Dal Gran Biscotto ai bulloni su Marte: 5 aziende nate o cresciute in Brianza
Ci sono il prosciutto Gran Biscotto, i dadi Star, un letto diventato un classico del design e perfino i bulloni finiti su Marte: hanno tutti qualcosa a che fare con la Brianza
Quando si parla dell'industria della Brianza si pensa soprattutto ai mobili. È un'associazione comprensibile: tra Meda, Lissone, Giussano e i comuni vicini si è sviluppato uno dei distretti dell'arredamento più importanti d'Italia, e ancora oggi molte aziende che vendono mobili e oggetti di design nel mondo hanno sede da queste parti.
Ma la Brianza industriale è anche parecchio altro.
Ci sono aziende nate qui che producono cose che moltissimi italiani hanno avuto in cucina almeno una volta, altre che lavorano quasi esclusivamente per grandi imprese e che per questo sono sconosciute al grande pubblico, nonostante abbiano clienti e stabilimenti in diversi paesi. E poi ci sono imprese del design che hanno contribuito a rendere riconoscibile all'estero un certo tipo di arredamento italiano.
Ne abbiamo scelte cinque.
Rovagnati, quella del Gran Biscotto

Per molte persone Rovagnati significa soprattutto una cosa: Gran Biscotto. È il prosciutto cotto che dagli anni Ottanta porta sulla cotenna il caratteristico marchio a fuoco, pensato da Paolo Rovagnati proprio per renderlo riconoscibile anche una volta tolta la confezione.
La storia dell'azienda, però, era cominciata in tutt'altro modo. Nel secondo dopoguerra la famiglia Rovagnati si occupava soprattutto di burro e formaggi; fu negli anni Sessanta che Paolo Rovagnati convinse il padre a concentrarsi sui salumi e in particolare sul prosciutto cotto, che allora non aveva necessariamente la reputazione di prodotto di qualità che ha oggi. Nel 1968 prese la guida dell'impresa e negli anni successivi Rovagnati diventò un marchio nazionale.
A contribuire alla sua notorietà fu anche la televisione. Negli anni Novanta Mike Bongiorno presentò i prodotti Rovagnati durante La Ruota della Fortuna, una di quelle associazioni pubblicitarie che per una certa generazione sono diventate difficili da separare dal marchio stesso.
Rovagnati è rimasta molto legata al territorio da cui proviene: la sede della società è ancora a Biassono, in piazza Paolo Rovagnati. Nel frattempo l'azienda si è espansa fuori dall'Italia e nel 2021 ha aperto anche uno stabilimento negli Stati Uniti, nel New Jersey.
Fontana Gruppo, quella dei bulloni che quasi nessuno conosce
Fontana Gruppo è un buon esempio di quelle grandi aziende italiane di cui il consumatore normale può non avere mai sentito parlare, semplicemente perché non vendono soprattutto ai consumatori.
Produce sistemi di fissaggio: in termini più semplici, viti, bulloni e componenti che servono a tenere insieme oggetti e strutture molto più grandi e complicati.
L'azienda nacque nel 1952 a Veduggio con Colzano, dove i fratelli Loris e Walter Fontana cominciarono a produrre viti e bulloni. Già pochi anni dopo esportava in Belgio e negli Stati Uniti, e nel 1964 iniziò un rapporto commerciale con Caterpillar che contribuì alla crescita e alla specializzazione dell'impresa.
La cosa interessante di Fontana è che rende abbastanza bene l'idea di quanto possa essere poco visibile un'azienda industriale pur partecipando a progetti enormemente visibili.
Nel 2021 il gruppo ha fornito sistemi di fissaggio utilizzati per il rover Perseverance della NASA, quello arrivato su Marte nel febbraio dello stesso anno. I suoi componenti sono stati impiegati anche nei lavori di rinnovamento dello stadio Santiago Bernabéu di Madrid.
È difficile immaginare due destinazioni più diverse per un bullone prodotto da un'azienda nata in un comune della Brianza.
Star, quella del dado
La Star invece appartiene alla categoria opposta: il suo nome è conosciuto soprattutto perché per decenni è stato stampato su prodotti di uso quotidiano.
La società fu fondata nel 1948 da Regolo Fossati a Muggiò. Anche il nome ha una piccola storia familiare: Star è la traduzione inglese di Stella, il nome della moglie del fondatore, Stella Pogliani.
