Manuel Rossi del San Rocco Calcio: 'Competenza e professionalità per regalare un sogno alle nuove generazioni'
In esclusiva su Monza News, Manuel Rossi ci ha raccontato il progetto di rilancio del San Rocco Calcio
‘Niente paura, tu corri’ cantavano i Gemelli DiVersi. Una colonna sonora che ha accompagnato migliaia di ragazzi all'inizio del loro percorso nelle scuole calcio, tutti con il medesimo sogno: esordire un giorno in Serie A.
Un traguardo che resta per pochissimi, ma che Francesco Antonioli è riuscito a raggiungere partendo proprio dal San Rocco Calcio, fino a diventare protagonista dello Scudetto del 2001 con la Roma di Fabio Capello e Francesco Totti.
Un esempio di riscatto fondamentale per il quartiere monzese di San Rocco, purtroppo noto anche per tristi fatti di cronaca come l’omicidio del giovane Cristian Sebastiano nel novembre 2020. Lo sport, insieme a scuola, oratori e centri di aggregazione, ha il compito primario di rilanciare le periferie: non per dimenticare il passato, ma per offrire un'alternativa concreta alla strada e lanciare un segnale forte alle istituzioni. L'obiettivo? Offrire ai ragazzi una quotidianità sicura e, magari, la possibilità di inseguire un sogno.
Questo lo sa bene Manuel Rossi, vice-allenatore della Primavera del Lecco, cresciuto proprio a San Rocco. Qualificato UEFA B e con lo sguardo già rivolto al patentino UEFA A, Manuel è pronto a ripartire insieme alla sua famiglia (con il padre nel ruolo di presidente) per riorganizzare la società di quartiere. L'obiettivo è riportare entusiasmo ed evitare l'esodo dei giovani verso altre realtà.
In esclusiva su Monza News, Manuel Rossi ci ha raccontato il progetto di rilancio del San Rocco Calcio e la visione con cui intende lavorare.
IL LEGAME CON IL QUARTIERE E LA SFIDA PIU’ DIFFICILE
‘Sono nato e cresciuto a San Rocco, dove ho vissuto fino ai 20 anni. Già a 4 anni venivo a giocare in questo centro sportivo: era un contesto sociale fondamentale, un luogo dove io e i miei amici volevamo solo divertirci. Lì ho costruito legami forti con i coetanei e con figure adulte che mi hanno fatto crescere e reso la persona che sono.
Dopo un’esperienza di due anni a Tenerife sono rientrato e mi sono reso conto che molte cose a San Rocco erano cambiate in peggio. La società di calcio aveva perso moltissimi iscritti, erano state sciolte numerose squadre e non c’erano degli allenatori qualificati ma persone che davano una mano durante le partite. Poi la scomparsa di una colonna importante come Mario Galbiati ha messo in ulteriore difficoltà la società, che ha avuto diversi problematiche a gestire il tutto dopo questa grave perdita.
Nonostante questo però voglio ringraziare i soci per aver permesso alla mia famiglia di subentrare. Senza di loro non sarebbe esistito il San Rocco e noi non avremmo potuto lavorare qui. Con me ci sono mio fratello Vincenzo Rossi(pugile professionista, ndr), il mio fratellino Christian, mia madre mio padre Francesco, che sarà il presidente e legale rappresentante. Ringrazio anche chi si è rimboccato le maniche negli anni più difficili, ma ora serve un cambio di rotta drastico: dalla gestione di bar e affitti dei campi fino alla guida tecnica e dirigenziale, dobbiamo rifondare il settore giovanile e riportare il San Rocco ai fasti di un tempo’
LA STRATEGIA DI RIPARTENZA
‘Noi vogliamo partire dalle basi: per la nuova stagione avremo le categorie dai Primi Calci 2021 fino al primo anno di Giovanissimi a 11 (classe 2013). Pur avendo richieste, ho scelto volutamente di non prendere ragazzi più grandi per la prima squadra. Voglio prima dare un'impronta chiara, un modus operandi preciso, per poi costruire nel giro di 5-6 anni l'intera filiera del settore giovanile. L'obiettivo è creare una piccola "cantera" di ragazzi nati a San Rocco, capaci in futuro di spiccare il volo verso il professionismo o altre realtà più importanti.
Ovviamente ci sono dei costi. Per coprire tutte le categorie avremo bisogno del sostegno del Comune che ad oggi manca, delle istituzioni locali e degli sponsor. Devo dire che molte attività commerciali del territorio hanno già risposto con grande entusiasmo non appena si è sparsa la voce, e le ringrazio sentitamente.
