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Quando una saracinesca storica si abbassa, non chiude solo un’attività. Si spegne un presidio sociale, un luogo dove le persone si riconoscono e si sentono parte di qualcosa.
È quello che è accaduto a Lissone il 31 dicembre, ultimo giorno di apertura del bar latteria I Marches, in via Vecellio.

Dopo diciotto anni dietro al bancone, Simonetta e Loris Marchesi hanno salutato clienti, amici e un intero quartiere che, per quasi due decenni, ha trovato lì molto più di un semplice caffè.

Un bar di quartiere, non un locale alla moda

Dal cappuccino del mattino all’aperitivo prima di cena, “I Marches” era un punto fermo per la zona intorno alla parrocchia Madonna di Lourdes.
Un luogo autentico, lontano dalle mode e dai format tutti uguali.

Lo raccontano bene i messaggi lasciati dai clienti, sui social ma anche su fogli di carta, come si faceva una volta: un bar dove ci si sentiva a casa, in famiglia, senza bisogno di etichette o ambientazioni forzate.

Il sogno del papà diventato realtà

Simonetta e Loris sono cresciuti in quel quartiere. La latteria faceva già parte della loro quotidianità, con profumi e gesti semplici che si imprimono nella memoria.
Prima del cambio di vita, lei lavorava nel settore dei divani, lui faceva il meccanico. Poi, nel 2007, la scelta coraggiosa.

Hanno rilevato l’attività quasi d’istinto, spinti da un desiderio che non era solo loro. Era il sogno del padre, a cui hanno voluto rendere omaggio anche nel nome del locale.
Tutti li conoscevano come “i bagaj del Marches”. Da lì, “I Marches”.

Clienti diversi, un’unica comunità

In diciotto anni, dietro quel bancone è passato di tutto.
Gli anziani del cappuccino del mattino, i bambini con la cioccolata calda, i motociclisti attratti dalla passione di Loris per le due ruote, gli appassionati di calcio che si contendevano i giornali sportivi.

C’erano poi gli appuntamenti fissi: il caffè del venerdì sera, le chiacchiere senza fretta, le risate.
E non solo. Il bar apriva le porte anche per compleanni, ritrovi di famiglia, momenti importanti, piccoli e grandi.

“Abbiamo aiutato e siamo stati aiutati”

La regola non scritta era una sola: esserci sempre. Anche prima dell’orario ufficiale di apertura.
Se qualcuno aspettava fuori, la porta si apriva. Senza discussioni.

Un modo di lavorare che affonda le radici nella cultura delle corti, nella solidarietà quotidiana.
Un dare e avere continuo, fatto di gesti semplici. Come racconta Simonetta, il sostegno non è mai stato a senso unico.

Un capitolo che si chiude, una storia che resta

Ora per Simonetta e Loris si apre una nuova fase della vita.
La serranda è abbassata, ma i ricordi restano, insieme all’affetto di chi ha vissuto quel bar come una seconda casa.

“I Marches” non era solo un’attività commerciale.
Era un pezzo di Lissone. E certe storie, anche quando finiscono, continuano a scaldare il cuore.