'Niente seggioloni e menù baby': la scelta child free del ristorante di Lesmo divide i social
L’Hostaria 2.0 di Lesmo sceglie un pubblico soprattutto adulto: niente seggioloni e menù baby, mentre sui social esplode il dibattito.
A Lesmo l’Hostaria 2.0 sceglie una strada precisa: il locale si rivolge soprattutto a un pubblico adulto e sul sito sconsiglia la prenotazione alle famiglie con bambini sotto i 7 anni. La decisione del titolare Alan Sampietro ha acceso un confronto sui social, trasformando una scelta nata all’interno di un piccolo ristorante della Brianza in un caso molto più ampio sul rapporto tra famiglie, bambini e ristorazione.
Il punto, però, è più articolato di quanto possa suggerire l'espressione “child free”. L’Hostaria 2.0 non vieta l’ingresso ai bambini: lo stesso Sampietro ha spiegato che, se una famiglia decidesse comunque di prenotare, verrebbe fatta accomodare. La scelta riguarda piuttosto il tipo di esperienza che il locale vuole offrire alla propria clientela.
Il ristorante di via Volta 26, a Gerno di Lesmo, ha infatti pochi posti e un’impostazione che il titolare descrive come intima e romantica, con luci soffuse e musica di sottofondo. Una filosofia che, secondo Sampietro, non è mai stata particolarmente orientata alle famiglie con bambini piccoli.
Hostaria 2.0, cosa cambia per le famiglie con bambini
La modifica è stata resa concreta anche attraverso il sistema di prenotazione online. Sul sito ufficiale dell’Hostaria 2.0 si legge che il ristorante è pensato principalmente per un pubblico adulto e che non dispone di seggioloni, menù baby o preparazioni dedicate ai bambini. Per questo viene sconsigliata la prenotazione alle famiglie con figli di età inferiore ai 7 anni.
Non si tratta quindi di una nuova regola che impedisce materialmente a una famiglia di entrare nel locale. È soprattutto una dichiarazione preventiva sulle caratteristiche dell’esperienza proposta.
La differenza è importante anche perché Sampietro, intervistato da la Repubblica, ha spiegato di conoscere perfettamente il limite legale relativo ai locali pubblici: «Per legge, non posso vietare l’ingresso ad alcuno in un locale pubblico», ha dichiarato, spiegando che l'obiettivo è invece far sapere in anticipo alle famiglie che il ristorante non offre servizi pensati per i bambini più piccoli.
La scelta arriva dopo aver eliminato seggioloni e menù dedicati ai bambini, che secondo il titolare erano comunque utilizzati molto poco. Nella sua ricostruzione, all’Hostaria entravano mediamente soltanto tre o quattro famiglie al mese.
La recensione a una stella e il video diventato virale
All’origine della decisione ci sarebbe un episodio avvenuto proprio all’interno del locale. Sampietro ha raccontato di aver chiesto ai genitori di tenere sotto controllo un bambino che, secondo la sua ricostruzione, correva per il ristorante disturbando gli altri clienti. Dopo quella discussione sarebbe arrivata una recensione a una stella.
L'episodio era stato raccontato dallo stesso ristoratore sui social e, secondo quanto riferito da Sampietro, proprio i commenti ricevuti sotto quel contenuto lo hanno spinto a prendere in considerazione la formula “child free”.
Poi è arrivato il video che ha fatto esplodere il caso. Secondo quanto dichiarato dal titolare a la Repubblica, il contenuto ha superato i due milioni di visualizzazioni, attirando sia numerosi messaggi di sostegno sia critiche molto dure.
Sampietro respinge però l'idea che dietro la scelta ci sia un'avversione nei confronti dei bambini. Al contrario, sottolinea di avere due figli e di non considerare tutti i bambini maleducati né tutti i genitori incapaci di gestirli.
Il ragionamento, sostiene, riguarda piuttosto l'atmosfera del suo locale. L’Hostaria 2.0 è un ristorante di dimensioni contenute e il titolare dice di voler tutelare una clientela che cerca tranquillità e un ambiente raccolto.
La stessa impostazione emerge oggi dalla presentazione ufficiale del ristorante, che descrive l’Hostaria 2.0 come una realtà di Gerno di Lesmo concentrata soprattutto su risotti e carni alla griglia.
«Ho rinunciato a una quarantina di coperti»
La scelta, secondo Sampietro, ha anche un costo economico preciso. Il ristoratore ha raccontato a la Repubblica di aver recentemente rifiutato tre gruppi che volevano prenotare per mercoledì 9 settembre: il più numeroso era composto da 15 persone, il più piccolo da 11.
In totale, secondo il suo racconto, la rinuncia avrebbe riguardato circa 40 coperti.
È un particolare che rende più concreta la filosofia dell'Hostaria: non si tratta soltanto di una dichiarazione fatta sui social per attirare attenzione, ma della scelta di rinunciare anche a una parte del possibile incasso pur di mantenere l'atmosfera desiderata per il locale.
E proprio qui si concentra il dibattito. Da una parte c'è chi considera legittima la possibilità di scegliere un ristorante nel quale cercare un ambiente particolarmente tranquillo; dall'altra chi teme che il principio possa trasformarsi in una forma di esclusione.
Il caso di Lesmo, intanto, è diventato uno degli esempi più discussi in Brianza nel dibattito sulla formula “child free”. E la vicenda è destinata a far parlare ancora: Sampietro ha raccontato di essere stato intervistato da Radio Capital e da la Repubblica e di avere ulteriori collegamenti televisivi in programma: da Raiuno a Telelombardia/Antenna 3.
Per l’Hostaria 2.0, insomma, quella che era nata come una scelta legata alla gestione quotidiana di un piccolo ristorante si è trasformata in un caso mediatico nazionale.

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