Un miliardo di euro di investimenti, oltre 70 milioni di sinergie stimate fino al 2041 e una nuova multiutility pubblica per acqua e rifiuti in Brianza. È il progetto di aggregazione tra BrianzAcque e Brianza Energia Ambiente (BEA). Tra le carte, però, c'è anche un parere dell'autorità che vigila sul servizio idrico: la seconda fase dell'operazione, quella che porterebbe acqua e rifiuti in un'unica società operativa, secondo l'ente sarebbe meglio non farla.

Lo si legge nella deliberazione n. 12 del 10 giugno 2026 dell'Ufficio d'Ambito Territoriale Ottimale (ATO) di Monza e Brianza. Il documento va letto insieme agli altri atti: le 85 pagine di motivazioni economico-finanziarie preparate dopo i rilievi della Corte dei conti, la perizia aggiornata del professor Mauro Bini e la nuova approvazione arrivata dal Consiglio comunale di Monza il 22 ottobre. Messi in fila, raccontano i vantaggi attesi della multiutility, le condizioni da cui dipendono e le questioni ancora aperte.

La riserva dell'ATO sulla seconda fase

L'operazione procede per tappe. Nel primo assetto c'è una holding pubblica al vertice e, sotto, due società operative distinte: una per il servizio idrico e una per i rifiuti. In un secondo momento le attività dei rifiuti potrebbero essere incorporate in BrianzAcque, che diventerebbe così l'unica società operativa. L'accordo quadro del 17 aprile 2026 fissa al 31 dicembre 2027 il termine finale del percorso, sempre che si verifichino le condizioni previste.

Il parere dell'ATO si concentra proprio su questo secondo passaggio. Per la parte che riguarda il servizio idrico l'ente si è espresso a favore, con quattro voti favorevoli e uno contrario. Avverte però che l'unificazione operativa aumenterebbe la complessità e il profilo di rischio della gestione dell'acqua, perché metterebbe insieme attività sottoposte a regolazione tariffaria e attività di mercato. Per questo ritiene preferibile che la seconda fase non abbia seguito e, se si decidesse di andare avanti comunque, chiede una nuova verifica delle condizioni di esecuzione.

La riserva non ha valore di divieto e non impedisce giuridicamente l'aggregazione. Pesa però, perché arriva dall'autorità competente sull'acqua e lascia aperta una domanda: quali garanzie verranno adottate per evitare che i rischi economici e organizzativi del settore rifiuti finiscano sulla gestione del servizio idrico?

Lo stesso ATO riconosce, d'altra parte, che il servizio idrico è sostenibile in autonomia anche se la terza linea del termovalorizzatore di Desio non venisse realizzata. Dai documenti, quindi, non si può ricavare un rischio automatico di crisi per l'acquedotto.

I rilievi della Corte dei conti e il nuovo voto di Monza

Il percorso è passato anche da un altro controllo. Con la deliberazione n. 279/2026/PASP, depositata il 21 agosto, la Sezione regionale di controllo della Corte dei conti ha dato un parere parzialmente negativo sull'adesione approvata dal Comune di Monza il 22 giugno. I magistrati contabili hanno chiesto soprattutto di motivare meglio la convenienza economica dell'operazione, la sostenibilità finanziaria e il confronto con le soluzioni alternative, oltre a sollevare alcuni aspetti sulla governance delle partecipate.

Il parere non boccia nel merito il progetto industriale. La scelta sull'opportunità dell'operazione resta agli enti pubblici coinvolti, che però devono motivarla come prevede la legge.

Per rispondere ai rilievi è stata preparata una relazione integrativa, trasmessa al Comune il 5 ottobre insieme alla perizia aggiornata e ad altri approfondimenti tecnici sul termovalorizzatore. Il 9 ottobre il Collegio dei revisori di Monza ha confermato il parere favorevole. Il 22 ottobre il Consiglio comunale ha approvato la nuova documentazione con 25 voti a favore, nessun contrario e un astenuto, Paolo Piffer: hanno votato sì consiglieri di maggioranza e di opposizione.

