Monza, morto solo su una panchina: ora la politica si divide
La morte di un senzatetto a Monza accende lo scontro tra Paolo Piffer ed Egidio Riva: al centro servizi sociali, fragilità e responsabilità della politica.
A Monza una morte su una panchina è diventata molto più di un fatto di cronaca. È diventata una domanda pubblica, dolorosa, scomoda: cosa può fare una città davanti alla fragilità estrema? E cosa deve dire — o non dire — la politica quando una persona muore sola?
Il ritrovamento di un senzatetto di 57 anni senza vita, venerdì mattina, ha aperto una ferita profonda nel dibattito cittadino. Una ferita diventata polemica politica dopo l’intervento del consigliere comunale Paolo Piffer, esponente di Civicamente Monza, e la successiva replica dell’assessore al Welfare del Comune di Monza Egidio Riva.
Al centro non c’è soltanto una tragedia personale. C’è il tema dei senza dimora a Monza, della rete dei servizi sociali, del ruolo delle associazioni, della comunicazione istituzionale e del confine, sempre delicatissimo, tra denuncia politica e rispetto del dolore.
Morte senzatetto Monza, il post di Paolo Piffer che accende il caso
A rompere il silenzio è stato Paolo Piffer, che sui social ha pubblicato una riflessione durissima sulla morte dell’uomo trovato senza vita su una panchina. Il consigliere comunale ha chiamato in causa la comunità, le istituzioni e la necessità di una seria autocritica.
Questo il testo integrale pubblicato da Paolo Piffer:
“È morto un uomo, solo, su una panchina.
Venerdì mattina a Monza un uomo è stato trovato morto su una panchina. Era un senzatetto di 57 anni con diverse fragilità, sono ancora in corso degli accertamenti ma l’ipotesi che il suo già debole cuore non abbia retto al caldo degli ultimi giorni pare essere l’ipotesi più probabile. Attendiamo per capire meglio.
Quando una persona muore sola su una panchina la sconfitta non è mai di un singolo ma di tutta la comunità, allora non possiamo non chiederci cosa è stato fatto, cosa si sarebbe potuto fare di diverso e cosa si dovrà fare in futuro per evitare questi tragici epiloghi.
Ho aspettato a scrivere, e aspettato, convinto che sarebbe arrivata una qualche comunicazione istituzionale da parte del Sindaco o dell’assessore alle politiche sociali, ancora nulla. Oggi è lunedì.
Questa morte ci riguarda tutti, che questo dolore si trasformi in attenzione, in pretesa di dignità e in azioni quotidiane, perché le straordinarie associazioni del territorio che ogni giorno si prendono cura degli “ultimi” non devono essere lasciate sole e non possono sostituire le Istituzioni.
È morto un uomo, solo, su una panchina, spero che almeno in questa occasione la politica trovi il coraggio di fare una seria autocritica e prendere i necessari provvedimenti.”
Parole che hanno immediatamente spostato il caso dal piano della cronaca a quello politico. Piffer non si è limitato al cordoglio: ha chiesto una presa di posizione, una riflessione pubblica e un’assunzione di responsabilità da parte dell’amministrazione.
Egidio Riva risponde: “Nessuno è stato lasciato solo”
La replica dell’assessore al Welfare del Comune di Monza, Egidio Riva, è arrivata con toni altrettanto netti. Riva ha respinto l’accusa di inerzia, difendendo il lavoro svolto dai servizi sociali e dalla rete cittadina di sostegno alle persone senza dimora.
L’assessore ha rivendicato investimenti, strutture potenziate e percorsi di accompagnamento, accusando a sua volta chi attacca l’amministrazione di usare una tragedia per fini politici.
Questo il testo integrale della replica di Egidio Riva:
“Fare opposizione sulla morte di due persone
Quando muoiono due persone che hanno vissuto per anni nella fragilità, nella sofferenza e nell'emarginazione, il primo sentimento dovrebbe essere il rispetto. Il silenzio, la pietà, la comprensione. C'è invece chi sceglie di utilizzare queste morti per colpire gli avversari politici, raccogliere consenso, guadagnare visibilità.
Ognuno faccia politica come crede. Io continuerò a pensare che la dignità delle persone venga prima della propaganda.
I fatti, però, meritano di essere ricordati.
Le due persone senza dimora decedute in città in questi giorni avevano alle spalle storie difficili, problemi di salute, dipendenze e situazioni personali estremamente complesse. Erano conosciute dai servizi sociali del Comune di Monza e seguite, da anni, da una rete composta da operatori sociali, unità di strada, strutture di accoglienza e servizi sanitari.
Nessuno è stato lasciato solo. Al contrario, è stato fatto tutto ciò che era possibile fare, nel rispetto della libertà e delle scelte della persona.
