Finisce dopo tre settimane la sosta per le Nazionali e domenica il Monza sarà di scena all'Olimpico contro la Lazio di Gennaro Gattuso. Una squadra in salute, quella biancoceleste, nonostante un ambiente completamente in rotta con il presidente Claudio Lotito, con cui il rapporto è ormai ai minimi storici.

Dal canto suo, il Monza vuole dare continuità alla prima vittoria stagionale ottenuta contro il Sassuolo: la formazione di Ivan Jurić cercherà in tutti i modi di mettere in difficoltà i padroni di casa, tra le cui fila militano gli ex biancorossi Nicolò Rovella e, soprattutto, Davide Frattesi.

Abbiamo fatto il punto della situazione con Alessandro Sticozzi, creator digitale, giornalista e radiocronista di Este News. Ecco le sue parole in esclusiva ai microfoni di Monza-News.

Gli azzurri hanno battuto la Turchia di Montella a Bologna: un'Italia che attualmente è seconda nel girone dopo la sconfitta col Belgio, il pareggio con la Francia e le due vittorie con la Turchia: un lavoro - quello di Mancini - che merita di andare avanti, nonostante il commissariamento FIGC? 

'Non so dirti se Mancini meriti o meno di andare avanti, ma dato che ha preso in mano questa squadra da sole quattro partite, secondo me è presto per i giudizi definitivi. E dato che per cacciare un CT dopo sole quattro partite si deve partire da dati certi o giudizi oggettivi e inappellabili, meglio andare avanti. Non vedo grandi alternative e, soprattutto dato tutto il tempo che si è perso quest’estate dietro noie burocratiche e lotte di palazzo tra politica e management sportivo, qualsiasi cambio sarebbe deleterio perché dovremmo, banalmente, ricominciare di nuovo tutto daccapo, con un nuovo CT che chiederebbe “del tempo” per lavorare, un nuovo progetto e nuove polemiche.

Sembra che alla fine si sia optato per una soluzione che fa finta di calmare le acque, nell’eterna mossa gattopardesca che contraddistingue moltissimi anfratti di questo fosco e bugiardo Paese. Il commissariamento o meno, di Malagò verso sé stesso o del governo verso la FIGC, cambia in maniera solo marginale quello che in ogni caso dobbiamo ricominciare a costruire sotto il profilo agonistico e sportivo'

Veniamo alla Serie A e alla partita Lazio-Monza: i padroni di casa sono partiti molto forte, grazie soprattutto all'arrivo dell'ex Monza Davide Frattesi. Ti aspettavi questa rinascita del centrocampista con la maglia biancoceleste?

'A Roma Frattesi è percepito più come un ex Sassuolo che un ex Monza. Detto ciò non mi aspettavo una “rinascita” così prepotente, anche se posso dirti che - secondo me - Frattesi non è mai veramente “morto”, calcisticamente parlando. All’Inter aveva davanti a sé giocatori più forti e più utili al gran palleggio del centrocampo nerazzurro. Alla Lazio ha trovato un ambiente soporifero e silenzioso, quasi abbandonato, dove ha potuto sprigionare la sua grande energia e dove ha potuto praticare uno stile di gioco più “offensivamente spensierato”. La sua bravura negli inserimenti a fari spenti in area di rigore era già nota ed alla Lazio - che negli anni ha perso tanti incursori importanti - lostile di gioco di Davide sta esaltando anche tanti compagni di squadra che si trovano ad operare vicino a lui a livello di porzione di campo'.

Nella Lazio c'è sempre stato il giocatore "copertina": lo fu Klose, poi Immobile, ora può essere il turno proprio di Frattesi?

'In un certo senso sì, anche se il capitano è Mattia Zaccagni e il giocatore più talentoso della squadra - a mio modesto parere - resta lui. Diciamo che insieme fanno una bella coppia da copertina, per ora. La forza e la vitalità di Frattesi hanno ridestato anche uno Zaccagni che lo scorso anno non era riuscito praticamente mai ad essere decisivo in zona gol'.

L'altro ex è Rovella: come sta andando il suo percorso a Roma?

'Purtroppo devo confessarti di come Rovella sia la più grande delusione da quando seguo la Lazio da radiocronista. Il giocatore, pur essendo entrato praticamente subito nel cuore dei tifosi grazie ad un orgoglioso impegno, non è mai riuscito ad evolvere né tatticamente, né tecnicamente. Prima la pubalgia, poi la sequela di infortuni vari spiegano solo in parte un’impasse che sembra riferita ad un calciatore che ha smesso di crescere e migliorare troppo presto. Non vorrei che fossimo stati abbagliati tutti da quella gran tempra mostrata a Genova in maglia rossoblu e soprattutto a Monza, dove tra l’altro il giocatore sembrava pure propenso a portare a casa qualche punto in zona gol/assist.

