I 90 anni di Silvio Berlusconi: le 5 cose che forse non sai sull’ex patron del Monza
A 90 anni dalla nascita di Silvio Berlusconi, cinque storie poco conosciute sull’ex patron del Monza e sul suo legame con la Brianza.
Il 29 settembre 2026 Silvio Berlusconi avrebbe compiuto 90 anni. Imprenditore, editore, quattro volte presidente del Consiglio, uomo che ha segnato quasi mezzo secolo di televisione, politica e calcio italiano: sembra difficile trovare qualcosa della sua vita che non sia già stato raccontato. Eppure, dietro gli episodi più celebri, rimangono storie meno conosciute che raccontano un Berlusconi diverso e che, curiosamente, conducono più volte verso Monza e la Brianza.
L'ultimo capitolo della sua lunghissima avventura imprenditoriale e sportiva cominciò proprio alla vigilia del suo compleanno: il 28 settembre 2018, un giorno prima di compiere 82 anni, Fininvest acquistò il Monza. Berlusconi non poteva ancora saperlo, ma quattro anni dopo avrebbe visto quella squadra raggiungere per la prima volta nella sua storia la Serie A.
Prima di Milano 2 c'era Brugherio: la Brianza nel suo primo grande progetto
Quando si parla del Berlusconi imprenditore degli inizi, il pensiero corre quasi automaticamente a Milano 2. Ma prima di Segrate c'era stata proprio la Brianza. Nel 1963 Berlusconi fondò Edilnord e il primo grande progetto della società prese forma a Brugherio, dove venne progettato un complesso residenziale destinato a circa quattromila abitanti.
Fu, in un certo senso, il laboratorio di quello che sarebbe arrivato dopo. Il progettista Enrico Hoffer avrebbe ricordato molti anni più tardi che proprio l'esperienza di Brugherio fornì lo spunto per la successiva Milano 2. Un dettaglio che assume un significato particolare guardando la storia a posteriori: oltre mezzo secolo prima di acquistare il Monza, una delle prime grandi scommesse imprenditoriali di Berlusconi era già partita dal territorio brianzolo.
Il parrucchiere del Monza era davvero il suo parrucchiere
Quando Berlusconi acquistò il Monza, una delle sue prime dichiarazioni diventò immediatamente famosa. Immaginava una squadra di giovani italiani, senza barba, tatuaggi e orecchini e con i capelli sempre in ordine. E aggiunse che a Monza c'era già un parrucchiere disposto a sistemarli gratuitamente. Sembrava una delle sue provocazioni. Il parrucchiere, però, esisteva davvero.

Si chiamava Aris Felice, titolare di uno storico salone di via San Gottardo a Monza e parrucchiere personale di Berlusconi. Il rapporto tra le due famiglie risaliva addirittura agli anni Settanta: il padre Severino era diventato prima il parrucchiere di Mike Bongiorno e successivamente quello dello stesso Berlusconi. Ma la coincidenza più curiosa riguardava proprio il Monza: il padre e la madre di Aris erano stati iscritti ai Fedelissimi, storico club di sostenitori biancorossi, e avevano seguito la squadra negli anni in cui sfiorò la Serie A.
Ai giocatori chiedeva persino di non scarabocchiare gli autografi
Barba e tatuaggi passarono alla storia, facendo quasi dimenticare il resto. Perché il progetto immaginato da Berlusconi per il suo Monza arrivava a dettagli decisamente più particolari. I calciatori avrebbero dovuto scusarsi con l'avversario dopo un fallo, trattare l'arbitro «come un signore», stringere la mano agli avversari al termine della partita e presentarsi in pubblico vestiti con sobrietà.
C'era persino una regola per gli autografi. Se un bambino o un tifoso ne avesse chiesto uno, il calciatore non avrebbe dovuto liquidarlo con uno scarabocchio incomprensibile: Berlusconi voleva che scrivesse chiaramente nome e cognome. Una minuzia che raccontava bene quanto il progetto Monza, almeno nelle intenzioni iniziali, non riguardasse soltanto il risultato sportivo, ma l'idea di costruire una società con un'identità riconoscibile anche nei comportamenti quotidiani.
La prima volta al Brianteo chiese tre gol: finì 1-1
Il 14 ottobre 2018 arrivò finalmente la prima partita di Berlusconi al Brianteo da proprietario del Monza. Per un uomo che con il Milan aveva sollevato Coppe dei Campioni e Champions League, quella domenica di Serie C contro la Triestina avrebbe potuto rappresentare una partita qualsiasi. Accadde esattamente il contrario: entrando nello spogliatoio ammise davanti ai giocatori di essere emozionato.
Poi tornò il Berlusconi dei discorsi motivazionali: ricordò ai calciatori che chi crede in qualcosa combatte, supera gli ostacoli e alla fine vince. La consegna finale fu molto meno filosofica: andare in campo e vincere con almeno tre gol di scarto. Il Monza passò effettivamente in vantaggio con Stefano Negro, ma all'87' Pablo Granoche pareggiò su rigore per la Triestina. Finì 1-1: la prima vittoria davanti al nuovo patron era rimandata.
Si definì «monzese di elezione» e raccontò una curiosa leggenda sui brianzoli
Quella stessa giornata lasciò anche una delle dichiarazioni meno ricordate del Berlusconi monzese. Spiegando il rapporto con il territorio, ricordò di abitare a pochi minuti dallo stadio e si definì «monzese di elezione». Poi raccontò a modo suo una vecchia battuta sul carattere degli abitanti della città: alla nascita, disse, i padri li butterebbero sui vetri e soltanto quelli capaci di rimanere attaccati sarebbero destinati a farsi da soli.
Era il suo modo, ironico e iperbolico, di descrivere quella laboriosità brianzola nella quale evidentemente riconosceva qualcosa di sé. E forse è proprio qui che il cerchio si chiude: Brugherio all'inizio della sua carriera, Monza alla fine. Nel mezzo ci furono Milano 2, televisioni, politica, Milan e una storia pubblica lunga sessant'anni. Ma l'ultima grande impresa sportiva di Silvio Berlusconi tornò sorprendentemente vicino al luogo nel quale, giovanissimo imprenditore, aveva cominciato a costruire la propria.