Il prodotto che più di ogni altro contribuì a far conoscere l'azienda fu il dado da brodo. Negli anni Sessanta arrivarono poi il Gran Ragù, presentato dall'azienda come il primo sugo pronto prodotto industrialmente in Italia, e il tè in filtri. Nello stesso periodo Star trasferì la propria sede ad Agrate Brianza.
Negli anni successivi il catalogo si allargò parecchio: Pummarò, Polpabella, Tigullio e, molto più recentemente, Saikebon. È anche per questo che Star è una di quelle aziende che possono essere presenti nella cucina di una persona attraverso prodotti molto diversi tra loro.
Oggi non è più un'impresa indipendente italiana: appartiene a GBfoods, gruppo alimentare internazionale di origine spagnola. Ma la storia industriale di Star, così come il suo insediamento ad Agrate Brianza, rimane profondamente legata a questo pezzo di Lombardia.
Rimadesio, quella delle porte che sembrano pareti
Con Rimadesio si torna a qualcosa per cui la Brianza è conosciuta molto meglio: mobili e design.
L'azienda fu fondata nel 1956 a Desio, inizialmente con il nome di Rima Vetraria, e si specializzò nella lavorazione del vetro per l'arredamento. Con il tempo vetro e alluminio diventarono due degli elementi più riconoscibili dei suoi prodotti, soprattutto porte scorrevoli, pannelli divisori, cabine armadio e sistemi per organizzare gli spazi interni.
Sono prodotti che spesso cercano di fare una cosa apparentemente semplice ma tecnicamente piuttosto complicata: dividere due ambienti facendo percepire il meno possibile la presenza di una divisione.
Oggi la sede di Rimadesio è a Giussano. Il complesso aziendale occupa circa 30mila metri quadrati e riunisce produzione, logistica e attività commerciali; nello stesso comune si trova anche lo showroom che ospita la R-Academy dell'azienda.
È un tipo di impresa molto rappresentativo della trasformazione del distretto brianzolo del mobile: dalla lavorazione artigianale e industriale dei materiali a prodotti di fascia alta progettati per un mercato internazionale.
Flou, quella che ha cambiato il letto italiano
Tra le aziende di questa lista, Flou è probabilmente quella legata nel modo più diretto a un singolo oggetto.
È il letto Nathalie, progettato da Vico Magistretti e presentato nel 1978, lo stesso anno in cui fu fondata l'azienda. Era un letto imbottito e rivestito in tessuto completamente sfoderabile, una soluzione che oggi può sembrare piuttosto normale proprio perché in seguito è stata imitata e riproposta moltissime volte.
Flou nacque dall'intuizione di Rosario Messina, imprenditore siciliano che dopo diverse esperienze professionali nel settore dell'arredamento e dei tessuti si trasferì nel Nord Italia. Scelse di fondare l'azienda in un territorio dove erano già concentrate molte delle più importanti imprese italiane del mobile.
Nathalie ebbe una vita insolitamente lunga per un prodotto industriale: nel 2020 ricevette il Compasso d'Oro alla carriera del prodotto, più di quarant'anni dopo la sua progettazione.
Flou nel frattempo ha smesso da tempo di produrre soltanto letti: il catalogo comprende divani, poltrone, complementi e mobili per diversi ambienti della casa. L'azienda è ancora controllata dalla famiglia Messina e ha sede a Meda, in via Cadorna.
Una cosa molto brianzola
Rovagnati, Star, Fontana, Rimadesio e Flou fanno cose talmente diverse che metterle insieme può sembrare un esercizio un po' artificiale.
In realtà raccontano abbastanza bene una caratteristica dell'economia brianzola: la presenza, in uno spazio geografico relativamente piccolo, di aziende specializzate in settori che hanno poco o nulla in comune.
Alcune hanno costruito marchi che conoscono praticamente tutti. Altre possono produrre per decenni oggetti che finiscono dentro automobili, macchinari, edifici o perfino veicoli spaziali senza che quasi nessuno legga il loro nome.
E poi ci sono quelle del mobile, naturalmente.
Perché alla fine lo stereotipo sulla Brianza del design non era sbagliato. Era soltanto incompleto.