Sotto il profilo realizzativo, che non è centrale per un mediano ma non può essere completamente trascurato, il suo è uno (quasi) Zero Assoluto dal momento in cui è arrivato nella Capitale. Un gol e sei assist sparsi in quattro stagioni, dove peraltro non aveva intorno quasi nessuno a fargli da serio concorrente con continuità, dicono molto sul suo mancato apporto. Prima Sarri, poi Baroni, poi di nuovo Sarri ed ora Gattuso, con in mezzo Tudor hanno dato sempre la sensazione di affidare molta parte degli equilibri della Lazio al ragazzo, che probabilmente ha sofferto sia il peso della maglia che la grande responsabilità che gli hanno messo sulle spalle i tifosi, avendolo indicato come nuovo simbolo della lazialità, soprattutto dopo gli addii di Milinkovic Savic, Felipe Anderson, Immobile e Luis Alberto patiti nelle ultime stagioni. È brutto e fa male dirlo, ma nelle prime ottime cinque giornate di Serie A della Lazio una delle motivazioni chiave è stato il suo ‘non impiego’ in pianta stabile causa infortunio'.

Come gioca generalmente la squadra di Gattuso? E che impatto ha avuto l'ex CT della Nazionale? E come va la Lazio dopo il calciomercato estivo?

'Il gioco di Gattuso non è così facile da definire, soprattutto perché ci sono dei dettagli che cambiano in base all’avversario che la Lazio si trova di fronte. In casa i biancocelesti sono stati spesso manovrieri, a tratti avvolgenti, seppur mai continui all’interno dei 90’ di gioco. Si tratta di un 4-3-3 che può virare rapidamente a 4-2-3-1 con l’avanzamento di Frattesi sulla trequarti, quasi da seconda punta. Grande spinta dei terzini, con Floriani Mussolini e Nuno Tavares che rendono la squadra molto ampia in fase di costruzione. L’impatto di Gattuso, all’inizio, non è stato dei migliori se pensiamo allo 0-2 che la Lazio ha patito col Mantova. C’è da dire però che la squadra ha rialzato subito la testa in campi complicati, come Udine e Bologna, che negli ultimi anni non avevano mai sorriso ai biancocelesti. Il 2-2 col Milan è stata una gara appassionante, con il neo di essersi un po’ “fermati” all’altezza dell’inizio della ripresa, favorendo il ritorno e la rimonta dei rossoneri di Amorim. Il calciomercato estivo, come capita da tanti anni per la sponda biancoceleste della Capitale, non aveva portato in dote grandi speranze, anche perché dopo la scorsa annata col mercato bloccato per il problema riferito all’indice di liquidità, quest’anno si partiva col diktat del “saldo zero”: con un po’ di buona sorte e con tanta diplomazia calcistica con le dirigenze avversarie, comunque, l’essersi portati a casa Frattesi e Gudmunsson per un pugno di milioni di euro ha fatto gridare i tifosi all’affare. Per me, in ogni caso, il vero “grande acquisto” è quello di Romano Floriani Mussolini, che può definitivamente chiudere il capitolo Marusic sulla fascia destra, dando freschezza e ritmo ad una squadra che da anni soffre tanto sotto il profilo della qualità nella costruzione di azioni offensive'.

Una Lazio partita molto bene, ma con l'ambiente in rotta con Lotito. Quanto incide questo fattore sul campo? Poteva raccogliere di più la Lazio se non ci fosse stata questa situazione?

'L’ambiente è molto più che “in rotta” con Lotito. Qui a Roma c’è una vera guerra civile tra il popolo laziale e il suo Presidente, oramai inviso da molti anni, anche all’infuori del fatto che si possa imputare al patron tanti comportamenti veramente rivedibili. Il laziale medio non perdona a Lotito il fatto di aver condannato la piazza all’assenza del sogno di conquista. Lotito è sempre stato chiaro sul fatto di non dover mai produrre passi più lunghi della gamba, ma finché questo mantra serviva a tenere i conti in ordine, in parte la medicina poteva anche essere digerita da ampie fette della tifoseria. Se vivi per la sostenibilità e non spendi mai un euro in più del dovuto per versare comunque in condizioni di indigenza e passivo di bilancio, allora i conti non tornano e i tifosi non sono disposti ad ulteriori sforzi in termini di pazienza. Sul fare meglio di così? Non so dirti: per far meglio di così la Lazio avrebbe dovuto evitare la rimonta del Milan. Se ciò fosse accaduto quelli di Gattuso sarebbero a punteggio pieno. Ecco, forse con l’Olimpico pieno - come lo era stato in Lazio-Milan 1-0 della passata stagione -i giocatori di Gattuso sarebbero stati più sull’attenti nel secondo tempo e i due gol di Moreira non sarebbero arrivati… ma è molto difficile dirlo, siamo nel campo delle mere ipotesi'

