“Bisogna continuamente ricominciare dalla fine”, diceva il poeta polacco Stanisław Jerzy Lec.
Una frase che non vede la fine come una sconfitta, ma come un punto di vista privilegiato da cui comprendere il senso delle cose e ripartire. 

Dove eravamo rimasti? Ai segnali positivi della gara di San Siro, dove il Monza, nonostante il 4-1 incassato, aveva messo in luce un'idea chiara di calcio, costruita e validata da Ivan Juric. Il calcio è fatto di trasmissione e ricezione, non solo del pallone, ma anche dei principi di gioco che un allenatore cerca di trasferire al meglio alla sua squadra. In campo i biancorossi mettono in pratica la teoria e proseguono su una strada precisa, quella del lavoro e del gioco come mezzo per raggiungere il risultato. 

Contro l'Udinese arriva un'altra buona prova, ma anche il secondo ko consecutivo che lascia i brianzoli a 0 punti in classifica. Il Monza, però, fa passi avanti rispetto al match del Meazza, soprattutto sul piano della continuità, restando in partita fino all'ultimo minuto e trovando la forza di reagire. 

Per analizzare la gara del Brianteo occorre partire proprio dalla fine e dalle parole di Juric nella conferenza stampa post-partita: “Siamo una squadra piccola che ha dei problemi. È un peccato giocare così e non raccogliere niente. Una sconfitta che non meritavamo. Abbiamo le idee chiare su cosa fare, la società lavora in un modo ottimo e cercheremo di aggiustare la rosa. Vorrei vedere da parte di tutti una crescita nella cattiveria agonistica, diventando tutti un po’ “bastardi” per conquistare la salvezza. Bisogna essere tosti e non sbagliare, cercando di essere più competitivi già dalla prossima gara”.

In sintesi: dentro la forma ci vuole la sostanza. Ovvero fame, fermezza, spirito combattivo e cinismo. 
Ma anche quell'atteggiamento che in Croazia, paese di Juric, mescola inat e borbivost: la determinazione testarda e la grinta che corrono sullo stesso binario della volontà di potenza nietzschiana. Nello stile che Quentin Tarantino dava al tenente Aldo Raine e alla sua truppa in Bastardi senza gloria.

monza udinese 2-3
L'esultanza di Colpani e Cutrone - Foto: MorAle

Note positive, errori negativi

È quasi un match da Premier League quello tra brianzoli e friulani. Le due squadre si affrontano a viso aperto, concedono spazi e segnano: l’Udinese ha una veste inglese, con un gruppo in cui convivono quantità, qualità e fisicità; il Monza è una macchina da assemblare, tra infortuni, emergenze ed esigenze tecniche.

Il risultato del Brianteo conferma la bontà della proposta biancorossa, ma anche le falle di un sistema che in un campionato come la Serie A vengono smascherate senza pietà. 
I tre gol incassati sono figli degli errori di singoli e reparto. Il vantaggio di Piotrowski nasce da una palla persa in costruzione da Mout e da una transizione incisiva dell'Udinese, con ritardi nel posizionamento e la deviazione decisiva del centrocampista biancorosso a favorire il tiro in area del numero 24 dei friulani. Anche il raddoppio della squadra di Runjaić è viziato da una topica clamorosa di Thiam, che sbaglia la scelta nell'intervento e stecca la respinta sul bolide dalla distanza di Kamara. Il tris è una perla assoluta di Ekkelenkamp, che scarica tutta la potenza nel suo destro diretto all'incrocio: incolpevole il portiere, ma rivedibile la disposizione del Monza su situazione di calcio d'angolo, con il solo Colpani a uscire in opposizione sul trequartista olandese al momento del tiro. 

Nel mezzo c'è l'azione splendida dell'1-1 del Flaco, con una sventagliata dalle retrovie di Foe Ondoa per Cutrone e l'assist al bacio di Mangas a bucare la difesa ospite.

La doccia gelata per il Monza arriva con l'uno-due dell'Udinese che, in tre minuti, agli sgoccioli della prima frazione di gioco, dà una spallata micidiale al match, esattamente come l'Inter a San Siro tra il 2-1 e il 4-1. 
Ma è anche vero che le reti del vantaggio avversario coincidono con abbagli clamorosi dei portieri, responsabili dell'episodio ma non capri espiatori delle sconfitte. Il calcio è fatto di episodi, ma è anche uno sport di squadra dove il collettivo prevale sul singolo nel bene e nel male.

Il 2-3 di Varela (secondo centro in due gare in A), con colpo di testa perfetto su assist di Akinsamiro, è un'iniezione di ossigeno per il Monza, rinvigorito dall'energia in mediana dell'ex Inter e del neo acquisto Folorunsho. Ma il tempo talvolta è tiranno: nell'ultima mezz'ora la squadra di Juric non riesce a finalizzare, sciupando un paio di occasioni per il pareggio. 

E allora torna un antico detto di Pantaleo Corvino, regola d'oro per la permanenza in Serie A: "Nella vita puoi anche sbagliare la moglie, ma non il portiere e l'attaccante". Per il Monza la casella da riempire è quella dell'estremo difensore.

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L'allenatore del Monza Ivan Juric - Foto: MorAle 

Un Monza di soldati e alleati

Il motore c'è, la scocca pure, i cavalli anche: manca qualche pezzo per terminare il collaudo e macinare i chilometri. Il Monza non dispone di una grossa cilindrata, ma ha tutti i mezzi per raggiungere il traguardo, cercando di massimizzare la resa, con efficacia ed efficienza keynesiane.

Ivan Juric ha bisogno di soldati e di alleati, di giocatori che sappiano lottare e al tempo stesso applicare le idee. 
Testa e muscoli, per esprimere in campo un calcio ragionato e non solo eseguito, quindi consapevole dei fatti e dei misfatti. Giusto replicare le cose buone, ma anche riflettere sui propri errori, perché attraverso gli sbagli si acquisisce esperienza e si matura velocemente. 
Correggere, lavorare e raddoppiare l'intensità: è questa la richiesta di Juric, il progetto da rispettare per costruire quel ponte che porta alla salvezza. I presupposti ci sono, le intenzioni pure. Ora occorre curare i dettagli e capitalizzare la mole di gioco prodotta nell'arco delle gare. 

Martedì 1° settembre c'è la sfida di Coppa Italia, sedicesimi di finale, contro il Torino: un altro test importante per consolidare meccanismi e conoscenze e trovare il feeling di squadra - tra chi c'era e chi è appena arrivato - in attesa degli ultimi ritocchi dal mercato (portiere, difensori e attaccante). 
Poi l'appuntamento è allo stadio Tardini, domenica 6 settembre alle 15:00, contro il Parma: il primo scontro diretto della stagione e una nuova possibilità di riscatto, dove sarà fondamentale non perdere e iniziare a raccogliere.

Andrea Rurali