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"Meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0".
Nel lascito calcistico e culturale di Vujadin Boškov in Italia c'è una celebre frase che, se collocata successivamente a una sconfitta, scioglie la pressione del momento e proietta il morale della squadra al futuro. 
Il mestiere dell'allenatore consiste anche nel lavorare sulla psicologia, nelle motivazioni, nell'orgoglio. Perché, come sottolineava Gigi Radice, ex trainer di Monza e Inter: “L'allenatore non può essere solo il tipo che ordina il pressing e fa fare ginnastica, dev'essere un punto di riferimento morale, io il mestiere lo interpreto così”. 

Nel post partita Raffaele Palladino, analizzando la prestazione dei suoi (e la sua fiscalissima espulsione), ha archiviato subito il ko siderale contro i nerazzurri chiamando il gruppo a raccolta e focalizzando l'obiettivo nella trasferta di Empoli. 
Responsabilità e leadership da vero condottiero, non solo sul piano professionale ma anche comunicativo, con quella prossemica “costanziana”, misurata e confacente, a disciplinare il suo comportamento verso la squadra e l'ambiente esterno.

E cosa dovrebbe predicare un allenatore-punto di riferimento morale? Stessa domanda che Gianni Mura pose a Radice in un'intervista per Repubblica nel 1986. 
La risposta del tecnico di Cesano Maderno fu tanto lapidaria quanto efficace, chiarissima nella sintesi e nel rendere il messaggio: “Sacrificio e ancora sacrificio, non è una scoperta”.

Un concetto che, unito al lavoro e all'applicazione, cuore etico della dottrina palladiniana, diventa essenziale nell'andamento di una stagione.

Sacrificio: l‘ingrediente per superare le battute d'arresto ma anche quello per conquistare le vittorie. È proprio grazie al sacrificio che la squadra di Inzaghi infligge ai biancorossi una vera e propria lezione di calcio, imperiale prova di forza sul profilo tecnico e tattico.

Pessina e Pavard

Qualità, Inter “troppo forte”, Monza troppo timido

All’U-Power Stadium il Monza cade, crolla, capitola per mano della capolista Inter. Anzi, viene letteralmente strapazzata incassando per la prima volta in Serie A 5 reti complessive e oltre due gol in casa. 
“Troppo forte” la squadra di Inzaghi, come la coppia Sordi-Verdone nell’omonima commedia dell’86. 
Ma ora siamo nel 2024 e sul campo dell’allora Brianteo (elogiato più volte dall’allenatore nerazzurro a fine partita) la coppia protagonista, Lautaro e Thuram, accoglie un terzo elemento, Calhanoglu, autore della sua prima doppietta in campionato.

Una manita apodittica che certifica la schiacciante superiorità dei vice Campioni d'Europa e un ritrovato smalto dopo le ultime uscite. 
Palladino sperava di sfruttare il calo fisiologico dell'Inter e renderlo un fattore, Inzaghi predica abnegazione e cattiveria agonistica per evitare spiacevoli sorprese come lo scorso anno.
A fare la differenza è l'approccio della Beneamata e il ritmo avvolgente di tutti gli effettivi nelle due fasi di gioco.
Classico sistema per i nerazzurri, 3-5-2 d'interscambio coi quinti di centrocampo e i terzi di difesa a ruotare in simultanea in situazione di possesso palla.

Il Monza parte con lo stesso schieramento di Frosinone, ad eccezione di Sorrentino che rileva tra i pali l'infortunato Di Gregorio. Per la terza gara consecutiva Gagliardini prende la casella di centrale difensivo e Bondo affianca Pessina nel mezzo. In avvio i biancorossi subiscono l'aggressività dei nerazzurri e abbassano precocemente il baricentro, con le due sotto punte, Colpani e Valentin Carboni, a creare densità nella zona intermedia. Ma l'atteggiamento troppo remissivo e morbido dei brianzoli mette l'Inter nelle condizioni ideali per affondare.