Lotito che in contemporanea alla presidenza della Lazio, ha prima portato la Salernitana dalla Serie D alla Serie A, e ora ha acquistato la Reggina, prima nel girone I di Serie D, altra cosa non vista bene dall'ambiente laziale.

'Su questo non so darti un responso diretto, se non dalla pattumiera social, che comunque sa polemizzare pure sulle cose marcatamente positive, figurarsi sulle multiproprietà. Quello che i laziali imputano a Lotito è l’aver usato il nome della Lazio per accreditarsi nelle stanze dei bottoni che contano a livello politico, adoperandosi più per le società satellite, che potevano garantirgli voto a livello territoriale, che per la “società madre”… se mai Lotito ha considerato la Lazio come tale'

Sempre Lotito ha dichiarato "fuori da Roma mi amano tutti". Qual è il tuo parere e come vedi la questione della multiproprietà?

'Lotito dice tante cose. Non credo che tutti lo “amino” fuori da Roma. L’Italia è un Paese di bande e lobby. Lotito è stato sicuramente molto bravo a farsi amare a livello territoriale da moltitudini di cittadini che ne hanno garantito l’ingresso in Senato. Spargere favori, contatti, rapporti, commissioni, finanziamenti ed assunzioni compera facilmente l’amore dei territori, soprattutto se appartengono al tessuto extra-urbano italiano, che vive vari drammi tra cui: spopolamento demografico, invecchiamento della popolazione, analfabetismo funzionale galoppante nelle province, dissesti idrogeologici vari ed eventuali, sensazione più generale d’abbandono da parte dello Stato. Appena arriva un “Presidente” ad aprire qualche sagra tuonando frasi ottimistiche con un microfono dal palco, tutti sembrano riconoscergli automaticamente “amore”. L’amore però è un’altra cosa. Quella che Lotito chiama “amore” in realtà è “connivenza all’italiana”. Niente di più, niente di meno. Sulle multiproprietà penso semplicemente che a livello regolamentare il calcio abbia cercato un escamotage per consentire a chi aveva tanti soldi da spendere di immetterli nel sistema in maniera più eterogenea. Dato che il sistema calcio in Italia è in perdita totale da più di vent’anni, probabilmente qualcuno ha pensato che sembrasse brutto far sì che qualche bravo finanziatore si tenesse i soldi in tasca. Parimenti, nel tempo, abbiamo scoperto la vera utilità delle multiproprietà: collettivizzazione dei debiti; finanza creativa con vasi comunicanti… vale a dire soldi che escono da una tasca per entrare nell’altra senza mai cambiare pantalone. Le multiproprietà sono state, in sunto, un ausilio fondamentale per calmierare tanti bilanci devastati e per rinvigorirci nello sport nazionale che tutti preferiamo: la benedetta evasione fiscale!'

Il Monza ha trovato la sua prima vittoria prima della sosta contro il Sassuolo: che partita ti aspetti domenica?

'Non so che partita aspettarmi domenica, perché come ti dicevo sopra la Lazio è una squadra molto cangiante di partita in partita e non mantiene per tutti i 90’ lo stesso livello tecnico e di attenzione. Immagino un Monza accorto che sappia ripartire, un po’ come fatto in casa dell’Inter nei primi 45’ , per provare ad innescare Varela e gli altri frombolieri offensivi. Per quanto riguarda la vittoria col Sassuolo sono contento e penso che - all’infuori di Inter-Monza, i biancorossi meritassero qualcosina in più anche nelle altre gare disputate. Per essere una squadra che ha cominciato con tanti giocatori importanti della rosa ai box, comunque, mi sembra un inizio da non buttar via”


Come giudichi il lavoro di mister Juric? Può rinascere a Monza dopo le ultime 3 esperienza alla Roma, in Inghilterra e all'Atalanta?

