Paolo Bianco
Paolo Bianco

In un'ampia intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, il tecnico Paolo Bianco ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera recente, soffermandosi in modo particolare sull'esperienza vissuta sulla panchina del Monza. Dalla promozione conquistata ai playoff fino ai retroscena del suo addio, l'attuale allenatore del Pisa ha analizzato alti e bassi della sua avventura in Brianza.

Il rammarico per la promozione diretta e l'impresa playoff

Nonostante il trionfo finale attraverso i playoff, Bianco non nasconde un pizzico di amaro in bocca per non essere riuscito a centrare subito la promozione diretta in Serie A:

"Ho un po’ di rammarico. Vuol dire che non eravamo pronti, ma vanno riconosciuti i meriti del Frosinone che ha fatto 26 punti nelle ultime 10 partite. Ho voluto vivere i playoff come un’esperienza nuova, un’opportunità di crescita. E così è stato, una full immersion incredibile, come quando a Sassuolo con De Zerbi avevamo fatto 13 partite in 40 giorni dopo il covid."

Un percorso tortuoso ma orgoglioso, caratterizzato da tre snodi decisivi nel corso della stagione (Frosinone, Spezia e Mantova), che ha dimostrato la capacità della squadra di saper gestire la pressione nei momenti chiave.

L'addio al Monza: "Sentivo che la stima era finita"

Uno dei passaggi più significativi dell'intervista riguarda la separazione dal club brianzolo, arrivata dopo una trattativa complessa e un cambio di contesto societario. L'allenatore ha chiarito le dinamiche del suo addio:

"È stato un momento particolare, non me lo aspettavo. Alla fine ho deciso io di non restare, capivo che la stima era finita."

Bianco ha poi messo a confronto l'ambiente trovato a Monza rispetto a quello attuale a Pisa, spiegando anche l'impatto dei cambiamenti al vertice del club:

"A Monza mi scelse Galliani, poi la proprietà è cambiata e ho dovuto conquistarla, mentre a Pisa mi ha voluto una proprietà forte con grandi prospettive."

L'eredità della Serie A e le caratteristiche della rosa

Analizzando le differenze tra le rose delle due squadre appena retrocesse dalla massima serie, il tecnico si è espresso sui profili dei giocatori presenti a Monza rispetto alle esigenze del campionato cadetto:

"A Monza c’erano giocatori con tanti anni di A... Erano rimasti giocatori forti, ma poco adatti alla B."

Una differenza di impostazione tattica e motivazionale che ha richiesto un intenso lavoro sulla testa dei calciatori, ma che non cancella il valore dell'impresa compiuta: vincere la Serie B al primo colpo e regalare la promozione ai tifosi biancorossi.

Monza e Pisa a confronto: il punto di vista di Bianco

Nel corso dell’intervista, Bianco analizza in profondità il parallelo tra la sua avventura in Brianza e la nuova sfida intrapresa in Toscana, mettendo in luce differenze sostanziali sia a livello societario sia all'interno dello spogliatoio.

Se a Monza era stato scelto da Galliani per poi doversi guadagnare la fiducia di una nuova proprietà subentrata in corsa, a Pisa ha trovato fin dal primo giorno un club solido e orientato al futuro. Questa stabilità si riflette anche nella gestione del gruppo: se la rosa monzese contava diversi elementi con molti anni di Serie A alle spalle — giocatori indiscutibilmente forti ma a tratti poco adatti ai ritmi e alla mentalità della B —, la squadra pisana è composta da ragazzi che hanno assaporato la massima serie solo per una stagione. Questo dettaglio fa tutta la differenza del mondo: ci sono meno scorie psicologiche legate alla retrocessione e c'è un gruppo affamato che ha fame di vincere.

Proprio per questa diversa impostazione emotiva, Bianco ha potuto spendere meno energie nel ricostruire il morale dei calciatori, concentrandosi da subito sul lavoro tattico e di campo. Il tutto si inserisce in una visione strategica differente: mentre l'impresa di Monza si è compiuta nell'intensità dei playoff, il percorso a Pisa si fonda su un piano biennale ben strutturato, nato con l'ambizione di risalire nel giro di due anni e creare un blocco solido destinato a durare nel tempo.

L'eredità tattica e la sfida del campionato

Dal punto di vista tattico, Bianco ammette che il Pisa attuale ricorda per certi versi il suo Monza:

"Un po’ sì, ma i giocatori sono diversi. Sono arrivati elementi con le caratteristiche giuste per questo campionato, che alzano il livello, mentre a Monza erano rimasti giocatori forti, ma poco adatti alla B."

Nonostante la partenza rallentata tipica delle squadre retrocesse, l'obiettivo di Bianco rimane chiarissimo: fare leva sui risultati per ritrovare l'entusiasmo della piazza e guidare il Pisa verso il vertice.