Monza in Serie A: dal ko di Mantova alla festa (e non solo), la promozione vista da Bianco
L'allenatore biancorosso racconta i momenti più difficili della stagione, il ko di Mantova e la ricetta per la Serie A.
Le vittorie più importanti raramente nascono da percorsi lineari. Spesso sono il risultato di momenti complicati, di scelte difficili e della capacità di mantenere lucidità quando tutto sembra più incerto. Nel calcio, ancora più che altrove, il confine tra successo e delusione può essere sottile.
Per questo i trionfi maturati dopo mesi di lavoro assumono un significato particolare. Dietro ogni promozione ci sono dinamiche interne, pressioni, aspettative e sfide che spesso restano lontane dai riflettori.

Paolo Bianco e il Monza tra difficoltà iniziali e svolta stagionale
Intervistato da Nicola Binda sull'edizione odierna della Gazzetta dello Sport, Paolo Bianco ha ripercorso il cammino che ha riportato il Monza in Serie A, soffermandosi soprattutto sui momenti più delicati della stagione.
Alla domanda se nella finale di ritorno contro il Catanzaro avesse temuto una nuova beffa dopo la sconfitta di Mantova, il tecnico ha risposto:
No, anche se gli episodi in certe partite fanno la differenza. Speravo di riuscire a fare gol e uno lo meritavamo. Se non avessimo vinto 2-0 all’andata avremmo fatto una partita diversa.
Bianco ha poi individuato il momento più difficile dell'annata non nella finale playoff, ma nei primi giorni del suo incarico:
Il primo giorno bellissimo, quelli subito dopo molto complicati. Non c’era più la proprietà che aveva scelto i giocatori, che si sono sentiti spaesati e volevano cambiare squadra. Ho avuto pazienza, li dovevo solo aspettare, dovevano sfogarsi e poi a mercato chiuso si sono messi in riga.
Secondo l'allenatore, la rosa aveva qualità importanti ma necessitava soprattutto di nuova energia:
Bisognava solo dare energia. Certo, se qualcuno non ascolta non bisogna perdere tempo.
Particolarmente significativo è stato anche il passaggio successivo alla sconfitta di Mantova, che ha negato ai biancorossi la promozione diretta:
Mi sono fatto tante domande. Non ho capito perché una squadra con tali potenzialità non abbia vinto la partita decisiva. La pressione è caduta tutta sui giocatori e a qualcuno ha fatto comodo, ma abbiamo accettato la sconfitta e nei playoff siamo stati bravissimi.
Monza in Serie A, i modelli di Bianco e gli obiettivi futuri
Nel corso dell'intervista, Paolo Bianco ha parlato anche delle influenze che hanno contribuito alla sua crescita professionale. Tra i suoi punti di riferimento figurano Massimiliano Allegri e Roberto De Zerbi.
«Sì, in questo è un fenomeno. Mi ha fatto diventare un allenatore migliore, ho avuto più pazienza», ha detto riferendosi ad Allegri e alla sua capacità di gestione del gruppo.
Sul sostegno ricevuto dalla società durante la stagione, il tecnico ha sottolineato la fiducia ricevuta anche nei momenti più delicati:
Io mi preoccupo delle cose che mi competono. Dalla proprietà ho avuto sostegno anche quando qualcuno scriveva che ero in discussione. Come a Empoli.
Un episodio che ricorda con particolare piacere riguarda l'incontro con Mauro Baldissoni:
Baldissoni è arrivato in ritiro e mi detto: “ma sei ancora qua?”. Non è stata una battuta fatta a caso, mi ha dato grande fiducia.
Guardando al futuro e alla prossima Serie A, Bianco non sembra intenzionato a cambiare filosofia:
«Sempre dando equilibrio, con o senza la palla. Bisogna saper fare tutto, dietro e davanti, sapendo che avversari e momenti cambiano. In una partita ci sono più partite e bisogna saperle leggere.
Tra i modelli osservati con maggiore attenzione c'è anche l'Arsenal di Mikel Arteta:
Ho seguito molto l’Arsenal. Burdisso non era d’accordo con me, ma io dicevo che sarebbe andato lontano perché è l’esempio concreto di una squadra che ha equilibrio e che sa fare bene ogni cosa in base ai momenti.
Petagna, Izzo, Keita e la dedica speciale dopo la promozione
L'allenatore ha poi affrontato alcuni temi legati ai singoli. Su Armando Izzo e Keita Balde è stato netto:
Non è delusione. Se un giocatore ha motivazioni diverse, non può fare parte di un gruppo. Abbiamo mandato in gol 20 giocatori, vuol dire che il gruppo c’è: chi non ci sta va a casa.
Parole invece di grande apprezzamento per Andrea Petagna:
Non l’ho rigenerato io, l’ha scelto lui diventando leader anche non giocando e ha dimostrato a tutti che è ancora un grande calciatore.
Infine, il tecnico biancorosso ha raccontato il significato personale della prima promozione conquistata da allenatore:
Mi hanno detto che ora sono marchiato.
Una vittoria dedicata anzitutto alla famiglia:
Mi dava tranquillità stando a casa a Treviso e non mi ha trasferito problemi: fondamentale. Ma penso anche a mia madre: è mancata un anno e mezzo fa, non sono mai riuscito ad andare a Foggia a trovarla. Lo farò tra una settimana.