Una panoramica dalla Curva Davide Pieri

Tempi di gioco e giocate

La squadra di Inzaghi spinge a pieno organico e al 9' passa in vantaggio. Richiamato dal Var, Rapuano sanziona il tocco di mano di Gagliardini sul colpo di testa di Lautaro. Una scelta discutibile che sembra non contemplare l'involontarietà del gesto e l'impossibilità di stringere le braccia compiendo un movimento istintivo per natura. “Se il braccio non può essere più ritratto non deve essere punibile", disse nel 2020 l'ex designatore fa Nicola Rizzoli sottolineando che “l’obiettivo è quello di permettere ai difensori di non giocare come i pinguini". 

La decisione dell'arbitro non va in questa direzione e dal dischetto, infallibile, Calhanoglu spiazza Sorrentino portando l'Inter sullo 0-1. Episodio clou (e non sarà il solo, come precisa Paolo Corbetta nel suo consueto punto) che sposta l'inerzia del match a favore dei nerazzurri. 

Ma come nasce l'azione per genera il penalty? Da una percussione di Pavard che taglia le marcature e le distanze fra i reparti dei biancorossi.
Lo sgancio del francese, braccetto di destra supportato da Darmian, coincide parallelamente con l'avanzata a sinistra di Bastoni e la conseguente scalata all'indietro di Dimarco
Una giocata coi giusti tempi di gioco che costringe Pessina e Pereira a ripiegare su Pavard e Darmian, lasciando svincolata la linea di passaggio per Barella e scoperto lo spazio in diagonale tra Valentin Carboni e l'esterno lusitano del Monza.
La ricerca del terzo uomo in appoggio e delle triangolazioni permette al 23 nerazzurro di riaprire per Pavard che, indisturbato, crossa nel mezzo per Lautaro

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Barella è libero di ricevere la palla nell'azione che porta al primo rigore per l'Inter - Foto: DAZN

Impatto devastante, raddoppio micidiale

L'Inter impone il suo calcio, fluido e funzionale, dimostrando brillantezza e solidità. Pressing collettivo e pressione individuale sono le armi per insidiare il Monza, il cui gioco prevede una particolare propensione allo sviluppo dal basso. 
Al contrario l'Inter tende a impostare dai due braccetti alzando il baricentro alla linea mediana, con Calhanoglu che funge da metronomo e cervello della squadra. Tutti attaccano e tutti difendono, con attitudine e uno spirito charruista, dove tenacia e intensità convergono nella finalizzazione sotto porta e nella propensione a difendere proattivamente. 
L'Inter è una macchina da gol, una squadra che sfrutta la sua mentalità famelica e feroce per disintegrare le partite. 
Dopo soli 14' il tabellino è già pieno di occasioni e reti. L'impatto dei nerazzurri è devastante e il raddoppio ingloba gli assiomi principali del calcio di Inzaghi: verticalità, ampiezza e realizzazione. 

La chiave tattica della gara è la fitta correlazione tra difesa e centrocampo interisti, che chiama l'uscita in pressione dei brianzoli. Pressione che, come sottolineava Cruijff, deve esercitare sul pallone non sul giocatore”. Caldirola si alza su Barella, già tallonato da Pessina, ma svuota un corridoio centrale per lo sgancio dalle retrovie di de Vrij. L'olandese salta elegantemente Bondo e premia a sinistra la cavalcata di Dimarco. Per l'esterno della Nazionale è una pratica fin troppo facile servire un cross rasoterra al centro per il tapin di Lautaro. La retroguardia del Monza viene colta e colpita in velocità dagli avversari. 

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Lo sgancio di de Vrij che porta al raddoppio nerazzurro - Foto: DAZN

L'importanza delle seconde palle e i duelli vinti

Il modo migliore per togliere l’imprevedibilità di una palla vagante è garantire una copertura immediata della zona di contesa. Leggere le potenziali situazioni e presidiare il campo è diventata un'opportunità per squadre con determinate caratteristiche tecniche e fisiche. Esattamente come l'Inter, la cui dimensione tattica consente di rendere la gestione delle seconde palle un vero e proprio concetto di gioco ricorrente.
Recupero della sfera, transizione e ripartenza: al 59' l'Inter sbroglia l'area da situazione di calcio d'angolo per il Monza e ribalta l'azione. Dimarco rilancia lungo e crea un duello one-to-one tra Calhanoglu e Colpani
Il Flaco stacca di testa ma non impatta la sfera, che scivola alle sue spalle per la crociera solitaria di Mkhitaryan. L'armeno, tra i game breaker e i centrocampisti d'interdizione più decisivi del campionato, raccoglie il rimbalzo e guida l'offensiva per 40 metri servendo poi nel mezzo Thuram; tacco all'indietro del 9 nerazzurro per il tito di prima di Calhanoglu che spiazza Sorrentino e sigla lo 0-3.

