STMicroelectronics conferma il percorso di trasformazione dello stabilimento di Agrate Brianza, inserito nel piano industriale con orizzonte fino al 2034, ma la transizione verso le produzioni a 300 millimetri apre ancora un nodo occupazionale. È quanto emerso dal tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy mercoledì 23 settembre 2026, dove azienda e sindacati hanno iniziato a entrare nel merito di un possibile accordo quadro.

La novità più concreta per il sito brianzolo riguarda la gestione del passaggio produttivo: secondo quanto riferito dalla Fim Cisl Monza Brianza Lecco, STMicroelectronics prevede di ricorrere a prepensionamenti e uscite volontarie incentivate. Allo stesso tempo, l'azienda avrebbe confermato l'obiettivo di mantenere nel tempo i livelli occupazionali complessivi, attraverso formazione, riqualificazione e ricollocazione del personale.

Il punto è proprio questo: il piano industriale è confermato, ma l'accordo sulle modalità con cui accompagnare la trasformazione non è ancora chiuso.

STMicroelectronics

Il piano STMicroelectronics: investimenti fino al 2034 e nuovo assetto di Agrate

Al tavolo del 23 settembre, STMicroelectronics ha confermato gli investimenti complessivi annunciati per gli stabilimenti italiani, indicati dalla Fim Cisl in oltre 12 miliardi di euro fino al 2034. La strategia coinvolge diversi siti produttivi, ma per Agrate Brianza il passaggio centrale è quello dal 200 mm al 300 mm, con una progressiva trasformazione delle attività dello stabilimento.

Il percorso era già stato delineato nei mesi scorsi. In una comunicazione della Fiom Cgil Brianza del marzo 2026, l'organizzazione sindacale riferiva di un piano esteso al 2034 con una crescita della capacità produttiva a 300 mm fino a 8.000 fette a settimana nel 2028 e 14.000 nel 2034, insieme a investimenti indicati in 1,5 miliardi di dollari nel periodo 2025-2027 e 2,8 miliardi nel 2028-2034. La stessa Fiom sottolineava però la necessità di tradurre gli annunci in garanzie formali su investimenti, volumi e occupazione.

Nell'ultimo incontro, inoltre, secondo quanto riferito da USB, l'azienda ha confermato l'anticipo del progetto e la conclusione di AG8 nel terzo trimestre del 2027. È uno dei passaggi che rendono delicata la fase di transizione, perché alla progressiva riduzione delle produzioni a 200 mm deve corrispondere il pieno sviluppo della nuova capacità a 300 mm.

Il tema degli investimenti, dunque, non è slegato da quello del lavoro: la questione sul tavolo è come accompagnare il cambiamento senza creare un vuoto occupazionale nella fase intermedia.

Prepensionamenti e uscite volontarie: perché i sindacati chiedono garanzie

La Fim Cisl ha giudicato positivamente la conferma degli investimenti e l'impegno aziendale a evitare iniziative unilaterali, ma ha evidenziato una criticità precisa: oggi non esiste ancora una garanzia formale sufficiente sulla realizzazione dell'intero percorso 2028-2034.

Per questo Enrico Vacca, segretario generale della Fim Cisl Monza Brianza Lecco, ha sottolineato che non può essere l'uscita dei lavoratori, anche quando concordata e incentivata, l'unico elemento concreto già definito. Il sindacato chiede che parta rapidamente anche un piano di formazione per consentire alle persone coinvolte nella riorganizzazione di essere ricollocate all'interno del sito.

Un'attenzione particolare viene riservata inoltre ai lavoratori oggi impiegati con contratti a tempo determinato e in staff leasing, per i quali la Fim chiede garanzie specifiche. Per il sindacato, l'approvazione formale del piano da parte del Board di STMicroelectronics resta una condizione essenziale per arrivare a un accordo.

La posizione della Fim trova un punto di contatto con quella della USB. Nel documento pubblicato dopo il tavolo del 23 settembre, il sindacato segnala che nella bozza di accordo quadro sono stati ipotizzati processi di uscita con finestre temporali comprese tra 24 e 48 mesi, da approfondire successivamente anche a livello territoriale. USB sottolinea però che, secondo quanto illustrato dall'azienda, fino al 2034 non dovrebbe esserci un impatto occupazionale complessivo, grazie a formazione e riqualificazione: il problema, osserva il sindacato, è che non sono ancora stati condivisi numeri e tempistiche sufficientemente dettagliati.

È quindi importante non confondere i due piani: non è stato annunciato oggi un taglio netto dell'occupazione ad Agrate fino al 2034. Il punto della vertenza è piuttosto la gestione della fase di trasformazione e la certezza che gli impegni industriali annunciati producano davvero, nel tempo, il recupero dei livelli occupazionali.

La trattativa resta aperta: nuovo incontro a fine ottobre

Anche la Fismic Confsal, dopo il tavolo ministeriale, ha parlato dell'avvio della costruzione di un accordo quadro complessivo sulle prospettive industriali e occupazionali di STMicroelectronics. Il sindacato ha chiesto che gli impegni siano accompagnati da strumenti di garanzia tali da renderli verificabili negli anni, considerando l'orizzonte del piano fino al 2034.

Per Agrate, dunque, la partita non si chiude con l'annuncio degli investimenti. Da una parte c'è il progetto di sviluppo della produzione a 300 mm e la trasformazione del sito; dall'altra c'è la necessità di governare l'impatto di questa transizione sul personale, attraverso uscite volontarie, prepensionamenti, formazione e ricollocazioni.

Il prossimo passaggio è già fissato: entro la fine di ottobre il Ministero dovrebbe riconvocare azienda e sindacati, con l'obiettivo di proseguire il confronto sul testo dell'accordo quadro e sulle criticità ancora aperte.

Per Agrate Brianza, uno dei poli tecnologici più rilevanti della Brianza e del sistema italiano dei semiconduttori, il vero banco di prova sarà quindi la fase che porta dal piano annunciato alla sua attuazione concreta.

Su MonzaNews le notizie su Monza e sulla Brianza 24 ore su 24.