sabato, Giugno 25, 2022
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Passo e chiudo in sede – ‘La Curva Pieri è la nostra seconda casa, siamo una famiglia’

Monza. Siamo arrivati alla conclusione del tour per i locali e non si poteva non finire con la sede degli ultras, dove abbiamo incontrato il responsabile Daniele col quale abbiamo fatto una bella e vivace chiacchierata. 

Quando nasce il gruppo dei Sab e da quanti anni avete questa sede vicino al centro di Monza?

“Il Sab nasce nel 1994 da un gruppo ristretto di amici che con l’andar del tempo e’ diventato una famiglia, una comunità variegata, formata da persone di diverse estrazioni sociali. Una famiglia perchè ormai i veterani hanno figli e negli anni magari uno e’ stato testimone al matrimonio dell’altro o ha fatto da padrino ai battesimi dei figli. La sede è stata inaugurata il 17 ottobre 2014 giorno di un Monza – Como. Dopo aver girato diversi locali, abbiamo sentito l’esigenza di avere una nostra sede, che sia in centro è un caso, quando la stavamo cercando è’ quella maggiormente piaciutaci fra le candidate”.

Che tipo di attività fate e che iniziative organizzate per invogliare i tifosi a venire da voi?

“La sede è aperta a tutti, il giovedì c’è la riunione prima della partita e il sabato organizziamo aperitivi, cene e festeggiamo i compleanni dei vari membri del gruppo. Qui festeggiamo anche San Patrizio, Halloween, che per noi è il Samhain secondo la tradizione scozzese e il Capodanno, come una famiglia, perchè questa è la nostra seconda casa”.

La gente apprezza e interagisce?

“Direi proprio di si, ormai anche numericamente siamo aumentati in maniera molto evidente e tanti ragazzi giovani vengono e partecipano attivamente. Il divertimento che si prova in curva si sposta qui in sede dove una volta finita la partita ci ritroviamo per stare tutti insieme”.

Da quanto tempo tifi Monza e perche’?


“Fin da bambino, mio papà mi portava al vecchio Sada a vedere il Monza. E’ la squadra della mia città e mi sembra normale tifare e seguirla. Del Sada ricordo la vicinanza del campo, quando battevano il calcio d’angolo. Poi ricordo la grande prima nel 1988 al Brianteo, oggi U-Power Stadium, quando il Monza vinse due a uno sulla Roma di Giannini e dai distinti guardavo con interesse e fascino la curva, che dai quindici sedici anni ho iniziato a frequentare sino ad oggi.”


Che sport hai praticato e che passioni hai?

“Da bambino ho giocato nella Gerardiana, poi la mia più grande passione è diventato il Monza Calcio e la Curva”.


Come vedi il Monza in questa stagione e se hai smaltito la delusione delle scorsa dove si poteva andare in Serie A?


“Quest’anno, dopo un inizio balbettante dovuto forse alla preparazione, è più squadra, più compatta e i risultati lo stanno dimostrando. La delusione per non essere andati in Serie A c’è stata ma, fra tutte quelle accumulate negli anni, è minima se si pensa che siamo arrivati terzi in B dopo decenni che non capitava”.


Cosa vuoi dire ai giovani che si affacciano allo sport, perchè tornino allo stadio a seguire il Monza, con la stessa passione delle tua generazione che tuttora ci va sempre?

“Venire in Curva, se si vuole fare la vita da Ultras, è bello e ci si diverte. Si creano legami profondi e duraturi. Poi ci sono delle regole e delle gerarchie ben precise che vanno rispettate che possono servire ai più giovani per approcciarsi alla vita di tutti i giorni. La curva poi non è solo tifo, ma anche organizzazione delle trasferte, dei biglietti, dei canti, delle coreografie, degli striscioni, del marketing, degli eventi per poter raccogliere i fondi che servono per autogestirsi e la gestione dei rapporti con il Monza Calcio”.


Che rapporto c’è tra il quartiere e la vostra sede?


“Un rapporto di buon vicinato. Quando ci sono stati dei festeggiamenti gente del quartiere ha partecipato, abbiamo portato folclore”.


Cos’è per te e il tuo gruppo e la Curva Davide Pieri?


“Il Sab è la mia seconda famiglia, in molti casi abbiamo condiviso 25 anni spalla a spalla. Un rapporto solido, vero e sincero che continua nel tempo e si rafforza sempre più”


Cos’ha rappresentato per te, che sei un veterano della curva la perdita di Davide Pieri, cosa raccontate ai giovani di lui, perchè il suo ricordo non venga mai perso, oltre a ricordare il suo nome in ogni stadio d’Italia?

“Davide ho avuto modo di conoscerlo di vista. E’ stato fra le prime persone che credeva nell’aggregazione della curva e cercava di coinvolgere i più giovani. Per far capire la sua importanza, la prova è che molti figli dei tifosi del gruppo si chiamano Davide in suo onore”.


Come mai a Monza solo Bar in periferia hanno avuto questa idea, a Ferrara per esempio quasi tutti i locali, organizzano qualcosa il giorno della partita, perchè Monza è diversa?

“Monza soffre la vicinanza di Milano e i risultati non hanno aiutato. Negli anni ’70 e ’80, quando si è rischiato di andare in A, la gente allo stadio ci andava, mai tanti quanti a Bergamo e Brescia, ma c’era seguito. Noi dobbiamo lavorare tutti insieme perchè la gente si riaffezioni al nostro ai colori biancorossi”.


Perchè al vero ultra non interessa nulla della partita e preferisce stare di spalle rivolto alla curva guardando i ragazzi cantare?


“All’inizio ti ho detto che da piccolo guardavo con curiosità dai distinti la Curva, perchè ero affascinato e ancora oggi mi piace guardare in faccia i ragazzi che cantano e incitarli a dare ancora di più. Il tutto per il nostro grande Monza.”

Gabriele Passoni

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Gabriele Passoni
Gabriele Passoni
Gabriele Passoni nasce a Milano il 18 marzo 1976.Dopo il diploma in Ragioneria e diverse esperienze professionali da oltre vent'anni lavora per una Multinazionale Americana. Da sempre tifoso milanista ma con i colori biancorossi nel cuore. Segue il Monza da sempre e nel 2012, due anni prima di appendere le scarpe al chiodo, inizia per divertimento e hobby la carriera gionalistica presso Monzanews come editore. Ha collaborato anche negli anni con le testate del "Il Giorno" e del "Giornale di Merate" e chissà cosa lo aspetta nel futuro...:"Mi piace intervistare sportivi giovani e meno giovani che trasmettano la passione alle nuove generazioni come fu trasmessa a me da bambino e che continua ancora oggi."

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