Due gradi in meno con il verde: la soluzione di Medellín che fa riflettere Monza
Medellín ha puntato sui corridoi verdi per combattere l’isola di calore. Lambro, Villoresi e Parco potrebbero suggerire una strategia anche per Monza.
Non serve necessariamente costruire un nuovo gigantesco parco. E nemmeno limitarsi a piantare qualche albero qua e là.
Per combattere il caldo nelle città potrebbe essere più efficace collegare il verde che esiste già e portarlo nei punti dove oggi dominano asfalto, cemento e superfici che durante l’estate diventano roventi.
È quello che è accaduto a Medellín, in Colombia, con i cosiddetti Green Corridors: una rete di alberi, arbusti e vegetazione sviluppata lungo strade e corsi d’acqua.
Secondo i dati riportati dal World Economic Forum, il progetto avrebbe contribuito a ridurre di circa 2 gradi la temperatura media nelle aree interessate, a fronte di un investimento iniziale di 16,3 milioni di dollari, pari a circa 6,50 dollari per abitante.
Un modello nato dall’altra parte del mondo. Ma che pone una domanda interessante anche in Brianza: una strategia simile potrebbe funzionare a Monza?
Perché a Monza il problema non è soltanto il caldo
Durante le giornate estive più difficili non conta soltanto la temperatura indicata dalle previsioni.
Asfalto, cemento, edifici e superfici impermeabili accumulano energia durante il giorno e continuano a rilasciare calore anche dopo il tramonto. È uno dei meccanismi alla base dell’isola di calore urbana.
Monza presenta caratteristiche che rendono il tema particolarmente rilevante: è una città fortemente urbanizzata e densamente popolata.
Nei documenti comunali la densità supera i 3.700 abitanti per chilometro quadrato, con una popolazione di circa 123mila residenti.
La stessa Strategia di Transizione Climatica del Comune descrive Monza come una città densamente urbanizzata chiamata ad affrontare problemi legati alla mobilità, alla qualità dell’aria e agli effetti del cambiamento climatico.
La domanda, quindi, non è soltanto quanti alberi piantare. Ma soprattutto dove piantarli.
La lezione che arriva da Medellín
La particolarità dell’esperienza colombiana è proprio questa.
Medellín non ha concentrato tutto il verde in una singola grande area alla periferia della città, ma ha creato collegamenti verdi lungo strade, percorsi pedonali e corsi d’acqua.
Gli alberi producono ombra e riducono l’esposizione diretta di asfalto e marciapiedi al sole. Le piante, attraverso l’evapotraspirazione, contribuiscono inoltre al raffrescamento dell’ambiente circostante.
Il verde smette così di essere soltanto un elemento estetico e viene trattato come una vera infrastruttura urbana.
Ed è proprio qui che il modello può diventare interessante per Monza.
Lambro e Villoresi, due possibili assi verdi
Guardando la città, due direttrici naturali sono già evidenti.
La prima è il Lambro, che arriva dal Parco, attraversa il centro cittadino e prosegue verso sud.
La seconda è il canale Villoresi, che attraversa Monza in senso trasversale.
Nei documenti comunali dedicati alla mobilità viene già descritto un percorso lungo il Lambro che attraversa il Parco e il centro storico, incontra il Villoresi e continua successivamente verso sud.
Questi due assi potrebbero quindi rappresentare, almeno teoricamente, l’ossatura di una futura rete verde.
Da qui potrebbero partire collegamenti verso quartieri, scuole, piazze, percorsi ciclopedonali e fermate del trasporto pubblico, privilegiando le zone con meno alberi e maggiore presenza di superfici impermeabili.
Non significherebbe trasformare Monza in una foresta o eliminare improvvisamente strade e parcheggi.
Significherebbe cucire insieme il verde.
Monza, in realtà, ha già iniziato
La città non partirebbe completamente da zero.
La strategia “Monza & Co. – Green and Blue Transition”, promossa dal Comune insieme a diversi partner territoriali e con il sostegno di Fondazione Cariplo, comprende interventi dedicati all’adattamento climatico, alla biodiversità e al recupero di superfici verdi.
