Ilaria Salis, maxi risarcimento a due ex collaboratori: chi sono e perché furono allontanati
Valentina Dadda e Francois Gelmetti sono i due ex collaboratori che dovranno essere risarciti da Ilaria Salis: ecco le ragioni dei recessi.
L’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, la monzese Ilaria Salis, è stata condannata in primo grado dal Tribunale del Lavoro di Milano a risarcire due ex collaboratori, Valentina Dadda e Francois Gelmetti, per l’interruzione anticipata dei loro contratti. La somma riconosciuta ammonta complessivamente a 300.900 euro, oltre a 10mila euro di spese legali.
La sentenza è stata depositata il 10 marzo 2026, ma Salis sostiene che il giudizio si sia svolto a sua insaputa e annuncia battaglia in appello. Secondo quanto riferito da Open, una decisione di secondo grado sarebbe attesa tra alcuni mesi.
Chi sono Valentina Dadda e Francois Gelmetti
Valentina Dadda e Francois Gelmetti avevano collaborato alla campagna elettorale che nel giugno 2024 aveva portato Ilaria Salis al Parlamento europeo. Dopo l’elezione erano stati assunti come assistenti con due contratti destinati a scadere alla conclusione del mandato, il 16 luglio 2029.
Le rispettive retribuzioni mensili erano di 2.900 e 3.000 euro. Le mansioni comprendevano lo sviluppo di progetti per valorizzare l’attività dell’europarlamentare, la progettazione e la gestione di campagne ed eventi in Italia e all’estero, l’assistenza nei rapporti con le autorità e la consulenza politica in ambito strategico e tattico.
Il rapporto professionale si è però interrotto nel febbraio 2025, pochi mesi dopo l’avvio della collaborazione.
Perché Ilaria Salis interruppe i due contratti
Le motivazioni delle revoche non furono identiche. Secondo la ricostruzione pubblicata da Open, nelle lettere inviate ai due collaboratori venivano contestate, tra le altre cose, mancate risposte alle email e iniziative intraprese senza essere state concordate.
A Valentina Dadda sarebbe stato comunicato il recesso anticipato per il «venir meno del rapporto fiduciario», situazione che avrebbe determinato una «incompatibilità ambientale e personale».
A Francois Gelmetti l’incarico sarebbe invece stato revocato con effetto immediato, tenendo conto della «manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti della sua collaborazione».
Queste erano dunque le ragioni indicate dalla parlamentare per interrompere i rapporti. Il Tribunale, tuttavia, ha ritenuto che nel procedimento non fosse stata fornita la prova necessaria a dimostrare l’esistenza di una giusta causa.
La contumacia di Salis e la decisione del Tribunale
I due ex assistenti, rappresentati dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto, hanno impugnato i recessi davanti al Tribunale del Lavoro di Milano.
Secondo quanto riportato dalle fonti, i loro legali avrebbero tentato senza successo di notificare il ricorso introduttivo all’indirizzo ufficiale di residenza di Salis. L’europarlamentare è quindi rimasta contumace nel giudizio.
Nella sentenza, il giudice Franco Caroleo ha ricordato che spettava alla datrice di lavoro provare la sussistenza della giusta causa. Non essendo stata presentata tale prova nel procedimento, il Tribunale ha dichiarato illegittima l’interruzione anticipata dei contratti.
Il risarcimento di 300.900 euro è stato calcolato considerando i compensi che Dadda e Gelmetti avrebbero percepito fino alla scadenza naturale dei rispettivi incarichi. A questa cifra si aggiungono 10mila euro di spese legali.
Salis: «Il processo si è svolto a mia insaputa»
Ilaria Salis respinge la ricostruzione emersa dal giudizio e definisce la vicenda «surreale». La parlamentare sostiene di non avere avuto la possibilità di difendersi, poiché il procedimento di primo grado si sarebbe svolto a sua insaputa.
Salis ha dichiarato di confidare «nel processo d’appello che chiarirà come sono avvenuti realmente i fatti e la mia totale estraneità da condotte non rispettose della legge».
La controversia giudiziaria, quindi, non è conclusa: sarà il giudizio d’appello a riesaminare il caso e anche le ragioni che hanno impedito all’europarlamentare di partecipare al procedimento di primo grado.
Il caso ha un collegamento diretto con la Brianza: Ilaria Salis è infatti un’attivista monzese ed è stata eletta al Parlamento europeo nel giugno 2024, dopo il periodo di detenzione trascorso in Ungheria.
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