«Il supporto del Comune, però, resta decisivo. San Rocco e Sant’Alessandro sono quartieri popolari, dove il calcio non è un semplice sport, ma un fondamentale strumento formativo. Insegna a stare in gruppo, a confrontarsi in modo sano e persino a gestire la quotidianità, dalla cura del borsone all'autonomia sotto la doccia. Il calcio deve sostenere le famiglie al pari di scuola e oratori. Purtroppo, al mio rientro a San Rocco, è stato triste notare una situazione di degrado diffusa proprio nelle scuole, negli oratori e nei centri sportivi. Servono interventi di manutenzione continui per offrire ai giovani e alle loro famiglie ambienti decorosi e stimolanti. Più ragazzi portiamo sul campo, meno ne lasciamo in strada a rischiare deviazioni pericolose: è un presidio sociale cruciale per le nuove generazioni, specie oggi che i più giovani tendono a isolarsi tra smartphone e socia’
Inclusione, competenze e la rivoluzione dello staff
‘San Rocco è uno specchio dei tempi: il quartiere sta cambiando, con una forte presenza di famiglie che provengono da ogni parte del mondo. Lo sport è la chiave di svolta per l’integrazione. La lingua del pallone è universale: gli italiani devono imparare a includere e i nuovi arrivati ad adattarsi, ma sul terreno di gioco si parla tutti la stessa lingua.
Per fare un salto di qualità servono le competenze. Negli anni scorsi si faceva affidamento sul volontariato: massimo rispetto per la passione di tutti, ma un conto è fare l'allenatore ‘da bar’, un conto è educare i giovani senza fare danni al loro percorso di crescita. Per questo abbiamo operato scelte drastiche:
Nuovo Direttore Sportivo e ben 15 allenatori qualificati (due per categoria), che vanno dai tecnici più esperti fino ai giovani dai 18 anni in su ai quali abbiamo già fatto frequentare i corsi per i patentini.
Formazione in sede: abbiamo ospitato i docenti direttamente nel nostro centro per organizzare un corso allenatori interno e selezionare i profili più adatti.
Tirocini scolastici: avendo insegnato calcio negli istituti superiori a indirizzo sportivo, da settembre affiancheremo a ogni squadra uno studente (dalla 2ª alla 5ª superiore) per il tirocinio obbligatorio. Questo garantisce attenzione maniacale a ogni singolo atleta’
IL PERCORSO DI MANUEL: FORMAZIONE CONTINUA E SENSO DI APPARTENENZA
«Attualmente sono il vice-allenatore della Primavera del Lecco (con cui due anni fa abbiamo conquistato la promozione in Primavera 3 e lo scorso anno siamo arrivati a un passo dalla Primavera 1). Ho una laurea in Scienze Motorie e Management dello Sport, il patentino UEFA B, il titolo da Match Analyst e sto studiando a Coverciano per l'UEFA A. Credo fortemente che "chi non si forma, si ferma". Voglio mettere tutte le mie competenze a disposizione del San Rocco.
Negli ultimi anni la nostra società era diventata una seconda scelta per le famiglie della zona. Il mio obiettivo è farla tornare prima scelta. Se un nostro ragazzo cresce al punto da meritare palcoscenici professionistici, sarò il primo a prendermelo in spalla e portarlo nella società che lo ha selezionato; al contrario se un ragazzo del quartiere preferisce andare in un'altra squadra dilettantistica vicina, per noi è un fallimento.
I primi segnali sono ottimi: tra open day e camp estivi gli iscritti sono aumentati notevolmente, ed è bello vedere anche ragazzi di 10-11 anni che si avvicinano al calcio per la prima volta. Oggi abbiamo anche quattro prime squadre di Calcio a 7 (tre maschili e una femminile, tutte amatoriali CSI), ma l'ambizione è creare in futuro un settore giovanile interamente dedicato alle ragazze. In passato abbiamo avuto 4 bambine e una di loro da un anno gioca all'Atalanta: è la prova che da qui si può volare alto.
Come esempio porto sempre due figure: Francesco Antonioli, partito da San Rocco e arrivato a vincere lo Scudetto con la Roma, e Matteo Pessina, che ha scelto di tornare da capitano nel Monza, la squadra della sua città. Come Pessina, sentire un ragazzo dire "sono diventato capitano della squadra del mio quartiere" ha un significato profondo. Vogliamo restituire ai ragazzi questo senso di appartenenza e la voglia di riscatto, per far sì che si torni a parlare di San Rocco per lo sport e non per la cronaca nera’
a cura di Antonio Scirtò

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