Una diagnosi di tumore del colon-retto con metastasi non significa automaticamente che ogni possibilità di guarigione sia esclusa. È questa la prospettiva al centro del congresso “La Metamorfosi della Guarigione del Carcinoma Colorettale Oligo-Metastatico”, in programma venerdì 23 ottobre 2026 all’Auditorium Enrico Pogliani della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza.

Il tema riguarda una particolare categoria di pazienti con malattia in stadio IV, quella definita oligometastatica: un numero limitato di metastasi, presenti in una o più sedi, che in alcuni casi possono essere trattate con un approccio radicale. Una distinzione importante, perché lo stadio IV non identifica necessariamente una situazione uguale per tutti i pazienti.

Al San Gerardo il congresso metterà a confronto le diverse possibilità oggi disponibili, dalla chirurgia alle terapie oncologiche, dalla radioterapia alle procedure loco-regionali, fino alle nuove strategie di monitoraggio della malattia.

tumore

Tumore del colon-retto metastatico: che cos’è la malattia oligometastatica

Quando il tumore del colon-retto sviluppa metastasi, si parla di stadio IV. Le sedi interessate più frequentemente sono il fegato e i polmoni, dove le cellule tumorali possono arrivare partendo dalla sede originaria.

All'interno dello stadio IV esiste però una condizione particolare: la malattia oligometastatica, cioè caratterizzata da un numero limitato di metastasi che, in pazienti selezionati, possono essere affrontate con trattamenti potenzialmente radicali.

La selezione è uno degli elementi decisivi. Numero e posizione delle metastasi, risposta alle terapie, caratteristiche biologiche del tumore, condizioni generali del paziente e possibilità di combinare più trattamenti sono alcuni dei fattori che devono essere valutati prima di scegliere il percorso.

“Dire stadio IV non significa automaticamente dire che non c’è più possibilità di guarigione - spiega il dott. Christian Cotsoglou, Direttore della Chirurgia II della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori e responsabile scientifico del congresso insieme al prof. Fabrizio Romano, Responsabile SS Chirurgia Epatobiliare -. Dobbiamo capire innanzitutto quale sia il comportamento della malattia e se le metastasi possono essere trattate in modo completo”.

L'obiettivo, nei pazienti che presentano le caratteristiche necessarie, può quindi diventare quello di eliminare tutta la malattia visibile e perseguire un risultato potenzialmente curativo.

Dal fegato alla radioterapia: le terapie possono essere combinate

La chirurgia rappresenta uno dei cardini di questo approccio. Quando è possibile rimuovere completamente le metastasi, per esempio dal fegato o dai polmoni, l'intervento può inserirsi in un percorso con intento curativo.

Ma non c'è una sola strada. Chemioterapia e farmaci mirati possono essere utilizzati prima dell'intervento per ridurre la malattia e, allo stesso tempo, permettere ai medici di osservare la risposta del tumore alle cure. Anche questo elemento può contribuire alla successiva decisione terapeutica.

A queste possibilità si aggiungono i trattamenti loco-regionali non chirurgici. Tra questi c'è la radioterapia stereotassica, che consente di concentrare alte dosi di radiazioni sulla lesione cercando di limitare l'esposizione dei tessuti sani circostanti.

Ci sono poi le procedure di Radiologia Interventistica, come la termoablazione e alcuni trattamenti angiografici, e gli interventi di pertinenza della Medicina Nucleare attraverso terapie radio-metaboliche.

Un ulteriore strumento in fase di studio è la biopsia liquida, che attraverso un prelievo di sangue permette di cercare tracce del DNA tumorale. Secondo quanto illustrato dal San Gerardo, questa tecnologia potrebbe in futuro aiutare a individuare la presenza di malattia residua prima che questa diventi visibile attraverso gli esami radiologici.

La risposta alle terapie può cambiare il percorso del paziente

Uno degli aspetti più significativi dell'approccio illustrato dal San Gerardo è proprio la possibilità di utilizzare le terapie anche per comprendere il comportamento della malattia prima di procedere, quando indicato, al trattamento locale.

“Se la malattia risponde, possiamo rivalutare il paziente e verificare se esistono le condizioni per intervenire sulle metastasi”, spiega Cotsoglou. In alcuni casi selezionati il percorso può arrivare alla Chirurgia Epatica complessa Rigenerativa (2 Stage Hepatectomy) e, all'interno di protocolli nazionali, anche al trapianto di fegato.

Non si tratta quindi di un percorso applicabile indistintamente a tutti i pazienti. La valutazione deve essere costruita caso per caso e soprattutto attraverso un confronto tra specialisti.

La gestione della malattia oligometastatica coinvolge infatti chirurghi, oncologi, radioterapisti, radiologi, radiologi interventisti, anatomopatologi, medici nucleari, gastroenterologi, anestesisti e personale infermieristico, oltre alle altre figure coinvolte nella presa in carico.

“La cura del paziente oligometastatico è prima di tutto un lavoro di squadra. Nessuna singola specialità può affrontare da sola una situazione così complessa - conclude Cotsoglou -. L’obiettivo è mettere insieme competenze diverse e costruire il percorso più adatto a quella specifica persona”.

Il congresso del 23 ottobre al San Gerardo di Monza

Sarà proprio questo il tema del congresso “La Metamorfosi della Guarigione del Carcinoma Colorettale Oligo-Metastatico”, organizzato per riunire le professionalità impegnate nella gestione di questa particolare forma della malattia.

L'appuntamento è fissato per venerdì 23 ottobre 2026, dalle 9 alle 17.30, all'Auditorium Enrico Pogliani della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza.

Durante la giornata saranno affrontate le diverse possibilità terapeutiche, dalla chirurgia del fegato e del polmone alla chirurgia robotica, dalla radioterapia alle terapie oncologiche, fino alle strategie di monitoraggio della malattia.

Il comunicato del San Gerardo sottolinea inoltre che, nelle casistiche chirurgiche più favorevoli e riferite a pazienti selezionati, la sopravvivenza a cinque anni può raggiungere il 40-50%. Si tratta però di un dato relativo a gruppi selezionati e non può essere esteso a tutti i pazienti con tumore del colon-retto metastatico.

È soprattutto questo il significato della “Metamorfosi della Guarigione”: non considerare più la presenza di metastasi come una condizione che esclude automaticamente qualsiasi intento radicale, ma valutare, quando esistono le condizioni cliniche, un percorso personalizzato che può combinare farmaci, chirurgia e trattamenti loco-regionali.

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