Città di Monza
Città di Monza

Monza cresce, ma corre su un terreno fragile. Da un lato lavoro, istruzione e crescita economica sopra la media. Dall’altro un primato che pesa come un macigno: il consumo di suolo più alto d’Italia. È questa la fotografia emersa alla Villa Reale durante il confronto promosso da ASviS e Axa Italia sui territori del Nord, passaggio chiave per misurare l’attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Il quadro che emerge è netto: una provincia brillante nei fondamentali economici e sociali, ma con un problema strutturale che riguarda il territorio stesso su cui poggia il suo sviluppo.

Il Rapporto territori ASviS 2025

Al centro dell’incontro il Rapporto territori ASviS 2025, che incrocia dati Istat, Eurostat e Ispra per valutare i progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Nel Nord Italia, mediamente, solo il 30% dei target quantitativi potrà essere raggiunto entro il 2030. Per circa la metà degli obiettivi si registrano progressi insufficienti o arretramenti. Anche le aree economicamente più forti mostrano fragilità strutturali.

Il dato lombardo

La Lombardia, insieme all’Emilia-Romagna, figura tra le regioni più in difficoltà: 17 obiettivi su 29 risultano critici. È in questo contesto che si inserisce la fotografia della provincia di Monza e Brianza.

Gli indicatori relativi a istruzione, acqua, lavoro, crescita economica e consumo responsabile risultano superiori alla media nazionale. Positivi anche i dati su parità di genere e riduzione delle disuguaglianze. Salute, energia, innovazione, infrastrutture, città e istituzioni si collocano in linea con la media italiana.

Il vero nodo riguarda invece l’obiettivo “Vita sulla terra”.

Consumo di suolo: il tallone d’Achille

case popolari monza

Monza e Brianza registra un livello di consumo di suolo superiore al 40%, contro una media nazionale dell’8%. Un dato che colloca il territorio tra i più urbanizzati d’Italia.

La forte impermeabilizzazione del suolo e la ridotta presenza di aree verdi incidono sulla qualità della vita e aumentano il rischio idrogeologico. L’esondazione del Seveso nel 2024 è stata un segnale concreto di questa vulnerabilità.

Come ha spiegato il segretario generale di ASviS Giulio Lo Iacono, la provincia rappresenta un caso virtuoso per scuola, servizi, aspettativa di vita, solidità del tessuto produttivo e coesione sociale. Ma la pressione ambientale resta elevata.

Anche sul fronte della qualità dell’aria, nonostante il dimezzamento dei superamenti del Pm10 rispetto al 2010, i livelli restano critici.

Le buone pratiche e la sfida al 2030

Durante l’incontro è stata presentata una raccolta di oltre 200 buone pratiche nazionali, esempi concreti di politiche e progetti replicabili sui territori.

La ricercatrice Michela Muscettola ha sottolineato come gli obiettivi quantitativi rappresentino uno strumento essenziale per programmare e valutare le politiche pubbliche.

Monza appare dunque come una provincia dinamica e competitiva sul piano economico e sociale, ma chiamata a un cambio di passo deciso sul fronte ambientale. Il rischio, altrimenti, è che il cemento finisca per pesare più dei risultati economici.