La seconda palla che innesca l'azione del terzo gol dell'Inter - Foto: DAZN

Il guizzo di Mota e il rigore di Pessina

Nella ripresa Palladino cambia interpreti e modulo passando al 4-2-3-1 per garantire una copertura laterale più adeguata e una superiorità di uomini tra centrocampo e difesa (4-2-3 del Monza contro 3-5 dell'Inter). Con gli ingressi di Kyriakopoulos e Colombo per Ciurria e Bondo, i biancorossi ritrovano equilibrio e struttura, con i tre rifinitori d'attacco a giocare tra le linee e all'interno del campo. La reazione c'è e si materializza in un rapporto più misurato con gli avversari che, dopo il terzo gol, non rinunciano a scendere sotto palla e a sfruttare le transizioni. Gioco fattivo e in contropiede per la squadra di Inzaghi, possesso palla e costruzione per la compagine di Palladino
Al 66' la gara si riaccende: Birindelli ruba il pallone, lo appoggia per Pessina e fa ripartire l'azione. Il capitano del Monza verticalizza su Colombo, che scende a cucire la manovra allargando a sinistra per Mota. Un'apertura sulla corsa che dona ampiezza e mette il portoghese nelle condizioni di puntare la porta. All'interno dell'area Darmian affonda l'intervento e tocca il piede di Mota. Rapuano fischia il penalty per il Monza, trasformato con freddezza da Pessina

Al 75' i biancorossi si affacciano nuovamente nella metà campo interista e confezionano una buona occasione con Kyriakopoulos, la cui conclusione dal limite dell'area viene respinta da Sommer. La sentenza definitiva arriva al 84' con l'1-4 su rigore di Lautaro e 4 minuti più tardi con la cinquina di Thuram, su assist di Mkhitaryan (che sfrutta l'errore di Gagliardini, non in giornata, e avvolge il contropiede).

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La verticalizzazione di Pessina per Colombo che avvia l'azione del rigore - DAZN

Travolti dal destino e… da una sonora sconfitta

Monza-Inter finisce 1-5. Partita mai in discussione e, fatalmente, già affettata dopo soli 15 minuti. Una sconfitta 5.1 in Dolby Surround in cui l'Inter utilizza cinque canali (gol) a larghezza di banda completa e il Monza un (solo) canale di effetti a bassa frequenza, sia nel gioco sia nelle marcature.

Il titolo della serata, nerissima e severa per i biancorossi, non può essere che, tanto per rievocare il capolavoro di Lina Wertmuller: “Travolti da un insolito destino nel nerazzurro inferno dell'U-Power”.

Crollo tecnico e tattico dei brianzoli, con Palladino che subisce la strategia di Inzaghi e la schiacciante superiorità della squadra più attrezzata del campionato. Qualità, tecnica e rapidità d'esecuzione: l'Inter batte il Monza sulla velocità e i tempi di gioco, sempre un passo avanti rispetto agli avversari e saldamente al timone della gara. 

Mentre la capolista corre spedita verso lo scudetto, il Monza punta a difendere il primo posto a destra della classifica e a vincere, così, il suo personale scudetto, come dichiarato da Raffaele Palladino.

Per farlo sarà necessario resettare subito la stangata dell'U-Power Stadium e preparare al meglio la prossima sfida, in programma domenica 21 gennaio alle 15 al Castellani di Empoli. 
Un match che offrirà ai biancorossi l'opportunità di riscattarsi e raccogliere punti con una prestazione convincente. 

Di Andrea Rurali