I servizi possono offrire accoglienza, sostegno e opportunità, ma non possono sostituirsi alle persone nelle loro decisioni. C'è chi accetta i percorsi proposti e chi li interrompe o li rifiuta. E ci sono situazioni in cui, oltre alle difficoltà personali e sanitarie, si aggiungono problemi di natura amministrativa e giuridica: per gli stranieri irregolari è molto difficile, se non impossibile, costruire un percorso di autonomia, trovare un lavoro o accedere a una casa.
Esistono limiti e difficoltà reali che non possono essere cancellati da accuse strumentali, attacchi personali o polemiche costruite sulla morte di due persone.
Il dovere di un'amministrazione è fare tutto ciò che è nelle proprie possibilità per offrire aiuto concreto e opportunità. Ed è esattamente ciò che abbiamo fatto in questi anni.
Da quando governiamo la città abbiamo compiuto scelte precise e investito risorse importanti per rafforzare la rete di sostegno alle persone senza dimora:
👉 da ottobre 2022 abbiamo aperto Spazio 37 per tutto l'anno, portando l'investimento comunale a circa 180 mila euro, mentre in passato il servizio era attivo per soli sei mesi con uno stanziamento di circa 34 mila euro;
👉 abbiamo ristrutturato e ampliato l'Asilo Notturno di via Raiberti, aumentando i posti disponibili da 27 a 40;
👉 abbiamo partecipato al bando PNRR che ha consentito di realizzare Casa Borgazzi 67, un investimento di oltre 1 milione di euro destinato all'accoglienza e ai percorsi di accompagnamento delle persone senza dimora. Un'opportunità che la precedente amministrazione aveva scelto di non cogliere.
A questi interventi si aggiungono il potenziamento degli spazi diurni di accoglienza, il rafforzamento dei percorsi di accompagnamento sociale e il lavoro quotidiano svolto insieme alle associazioni e ai volontari del territorio.
Naturalmente si può e si deve sempre fare di più. Ma una cosa è certa: mai come in questi anni il Comune di Monza ha investito risorse, energie e progettualità nei servizi dedicati a chi vive in condizioni di grave emarginazione.
Questo dicono i numeri. Questo dicono gli investimenti realizzati. Questo dicono le strutture aperte e potenziate.
Le morti di queste persone impongono rispetto e richiedono a tutti noi una riflessione seria su come migliorare ulteriormente i servizi e rafforzare gli strumenti di sostegno per chi vive condizioni di grave emarginazione. Non meritano di essere utilizzate per regolare conti politici.
Io continuerò a fare il mio lavoro e ad assumermi le mie responsabilità. I problemi delle persone si affrontano, non si usano per raccogliere un voto o un consenso in più. Anche questo, credo, dice molto del modo in cui si intende la politica.”
Welfare Monza, la controreplica di Piffer: “Inadeguati sempre”
Lo scontro non si è chiuso con la replica dell’assessore. Piffer è tornato sui social con una controreplica ancora più dura, accusando Riva e l’amministrazione di aver risposto alla tragedia con uno schema politico, tra attacco agli avversari e rivendicazione delle cose fatte.
Questo il testo integrale della controreplica di Paolo Piffer:
“Inadeguati sempre, anche nelle tragedie.
Eccola finalmente la replica dell’assessore Riva, andate a leggerla, se non avete tempo vi faccio io una sintesi:Foto strappa like di un senzatetto qualsiasi.
Attacco agli avversari politici perché anche se muoiono due esseri umani nessuno può azzardarsi a parlarne e a mettere in dubbio il loro operato, nessuno, chi lo fa strumentalizza.
Immancabile elenco di tutte le cose fatte fino ad oggi come se fossimo ad un comizio elettorale.
Una spolverata di autocritica da manuale tipo “si può sempre fare meglio”.
Sono morte delle persone cazzo!! È possibile che l’unica preoccupazione debba sempre essere solo quella di non perdere consenso?
Inadeguati sempre, anche nelle tragedie.”
Senza dimora a Monza, una tragedia che interroga tutta la città
Al di là dello scontro politico, resta il dato più pesante: a Monza una persona è stata trovata morta su una panchina. E secondo quanto scritto dall’assessore Riva, in città ci sarebbero state due morti recenti legate a persone senza dimora e in condizioni di forte fragilità.
È una vicenda che obbliga tutti a tenere insieme due piani: il rispetto per chi non c’è più e il diritto della città a interrogarsi. Perché la fragilità estrema non è mai solo una questione individuale. È anche il punto in cui si misurano la tenuta dei servizi, la forza delle associazioni, la capacità delle istituzioni e la sensibilità di una comunità.
La polemica tra Paolo Piffer ed Egidio Riva racconta due visioni opposte: da una parte la richiesta di autocritica e di maggiore presenza pubblica, dall’altra la difesa di un lavoro sociale che l’amministrazione rivendica come mai così strutturato e finanziato.
In mezzo, però, resta la domanda più difficile: cosa può fare ancora Monza per evitare che le persone più fragili finiscano ai margini fino all’ultimo giorno?
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