"Orgoglio, passione e fede: solo per chi ci crede, lottiamo insieme”.

È questo il messaggio - bellissimo - della Curva Davide Pieri che accompagna l’ingresso del Monza in campo nell’ultima gara di regular season. Uno striscione che invita a non arrendersi e a combattere. Sempre e comunque.
Perché il calcio è l’espressione più pura delle emozioni, come sostiene Marcelo Bielsa, un’occasione da vivere con coinvolgimento e positività.
Valori che alimentano lo sport, in campo e sugli spalti, con la passione ad accendere giocatori e tifosi.
Uniti. Fino alla fine. Anche nelle difficoltà.
Anche oltre l’ultima curva di un campionato stupendo, avvincente, pazzo, incredibile.
Un campionato in cui il Monza stabilisce il suo record personale di punti in cadetteria (76, stessi punti del Pisa lo scorso anno), ma non basta per centrare la promozione diretta.

La squadra di Bianco disputa un’ottima stagione ma arriva terza dietro Venezia e Frosinone. Che portano a termine un’impresa straordinaria e agguantano la Serie A. Onore al merito agli avversari, capaci di fare meglio dei biancorossi in termini di punti e risultati.

monza empoli 2-2
L'omaggio della Curva Pieri all'ex Presidente del Monza Nicola Colombo

Realismo e non disfattismo

Si fa presto a ridurre tutto con frasi istantanee, banalizzando o sminuendo ciò che è stato. O peggio, criticando con il filtro della dietrologia - dei "se" e dei "ma" - per il futile gusto di aver ragione (o per trovare ad ogni costo un colpevole).

Il calcio, però, è un'altra cosa: è l'espressione delle potenzialità non di un singolo, ma di una squadra. Di un gruppo intero, con tutte le sue complessità. Semplificare significa non avere contatto con la realtà, con il gioco del pallone, con lo sport (interessante, in ambito psicologico, è il modello S.F.E.R.A. - Sincronia, i Punti di Forza, l'Energia, il Ritmo e l'Attivazione - ideato dal Dott. Giuseppe Vercelli.). 

A determinare non sono solo tattica, tecnica e qualità, ma il lato emozionale dei giocatori, che va oltre l'aspetto motivazionale e incide sull'approccio, l'atteggiamento, la prestazione.

Il realismo (e non il disfattismo) impone una riflessione: il Monza ha avuto le sue chance, ma non le ha sfruttate. Ha commesso errori, come lo hanno fatto le dirette concorrenti. Che al contrario sono state più brave a gestire i momenti cruciali, portando gli episodi dalla propria parte e mantenendo lucidità nelle situazioni decisive. 

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L'esultanza del Monza al gol di Delli Carri - Foto MorAle

Resettare e guardare avanti

Alla 38^ giornata il Monza pareggia contro l’Empoli 2-2: una partita, che al netto di tutto, era importante non perdere per tenere il vantaggio in classifica sul Palermo e, in virtù del miglior piazzamento, evitare i tempi supplementari dopo i 180' del doppio confronto. Come nel 2022, i biancorossi giocheranno i play-off, ma questa volta da testa di serie.

È normale essere delusi e rammaricati, ma anche giusto voltare pagina. Mantova (con le sue Sliding Doors) è stata fatale, ma non è ancora finita. 
Il destino ha scelto un cammino non facile, ma in salita: è lo specchio della storia del 1912, quella di un club che ha sempre sofferto fino all’ultimo secondo, nel bene e nel male. Anche e soprattutto adesso, trasformando la delusione in energia, moltiplicando le forze e dimostrando quanto la voglia di raggiungere l’obiettivo sia più importante di tutto.

Non è questo il momento di piangersi addosso, né tantomeno di avventurarsi in giudizi funesti che non hanno alcun valore critico. Bisogna guardare avanti e non indietro. Con entusiasmo. Perché quello che è stato non si può cambiare, ma il futuro può essere ancora scritto. 
È ora di rilanciare, con carattere e determinazione, con lo spirito di chi vuole riscattarsi gettando il cuore oltre l’ostacolo. E remando tutti dalla stessa parte: squadra, ambiente, stampa, tifosi. Insieme.

C’è ancora un’occasione per arrivare in alto, con la regola dei 5 secondi di Alex Zanardi a forgiare la mentalità: un passo alla volta, senza mai mollare.

E sabato 16 maggio, con la semifinale d’andata, si inizierà a fare sul serio.

Only the brave. Perché, lo insegna Mandela: “L'uomo coraggioso non è colui che non prova paura, ma colui che riesce a superarla”.

Andrea Rurali