In Lombardia non c'è più neve: ecco la strategia per salvare gli impianti
In Lombardia investimenti pubblici per circa 260 milioni di euro destinati agli impianti sciistici, mentre il dossier di Legambiente analizza il futuro del settore.
Sempre meno neve naturale sulle montagne lombarde, ma gli investimenti pubblici per sostenere il settore dello sci continuano ad aumentare. Negli ultimi anni tra contributi statali e regionali sono stati stanziati o spesi circa 260 milioni di euro per sostenere impianti di risalita e comprensori sciistici in Lombardia.
È quanto emerge dal dossier “Neve Diversa” di Legambiente, che analizza il futuro del turismo invernale nelle Alpi lombarde e il peso degli investimenti pubblici destinati a un settore sempre più in difficoltà a causa del cambiamento climatico.
In Lombardia circa 240 impianti di risalita
Attualmente in Lombardia sono presenti circa 240 impianti di risalita, distribuiti in una quarantina di comprensori sciistici.
Complessivamente si contano 675 chilometri di piste tra sci alpino e sci di fondo, localizzati in alcune delle principali località turistiche invernali della regione, tra cui Livigno, Bormio, Madesimo, Aprica, Santa Caterina, i Piani di Bobbio, la Valtorta, la Val Brembana e la Val Seriana.
Negli ultimi anni però la situazione è cambiata: 51 impianti sono stati chiusi, soprattutto perché situati a quote troppo basse, dove la neve naturale cade sempre più raramente, oppure perché non più sostenibili dal punto di vista economico.
Si tratta di oltre il 20% degli impianti ancora attivi.
Sempre più neve artificiale
Per mantenere aperte molte stazioni sciistiche si ricorre sempre più spesso alla neve artificiale prodotta con i cannoni sparaneve.

Senza l’innevamento programmato, in diverse località lombarde sarebbe ormai difficile garantire l’apertura delle piste durante tutta la stagione invernale.
Secondo il dossier di Legambiente, però, anche gli investimenti pubblici non sarebbero sufficienti a garantire la sostenibilità economica del settore nelle località più basse.
I finanziamenti pubblici
Il rapporto evidenzia diversi contributi destinati negli ultimi anni a comprensori sciistici lombardi.
Tra i principali interventi citati:
- 2,7 milioni di euro a Foppolo
- 4,5 milioni a Colere per il rifacimento degli impianti di risalita
- 25 milioni per Adamello Ski destinati a nuovi impianti e sistemi di innevamento artificiale
- 5 milioni per il Monte San Primo nel Comasco
- oltre 10 milioni ai Piani di Bobbio e Valtorta
- più di 10,5 milioni tra Alpe di Paglio, Pian delle Betulle e Piani di Artavaggio in Valsassina
- 25 milioni a Livigno
- 10 milioni all’Aprica
- 20 milioni a Madesimo
Secondo le analisi di Legambiente, se si aggiungono anche le opere legate alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, gli investimenti complessivi per il settore sfiorano il mezzo miliardo di euro.
Il futuro dello sci secondo il dossier
Luca Rota, scrittore ed esperto di montagna citato nel dossier, sostiene che il modello economico basato sullo sci invernale stia diventando sempre più fragile.
Secondo l’analisi contenuta nel rapporto, la Lombardia continua a investire fortemente nel settore nonostante le difficoltà legate alla riduzione delle nevicate e all’aumento delle temperature.
Il futuro dello sci lombardo potrebbe quindi dipendere anche dall’eredità delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, considerate da alcuni operatori una possibile occasione di rilancio per il turismo montano.