“Impossibile valutare il lavoro di mister Juric dopo poche giornate e poi sarei fuorviato dall’ultima volta che l’ho visto allenare dal vivo: il tempo trascorso qui nella Capitale ha rappresentato la parentesi più paradossale che ho visto vivere ad un allenatore dai tempi di De Boer all’Inter. Monza può essere la piazza giusta dove rinascere dopo le brutte esperienze patite a Roma, Bergamo e Southampton, ma dovrà essere lui a fare uno scatto oltre il proprio personaggio del sergente di ferro, che forse aveva smesso di avere impatto pure nell’ultimo periodo al Torino. Ogni allenatore, progressivamente, all’interno della propria carriera ha dei momenti di evoluzione o di crescita, sia tecnica che umana. Gli ultimi step sono stati tutti falliti miseramente, ma forse la Brianza può raffreddare lo spirito balcanico del mister, che sotto il profilo della preparazione tattica delle partite rimane, secondo me, uno dei migliori tecnici oggi in circolazione in Italia”.

Il Monza è di proprietà americana, come buona parte dei club italiani. Come vedi il loro insediamento nel nostro campionato? E come vedi il lavoro di Baldissoni in Brianza?

 “Parto dalla fine: non ho gli strumenti per valutare il lavoro di Baldissoni al Monza. Il lavoro dei dirigenti è difficile giudicarlo anche una volta che sono giunti alla fine del mandato, figurarsi quando si è nel pieno del lavoro. Bisogna capire che tipo di eredità lascerà il suo corso. Qui a Roma ci sono state visioni discordanti nell’opinione pubblica, tanto che pure adesso è difficile delineare i contorni di dinamiche dirigenziali che sono lontane dal rettangolo verde e che premetterebbero, per poter essere giudicate appieno, un livello d’informazione che in Italia non abbiamo a proposito delle varie stanze dei bottoni delle nostre società calcistiche. È molto complicato e sarebbe complessissimo analizzare l’impatto delle proprietà americane all’interno del calcio italiano, dato che abbiamo vissuto, lungo tutta la Penisola, esperienze diversissime tra loro. Gli americani hanno provato, in via imperialistica, ad impedire che i grandi capitali arabi, cinesi o russi penetrassero in Europa in maniera egemonica ed in questo sono stati aiutati anche dalle questioni geopolitiche: i russi si sono progressivamente autoesclusi per le famigerate questioni ucraine; i grandi capitalisti dell’Estremo Oriente (vedi Zhang) hanno dovuto dismettere armi e bagagli e tornare a casa con le pive nel sacco (e pieni di debiti) a causa di un cambiamento di rotta della politica estera economica della Cina; gli arabi hanno pensato bene di costruirsi il castello in casa propria, anziché proseguire la campagna acquisti che ha visto come fiori all’occhiello City e Paris. In questo contesto gli statunitensi, da sempre interessatissimi anche alla questione della vendita dei diritti tv, hanno provato più volte a penetrare a livello di Lega Serie A per indirizzare la vendita dei diritti sulla trasmissione delle gare a partner vantaggiosi, provando lungamente ad escludere i rivali geopolitici. Se a livello di politica dello sport siamo rimasti affezionati ai nostri vecchi burocrati un po’ “parrucconi” stile Prima Repubblica, a livello di proprietà di team della massima serie gli USA sono ora presentissimi, con nove squadre (se comprendiamo il Bologna) che parlano americano a livello di leadership. Esistono secondo me tre tipi di “manico a stelle e strisce”: i capitani di ventura alla Commisso o 777 Partners, che romanticamente abbracciano un progetto, casomai mettendoci vicino gli interessi immobiliari di un centro sportivo e provano da “moderni mecenati” ad accentrare su loro stessi il nome di una bella città d’arte come Firenze o di un (ex) importante polo industriale com’era Genova; ci sono i gestori per interposta persona, come possono essere considerati i fondi che hanno consentito all’Inter ed al Milan di non sparire -finanziariamente parlando - dopo le gestioni Suning e Yoghong Lì (per quanto non abbiamo ancora capito il vero nome del tizio che ha comperato il Milan da Berlusconi); esistono infine quelli che definisco i “Ghosts”, vale a dire entità eteree, quasi melliflue, come i Friedkin a Roma (o come prima di loro Pallotta), che per evitare le forche caudine di una piazza calda come la Capitale effettuano la mossa della “sparizione”. Considera questo: seguo la Roma da ben prima dell’arrivo dei proprietari ora in sella a Trigoria e NESSUNO ha mai sentito parlare Dan o Ryan con la loro propria voce, se non in brevissimi frammenti forniti sui canali ufficiali. Questo terzo tipo di “proprietari USA” sono un mix dei due macro-gruppi precedenti: gestiscono interessi emozionali/storico/artistici come Commisso o 777, ma lo fanno con la natura schiva di un Oaktree della situazione' 

Mancini

A cura di Antonio Scirtò

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