valore storico.

Una foto così concepita, tra l’altro, viene raramente utilizzata da televisioni, giornali o siti web e finisce per restare quasi esclusivamente a uso della società.

Un’invasione dello spazio simbolico del gioco che appare davvero difficile da comprendere.

Al derby di Milano si è andati oltre

Ieri, al derby di Milano, la società rossonera ha alzato ulteriormente il tiro. A fare da cornice agli undici schierati sono comparse quattro hostess della nota compagnia aerea sponsor di maglia.

Il Milan 26/26

Un’altra invasione di campo commerciale. Un’altra piccola pietra tombale sul romanticismo di questo sport.

Perché esistono spazi nei quali gli sponsor sono parte naturale del sistema e altri in cui, semplicemente, stonano.

E domani cosa succederà?

Di questo passo arriveremo al punto che, dopo un gol, anziché esultare, al marcatore verrà allungato un prodotto da reclamizzare direttamente davanti alla telecamera:

“Mangia anche tu questi biscotti e segnerai come me!”.

Speriamo di non aver dato suggerimenti a nessuno.

Perché il rischio, continuando così, è quello di seppellire definitivamente quel romanticismo del calcio che ha accompagnato oltre un secolo di storia di questo magnifico sport.

Alessio Morgese
Foto Morale