Un esempio è stato realizzato in via Molise, dove circa 200 metri quadrati di asfalto sono stati rimossi per restituire permeabilità al terreno e creare nuove superfici verdi.
Tra gli obiettivi dichiarati dal Comune c’è proprio la mitigazione dell’isola di calore.
Un altro tassello riguarda il Lambro. Alla fine del 2025 è stata affidata la progettazione per la riqualificazione paesaggistica e ambientale delle aree verdi lungo il fiume tra via Azzone Visconti e via Bergamo.
Anche nel centro cittadino sono stati avviati interventi. Nel luglio 2026 sono iniziati i lavori sulle aiuole di via Italia, con specie selezionate anche in base alla capacità di adattarsi agli sbalzi climatici e favorire la biodiversità.
Sono progetti differenti. Ma se inseriti all’interno di una strategia comune potrebbero assumere un significato diverso.
Piantare alberi a caso non basta
È forse questa la lezione più utile che Monza potrebbe prendere dall’esperienza di Medellín.
Cento alberi distribuiti senza un criterio preciso non creano automaticamente un corridoio verde.
Servono continuità delle chiome, specie adatte al clima locale, spazio sufficiente per le radici, irrigazione soprattutto nei primi anni e una manutenzione costante.
Prima ancora potrebbe servire una mappa del caldo di Monza.
Quartiere per quartiere si potrebbero mettere insieme temperatura, superfici asfaltate, copertura arborea, densità della popolazione e presenza di luoghi particolarmente sensibili come scuole, strutture sanitarie e fermate del trasporto pubblico.
Le priorità potrebbero cambiare.
Un albero capace di ombreggiare una fermata utilizzata quotidianamente da centinaia di persone potrebbe produrre un beneficio sociale maggiore rispetto a una nuova aiuola realizzata in una zona già ricca di vegetazione.
Perché avere il Parco non basta
Monza possiede una risorsa che moltissime altre città non hanno: il Parco di Monza.

Ma avere una gigantesca area verde non significa automaticamente garantire ombra e comfort climatico in tutti i quartieri.
Alle tre del pomeriggio di una giornata di luglio, per chi cammina lungo una strada quasi completamente asfaltata, il grande Parco può essere distante anche soltanto pochi chilometri ma climaticamente sembrare molto più lontano.
Il salto di qualità potrebbe essere quindi quello di portare idealmente il Parco dentro la città.
Parco, Lambro, Villoresi, giardini pubblici, filari alberati, cortili scolastici e piccole superfici oggi asfaltate potrebbero essere considerati non più elementi indipendenti, ma parti della stessa rete.
Quanto potrebbe costare a Monza
Su questo punto è necessario evitare confronti troppo semplici.
I 6,50 dollari per abitante citati per Medellín non possono essere moltiplicati per la popolazione di Monza e trasformati nel costo di un eventuale progetto italiano.
Cambiano il costo del lavoro, gli spazi disponibili, le specie vegetali, le opere stradali, l’irrigazione e molti altri fattori.
L’esperienza colombiana dimostra però un principio: affrontare l’isola di calore non significa necessariamente costruire opere gigantesche.
Una parte degli interventi può passare dalla trasformazione dello spazio pubblico esistente: togliere asfalto dove non è necessario, ampliare le aiuole, mettere in continuità filari esistenti, ombreggiare percorsi pedonali e recuperare le sponde dei corsi d’acqua.
In piccola scala, alcune di queste operazioni sono già state sperimentate a Monza.
La vera sfida è collegare quello che già esiste
Monza possiede un grande Parco, il Lambro, il Villoresi, migliaia di alberi e diversi progetti dedicati all’adattamento climatico.
Il modello di Medellín suggerisce però di non considerare ogni intervento come un’isola.
Un albero, una nuova aiuola o 200 metri quadrati liberati dall’asfalto sono interventi utili.
Quando però vengono progettati per costruire una rete continua di ombra, vegetazione e terreno permeabile possono trasformarsi in qualcosa di più grande: una vera infrastruttura climatica urbana.
La domanda per Monza potrebbe quindi non essere soltanto quanti alberi piantare.
Ma dove piantarli, quali spazi collegare e quali strade vogliamo rendere vivibili anche nel cuore delle estati dei prossimi decenni.
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