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Aggressione Carrefour, al giocatore del Monza Pablo Marì è andata bene. Ora rivediamo la Legge Basaglia

Scritto da Redazione  | 

 “He tenido suerte, mucha suerte”. Queste le parole che Adriano Galliani si è sentito dire da Pablo Marì all’ospedale Niguarda pochi minuti dopo la follia di Assago riportate ieri in cui ha perso la vita un dipendente del centro commerciale, con altre persone rimaste ferite. Quasi contestualmente ad Asso, a qualche decina di chilometri di distanza, il comandante della locale stazione dei Carabinieri veniva freddato. Da un brigadiere con gravissimi problemi psichici, gli stessi sofferti da chi ha seminato il terrore ad Assago.

Feriti a parte, due uomini hanno perso la vita per mano di due “matti” che erano in grado di circolare liberamente. Al pari di quelli che soffrono gli stessi gravissimi problemi e sono dei potenziali pericoli vaganti. Ho un’età per cui ricordo le discussioni scaturite a fine anni Settanta a seguito dell’introduzione della Legge Basaglia, dal nome dello psichiatra che ispirò la revisione ordinamentale degli ospedali psichiatrici, abolendo i manicomi. Non so se, a sua volta, Basaglia fu ispirato dal film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, uscito pochi anni prima e magistralmente interpretato da Jack Nicholson, in cui, con grande enfasi ed esasperazione, si denunciavano le storture dei manicomi americani dell’epoca. Ecco, non vi è dubbio che il manicomio dell’Oregon rappresentato dal film fosse qualcosa di inumano e improponibile, ma forse la legislazione italiana odierna, figlia di quella legge del 1978 inerente la cura dei malati psichiatrici, è troppo permissiva.

Non essendo un medico né tantomeno uno psichiatra, esprimo il classico parere dell’uomo della strada. Non è possibile che si verifichino ancora casi come quello di Assago e di Asso. Che, sia chiaro, sono solo gli ultimi di una lunghissima serie. Qualcosa deve cambiare, ovviamente per i casi di malattia grave come quella che affigge i due responsabili delle morti e dei ferimenti di queste ultime ore. Alla faccia di quel “politically correct” che è deleterio se l’estremo rispetto verso tutti va dato anche a chi è un potenziale pericolo per le nostre vite e le nostre libertà.

Condoglianze a chi ha perso un proprio caro ed un augurio di pronta guarigione a tutti i feriti. E a Pablo Marì diciamo: "Deseamos verte pronto en el campo!"

  Paolo Corbetta