Quel voto è la risposta dell'amministrazione ai rilievi ricevuti. Non va confuso con un nuovo pronunciamento della Corte dei conti che abbia escluso ogni criticità.

Il valore delle società e le sinergie

Nei documenti compaiono cifre diverse che è facile sovrapporre. La perizia del professor Mauro Bini, ordinario di Finanza aziendale alla Bocconi, valuta al 30 giugno 2026 il patrimonio netto economico di BrianzAcque in 216,832 milioni di euro e quello di BEA in 99,182 milioni, considerando per BEA la quota di gruppo. In tutto fanno 316,014 milioni. Non sono soldi che il Comune deve versare e non sono il costo dell'aggregazione: servono a stabilire il rapporto economico tra le partecipazioni delle due società.

Le sinergie sono un'altra cosa. La relazione economico-finanziaria le stima in 70,397 milioni di euro lordi cumulati tra il 2026 e il 2041, che scendono a 69,648 milioni al netto dei costi di integrazione. Tra le voci ci sono circa 23,1 milioni legati all'energia, 12,9 milioni dalla razionalizzazione del personale e 30,3 milioni di minori oneri finanziari.

Quest'ultima voce, la più consistente, ha una natura particolare. Non nasce da maggiori ricavi né da tagli ai costi operativi, ma dalla possibilità, prevista nel piano, di usare la capacità finanziaria del gruppo per ricorrere meno a finanziamenti esterni. La relazione stessa precisa che il beneficio incide sul risultato economico ma non sul margine operativo lordo.

C'è poi un terzo numero: 24,321 milioni di euro. È il valore attuale delle sinergie calcolato dagli advisor, che tiene conto degli effetti fiscali, applica un tasso di sconto dell'11,83% e aggiunge una componente terminale per i benefici successivi all'orizzonte esplicito di previsione. I 70 milioni non sono stati ridotti a 24 per un errore di calcolo: nel primo caso si sommano i benefici distribuiti negli anni, nel secondo si stima quanto valgono oggi secondo il modello finanziario adottato. La distanza tra le due cifre mostra però quanto il risultato dipenda da ipotesi di lungo periodo, come il costo del capitale, lo scenario energetico e la reale capacità di ottenere le efficienze previste.

Un miliardo di investimenti e la terza linea di Desio

Il piano industriale aggregato prevede investimenti per circa un miliardo di euro nell'arco della pianificazione: circa 865 milioni per BrianzAcque e 135 per BEA. Nello scenario in cui le due società restano separate, il fabbisogno complessivo è stimato in circa 915 milioni. La differenza, circa 85 milioni, secondo i consulenti dipende essenzialmente dagli investimenti per l'ampliamento del termovalorizzatore di Desio, ipotizzato nell'ambito dello sviluppo dei servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti.

L'ampliamento dell'impianto conta quindi parecchio nelle prospettive industriali del gruppo. A settembre 2026, dopo i rilievi della Corte dei conti, un rapporto tecnico di TBF + Partner ne ha valutato la fattibilità tecnica. Che però non coincide con la conclusione dell'iter autorizzativo, né con la decisione definitiva di fare l'investimento.

Quanto pesi la terza linea lo dice la relazione integrativa a pagina 30. Gli advisor hanno elaborato uno scenario alternativo in cui la terza linea non viene realizzata: per il solo comparto rifiuti, la differenza di margine operativo lordo rispetto allo scenario base arriva a 132,284 milioni di euro cumulati tra il 2031 e il 2041.

Non è una perdita già subita dalle aziende, né un debito dei Comuni, ma lo scarto tra due proiezioni, una con la terza linea e una senza. C'è anche un altro aspetto da tenere presente: la perizia che ha valutato BrianzAcque e BEA non include nel valore di BEA i benefici futuri della terza linea. Quei 132 milioni, quindi, non vanno sottratti ai 316 milioni di valore delle due società. Indicano piuttosto quanto l'ampliamento potrebbe incidere sulla redditività futura del comparto rifiuti.

