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L'esterno del Monza Alessio Zerbin ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport alla vigilia di Monza - Milan.

Zerbin e Galliani
Foto AC Monza / Buzzi

Ecco come ha esordito Zerbin:

"Non sono più da considerare un giovane. A Monza ho trovato un gruppo fantastico, mi son sentito parte dopo un'ora. La sera in cui sono andato a cena con Adriano Galliani dopo la firma è stata quasi la prima volta in cui mi sono sentito davvero un professionista. Avevo un po’ di timore reverenziale, mi ha fatto sentire a mio agio. La mia timidezza non è emersa».

L’a.d. si ricorda che lei ha vinto una Coppa Italia di C contro il Monza e che nel 2021-22 ha segnato due gol con il Frosinone contro di lui?

«Certo! Me l’ha detto in quella cena… Tra l’altro era destino che vestissi questa maglia: da piccolo ho fatto qualche provino qui prima delle giovanili dell’Inter. Poi ho esordito da titolare in A contro il Monza nella scorsa stagione col Napoli e in questa prima da titolare contro il Monza».

Si applica bene il calcio di Palladino alle sue caratteristiche?

«Sì, gli piacciono i giocatori di gamba. Devo migliorare alcune cose, tipo la lucidità sotto porta. Quello step devo farlo io».

Lei è arrivato in prestito secco dal Napoli da protagonista della Supercoppa italiana: doppietta in semifinale alla Fiorentina, titolare in finale contro l’Inter…

«Mazzarri mi ha dato grandi possibilità, io ho cercato di farmi conoscere da lui e mi ha tenuto in considerazione. Anche grazie a lui sono arrivato qui pronto».

Domenica sera arriva il Milan: il Monza non perde da tre gare, mai subito gol, ma segnato solo uno. Che periodo è?

«Possiamo fare meglio anche in una situazione di classifica decisamente buona».

Nella scorsa stagione sono stati fatti molti punti con le big, in questa ancora nessuna vittoria…

«Col Milan ce la giochiamo, ci possiamo divertire e metterli in difficoltà. Niente avere timore, anche se è in forma e in fiducia».

Cosa l’ha spinta ad accettare Monza?

«E’ l’occasione per giocare con più continuità e per dimostrare di essere da A. E’ la soluzione giusta. E poi… Galliani!».

Dal vivaio Inter alla Prima categoria, poi la D fino allo scudetto: dove ha trovato la forza per gestire questo “su e giù”?

«Non c’è una spiegazione. Andavo a scuola, mi allenavo e mi divertivo, tutto con molta spontaneità. I miei genitori, Paola e Paolo, sono stati la base di tutto. Se dovessi ridar loro i soldi della benzina per portarmi ad allenamenti e partite, dovrei lavorare moltissimi anni! Senza scordare i nonni che mi hanno supportato moralmente e concretamente: Anna, Luciana, Giancarlo e Mario, mi piace ringraziarli tutti ancora adesso. “Mi raccomando non farti male” resta la raccomandazione più usata ancora adesso… La famiglia è stata ed è un punto fermo per me, compreso mio fratello Valerio e la mia compagna Valentina».

Quando è uscito di casa Zerbin?

«Quando nel 2015 sono andato al Gozzano. Studiavo, mi allenavo e mi facevo da mangiare. I miei ci tenevano allo studio e quindi qualche tirata d’orecchie per voti non buoni mi è arrivata. Mentre la pasta che mi cucinavo io e che mangiavo il giorno dopo appena finito la scuola non me la scorderò mai… Sono orgoglioso della straordinaria normalità della mia famiglia che mi ha trasmesso i valori del vivere bene».

Lei si sente una giovane promessa del calcio?

«Ma no! Mi sento uno che sta a metà strada… Valentin Carboni e Samuel Vignato sono giovani, sono del 2005 e 2004. Alla mia età puoi crescere ancora tanto, ma devi spingere. E fuori non bisogna dare alibi. Uno di 24 anni deve essere già pronto, non essere considerato un giovane».

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