Gran Premio d'Italia
Gran Premio d'Italia

La conferenza è a Milano, i riflettori sono su Milano, le istituzioni parlano da Milano. E Monza? Monza resta sullo sfondo, quasi evocata solo dal nome del circuito. 

È da qui che parte l’attacco durissimo di Martina Sassoli, esponente di Noi Moderati, dopo la presentazione di alcune iniziative legate al Gran Premio d’Italia alla presenza del sindaco di Milano Giuseppe Sala, del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e del presidente di ACI Geronimo La Russa.

Il punto, per Sassoli, non è semplicemente dove si sia svolta la conferenza. Il nodo è politico, simbolico e identitario: Monza rischia di non essere più protagonista del suo evento più conosciuto al mondo. Il risultato, nella sua lettura, è amaro: “C’era una volta Monza: ecco il Gran Premio di Milano”.

Martina Sassoli

Gran Premio di Monza: la critica di Sassoli alla città assente

Il Gran Premio di Monza non è un evento qualsiasi. È il biglietto da visita internazionale della città, il momento in cui l’Autodromo Nazionale di Monza torna al centro del mondo dei motori, attirando tifosi, televisioni, sponsor, appassionati e turisti.

Proprio per questo, secondo Sassoli, l’assenza di Monza nella narrazione pubblica dell’evento pesa ancora di più. “Di Monza, se non fosse per il tracciato, nessuna ombra”, ha dichiarato l’esponente di Noi Moderati, puntando il dito contro un’amministrazione che, a suo giudizio, avrebbe lasciato ad altri il compito di raccontare la città.

Parole dure, che trasformano il tema del Gran Premio d’Italia in una questione più ampia: Monza è ancora capace di guidare il racconto del suo simbolo più forte? Oppure si limita ad assistere mentre altri occupano lo spazio politico, mediatico e istituzionale?

Autodromo di Monza, turismo e immagine: “Serve una strategia”

Il passaggio più politico dell’intervento riguarda il rapporto tra Autodromo di Monza, città e sviluppo del territorio. Sassoli non contesta la presenza delle istituzioni regionali o milanesi, ma denuncia quella che definisce una mancanza di “voce, peso e visione” da parte di Monza.

Per l’esponente di Noi Moderati, il Gran Premio dovrebbe essere una leva per commercio, turismo, promozione internazionale e identità cittadina. Non soltanto un grande evento da ospitare, ma un’occasione da governare. Una vetrina capace di portare valore alla città, ai negozi, agli alberghi, ai ristoranti, alle attività locali e all’intera Brianza.

Il tema, in fondo, è questo: il circuito porta il nome di Monza nel mondo, ma la città riesce davvero a trasformare questa enorme esposizione in crescita concreta?

Sassoli usa un’immagine molto netta: chi amministra dovrebbe essere “il primo ambasciatore” del territorio, non una comparsa che ringrazia se viene invitata. Una frase che colpisce perché tocca un nervo scoperto: il rapporto tra Monza e il suo evento più prestigioso non può ridursi a una presenza formale.

Gran Premio d’Italia: il peso simbolico di Monza

Il Gran Premio d’Italia a Monza è molto più di un appuntamento sportivo. È storia, economia, passione popolare, memoria collettiva. È uno degli elementi che rendono Monza riconoscibile anche fuori dai confini nazionali.

Per questo la polemica sollevata da Sassoli va oltre il singolo episodio. La domanda che resta sul tavolo è politica ma anche culturale: Monza vuole essere protagonista del proprio destino o accettare che siano altri a intestarsi la scena?

“Se il sindaco di Milano rappresenta il Gran Premio di Monza più del sindaco di Monza, qualcosa non funziona. E non è l’Autodromo”, ha concluso Sassoli.

Una stoccata pesante, destinata a far discutere. Perché quando si parla di Gran Premio di Monza, non si parla soltanto di Formula 1. Si parla del ruolo di una città, della sua immagine e della sua capacità di non sparire proprio nel momento in cui il mondo la guarda.

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