Martina Sassoli
Martina Sassoli

La frase è destinata a far discutere, perché fotografa con durezza un malessere che in Brianza si trascina da anni: infrastrutture annunciate, cantieri che slittano, costi che salgono e cittadini costretti a convivere con collegamenti incompleti. Dopo il suo intervento in Consiglio regionale, Martina Sassoli è torna sul tema con parole amare: dalla “Brianza Velenosa” si sarebbe passati, provocatoriamente, a una “Brianza sfigata”, incapace di trasformare le promesse in opere concrete.

Al centro della critica c’è un nodo politico e amministrativo preciso: la Brianza continua ad avere un peso istituzionale importante, ma questo peso non sembra ancora tradursi in risultati visibili sul territorio.

Brianza e infrastrutture: il dossier delle opere incompiute

Il quadro descritto da Sassoli è quello di un territorio bloccato da ritardi, extracosti e incertezze. Il caso più evidente riguarda il prolungamento della M5 da Milano a Monza, un’opera considerata strategica per la mobilità dell’intera Brianza. Il progetto, inizialmente stimato intorno a 1,2 miliardi di euro, oggi sfiora i 2 miliardi, con un iter ancora non pienamente definito.

Non va meglio sul fronte della metrotranvia Milano-Desio-Seregno, che registra circa 120 milioni di extracosti e continui slittamenti. Anche la metrotranvia Milano-Limbiate procede con un ritardo stimato di circa due anni rispetto alla programmazione iniziale.

Nel frattempo, pure la M1 resta al centro di sviluppi lunghi e complessi, con oltre 15 anni di rallentamenti legati ai diversi prolungamenti. Una somma di criticità che, secondo Sassoli, dimostra una difficoltà cronica: in Brianza le opere vengono promesse, progettate, discusse, ma troppo spesso non arrivano mai davvero a compimento.

Pedemontana e Besanino: la mobilità della Brianza resta sospesa

Tra i nodi più delicati c’è anche la Pedemontana, un’infrastruttura basata su progettazioni che risalgono al 1982 e che ancora oggi resta incompiuta. Il suo impatto sulla mobilità della Brianza è enorme, soprattutto per i collegamenti quotidiani di lavoratori, studenti e famiglie.

Preoccupano poi le prospettive della linea S7, il cosiddetto Besanino, la cui interruzione è prevista da settembre 2026 ad agosto 2027 in concomitanza con i lavori legati alla Pedemontana. Su questo punto, Sassoli chiede chiarezza: quanto durerà davvero lo stop? Quali alternative saranno garantite ai cittadini? E soprattutto, chi si assumerà la responsabilità di evitare nuovi disagi?

Restano aperti anche altri capitoli. Lo svincolo di Sant’Alessandro, finanziato con circa 40 milioni di euro e inserito tra le opere olimpiche, non risulta ancora avviato. La fermata Monza Est, invece, continua a essere definita una “eterna incompiuta”, simbolo di una programmazione che fatica a diventare realtà.

Sassoli e Brianza: “Non servono nuove promesse, ma tempi certi”

Il messaggio politico di Sassoli è netto: non basta riconoscere la complessità delle opere. Serve un cambio di passo nella gestione dei processi infrastrutturali. La Brianza, sostiene, non chiede nuovi annunci, ma una regia capace di stabilire priorità, assumersi responsabilità e garantire tempi certi.

Nel mirino c’è anche un paradosso istituzionale. Mai come oggi, osserva Sassoli, la Brianza avrebbe una rappresentanza forte ai vertici regionali, con tre eletti su sette del collegio in ruoli apicali. Eppure questa centralità politica non si traduce ancora in cantieri sbloccati, opere concluse e risposte concrete.

La domanda, a questo punto, diventa inevitabile: quanto dovrà ancora aspettare la Brianza prima di vedere trasformate le promesse in infrastrutture vere?

Per continuare a seguire notizie, aggiornamenti e approfondimenti sul territorio visita Monza-News e la pagina Facebook di Monza-News.