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In provincia di Monza e Brianza il 41,3% del territorio è già occupato da superfici artificiali. Un primato nazionale che emerge dal nuovo rapporto ISPRA sul consumo di suolo, pubblicato il 27 ottobre 2026. E nell'ultimo anno la situazione è ulteriormente peggiorata: nel 2025 sono stati consumati altri 145,4 ettari netti, un dato che colloca la Brianza al secondo posto in Lombardia per nuovo consumo di suolo.

A preoccupare Legambiente è soprattutto il peso dei cantieri della Pedemontana Lombarda, che secondo l'associazione contribuiscono in maniera significativa alla trasformazione del territorio. Oltre 100 ettari del nuovo consumo di suolo provinciale si concentrano infatti nei comuni attraversati dall'infrastruttura, mentre resta aperta la questione ambientale del Bosco delle Querce, tra Seveso e Meda.

Brianza, il 41,3% del territorio è già consumato

I dati del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente restituiscono un quadro particolarmente delicato per la provincia di Monza e Brianza.

Con il 41,3% della superficie già consumata, il territorio brianzolo presenta la percentuale più elevata a livello nazionale. Significa che oltre quattro metri quadrati su dieci risultano interessati da edifici, infrastrutture, piazzali e altre coperture artificiali.

Nel 2025 il consumo netto di suolo ha raggiunto 145,4 ettari, una superficie equivalente a circa 204 campi da calcio regolamentari.

In Lombardia soltanto Brescia ha registrato una perdita superiore, con 160,8 ettari. Milano si colloca immediatamente dietro la Brianza, con 145,3 ettari.

Il dato riguarda il consumo netto di suolo, calcolato tenendo conto sia delle nuove superfici artificializzate sia di quelle eventualmente ripristinate.

Pedemontana nel mirino di Legambiente

Una parte rilevante delle trasformazioni territoriali è associata alle aree interessate dalla costruzione della Pedemontana Lombarda.

Secondo la ricostruzione riportata da Legambiente, oltre 100 dei 145,4 ettari di nuovo consumo di suolo provinciale ricadono nei comuni attraversati dal tracciato.

L'associazione ambientalista richiama quindi l'attenzione sull'impatto dei grandi cantieri autostradali. La concentrazione geografica del fenomeno, tuttavia, non equivale automaticamente ad attribuire all'infrastruttura ogni singolo ettaro consumato in quei comuni.

Tra le situazioni più discusse rimane quella del Bosco delle Querce, tra Seveso e Meda, interessato dai lavori della tratta B2.

Secondo i dati riportati nel dibattito sull'opera, gli interventi prevedono l'abbattimento di circa 3.200 alberi. La società autostradale sostiene che, a fronte di 1,7 ettari eliminati, siano previste compensazioni con nuove piantumazioni su 4,7 ettari.

Il confronto riguarda quindi sia gli effetti immediati delle lavorazioni sia l'efficacia delle compensazioni ambientali previste.

Lombardia, quasi mille ettari di suolo persi in un anno

La criticità non interessa soltanto Monza e Brianza.

Nel corso del 2025, la Lombardia ha registrato un consumo netto di 982,1 ettari di suolo, il dato annuale più elevato dal 2015.

Per Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, l'aggravamento del fenomeno evidenzia i limiti delle politiche regionali adottate negli ultimi anni per contenere l'espansione delle superfici artificiali.

L'associazione chiede regole urbanistiche più incisive e una maggiore attenzione al recupero delle aree già costruite, invece di continuare a occupare terreni liberi.

Nello stesso periodo, a livello regionale, risultano 111 ettari di superfici rinaturalizzate. Un recupero che, secondo gli ambientalisti, rimane insufficiente rispetto alla quantità di terreno trasformato.

Meno terreno libero, quali rischi per la Brianza

Il consumo di suolo non riguarda soltanto la progressiva riduzione degli spazi agricoli e naturali.

La trasformazione dei terreni in superfici artificiali può diminuire la capacità del suolo di assorbire l'acqua piovana, aumentando il deflusso superficiale e contribuendo al rischio di allagamenti in presenza di precipitazioni intense.

È un problema particolarmente rilevante in una provincia già fortemente urbanizzata come Monza e Brianza.

Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, richiama anche gli obiettivi europei sul ripristino della natura e la necessità di restituire spazi permeabili agli agglomerati urbani.

Il nuovo rapporto ISPRA riporta così al centro del confronto pubblico il futuro delle aree ancora libere della Brianza, tra sviluppo delle infrastrutture, tutela ambientale e recupero del patrimonio edilizio esistente.