Rifiuti, a Monza il trattamento costa il 31% in più

Negli atti c'è poi un dato che riguarda da vicino il Comune di Monza. Il prezzo unitario per il trattamento del rifiuto urbano residuo è passato da 109,97 euro a tonnellata nel 2021 a 143,90 euro da febbraio 2026, circa il 31% in più, mentre le quantità annue indicate nella relazione sono rimaste tra le 13.000 e le 13.500 tonnellate.

Tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, inoltre, il Comune aveva avuto difficoltà a trovare un impianto di destinazione: la gara era andata deserta e la continuità del servizio era stata garantita con una procedura negoziata.

Secondo i consulenti, un accesso più diretto alla capacità di trattamento di BEA potrebbe portare condizioni economiche migliori. Il piano industriale considera un prezzo di 122 euro a tonnellata, 21,90 euro in meno rispetto ai 143,90 del 2026. È un vantaggio possibile, non un risparmio già ottenuto.

Va chiarito anche un altro punto. L'aumento del 31% riguarda il prezzo unitario del trattamento di un tipo specifico di rifiuto, non la TARI pagata dalle famiglie. Per capire se ci sarà un beneficio in bolletta bisognerebbe guardare all'intero piano economico-finanziario del servizio, agli altri costi e a come le variazioni vengono trasferite sulle tariffe.

Il tema è diventato ancora più attuale dopo che il Consiglio comunale di Monza ha approvato un ordine del giorno che chiede di valutare una futura gestione pubblica diretta della raccolta dei rifiuti. Anche qui, però, non c'è nessuna decisione di cambiare gestore e nessuna riduzione della TARI già deliberata.

La condizione del socio privato

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Un'altra condizione riguarda BEA Gestioni. L'accordo quadro del 17 aprile 2026 indica tra i soci Comef S.r.l., privato con il 10% della società, e stabilisce che senza un accordo vincolante e irrevocabile per la sua uscita non si possa avviare la procedura di fusione operativa. L'accordo chiedeva a BEA di adoperarsi per arrivare entro il 31 maggio 2026 a un'intesa definitiva sulle condizioni dell'uscita, da attuare nel momento in cui la fusione diventa efficace.

Dai documenti esaminati non è possibile capire se l'intesa sia stata davvero raggiunta né con quali condizioni economiche. Non ci sono quindi elementi per dire che Comef stia bloccando l'aggregazione, ma resta una condizione societaria da tenere distinta dalle approvazioni politiche dei Comuni.

Il 10 novembre la prossima scadenza

Il voto di Monza del 22 ottobre non chiude tutti i procedimenti. Il Comune di Vimercate ha fatto sapere che il proprio Consiglio comunale ha approvato la delibera integrativa nella seduta del 26 ottobre, e altri enti locali sono chiamati a esaminare le modifiche agli atti già adottati. A Veduggio con Colzano, sempre il 26 ottobre, è stata riaperta la consultazione pubblica sulla documentazione aggiornata: le osservazioni si possono presentare fino alle 12.30 del 10 novembre 2026. La nascita della multiutility, insomma, passa per le decisioni di molti enti soci e non si esaurisce con un singolo voto.

In questo quadro la riserva dell'ATO resta un punto aperto. I consulenti illustrano le opportunità dell'integrazione, i revisori e il Comune di Monza hanno confermato il sì al progetto, mentre l'autorità competente sul servizio idrico ha indicato una preferenza diversa per la fase finale dell'assetto operativo.

Dagli atti esaminati non emergono un danno economico già accertato né irregolarità dimostrate nella scelta di aggregare le società. Resta però da capire una cosa: se nella prima fase la gestione dell'acqua può restare separata dalle attività di mercato dei rifiuti, perché passare anche alla seconda, nonostante la riserva dell'ATO? Chi vorrà andare avanti dovrà dimostrare che i benefici dell'integrazione operativa arrivano insieme a garanzie adeguate per il servizio idrico, sul piano economico, finanziario e organizzativo.