Usmate Velate, scarichi fuori norma: 12mila euro di sanzioni e quattro diffide
Due ordinanze ATO per l'Istituto Ricerche Applicate: i tensioattivi a 29 volte il limite, 12mila euro di sanzioni e ben quattro diffide dal 2023.
Dodicimila euro di sanzioni amministrative per irregolarità negli scarichi industriali, tra superamenti dei limiti e prescrizioni ambientali non rispettate. È quanto emerge da due ordinanze dell'Ufficio d'Ambito Territoriale Ottimale (ATO) di Monza e Brianza nei confronti dell'I.R.A. Istituto Ricerche Applicate SpA, azienda di Usmate Velate specializzata nella ricerca e produzione di cosmetici, materie prime e dispositivi medici. I provvedimenti, pubblicati il 21 settembre e il 22 ottobre 2026, riguardano lo stabilimento di via del Lavoro 2/4/6.
La vicenda non si ferma alle due sanzioni. Dall'esame dello storico dell'albo pretorio dell'ATO emergono infatti quattro diffide precedenti, tra il 2023 e il 2025, relative allo stesso insediamento produttivo. Gli atti ricostruiscono una successione di controlli che ha riguardato sia la qualità delle acque reflue scaricate nella pubblica fognatura sia gli impianti e la documentazione necessari a verificarla.
Tensioattivi a oltre 29 volte il limite: cosa hanno rilevato le analisi
Il provvedimento più recente è l'ordinanza di ingiunzione numero 82/2026, che impone una sanzione di 9.000 euro per il superamento dei limiti negli scarichi industriali. L'accertamento nasce da un campionamento effettuato da BrianzAcque il 29 aprile 2025, seguito dal rapporto di laboratorio del 12 maggio.
I risultati evidenziano una concentrazione di tensioattivi totali pari a 117 milligrammi per litro, contro un limite di 4 mg/l: un valore corrispondente a 29,25 volte la soglia consentita. Superato anche il limite del COD, parametro che misura la domanda chimica di ossigeno, risultato pari a 1.250 mg/l a fronte di un massimo di 500 mg/l.
L'ATO aveva già disposto una diffida nel maggio 2025 sulla base dello stesso controllo. Con l'ordinanza pubblicata il 22 ottobre 2026 è arrivata l'ingiunzione di pagamento, da eseguire entro 30 giorni dalla notifica, salvo le possibilità di opposizione e rateizzazione previste dalla legge.
I precedenti dal 2023 e l'altra sanzione da 3mila euro
Non è il primo campionamento che ha rilevato valori superiori ai limiti autorizzati. Il 29 giugno 2023 BrianzAcque aveva riscontrato nello stesso stabilimento un COD di 552 mg/l, contro il limite di 500, e una concentrazione di grassi e oli animali e vegetali di 54 mg/l, a fronte di un massimo di 40. Da quell'accertamento era derivata la diffida numero 143/2023.
Nell'ottobre dello stesso anno un'altra diffida, la numero 162, aveva riguardato il mancato adempimento di alcune prescrizioni dell'autorizzazione ambientale del 2020. Tra gli aspetti contestati figuravano gli obblighi relativi ai sistemi di campionamento e alla documentazione delle reti di scarico.

Il 5 giugno 2024 un nuovo sopralluogo aveva poi rilevato ulteriori irregolarità. Secondo quanto riportato dall'ATO, il pozzetto di campionamento aveva una profondità di 20 centimetri anziché i 50 prescritti e non risultava installato l'autocampionatore refrigerato e autosvuotante previsto dall'autorizzazione. Il controllo aveva portato alla diffida numero 104/2024.
Proprio da queste contestazioni deriva la seconda ordinanza di ingiunzione, la numero 17/2026, pubblicata il 21 settembre. L'ATO ha disposto una sanzione amministrativa di 3.000 euro, che si aggiunge ai 9.000 euro relativi ai superamenti rilevati nel 2025.
Due ordinanze, cosa emerge dai documenti dell'ATO
Il totale delle due sanzioni ingiunte ammonta dunque a 12.000 euro, per procedimenti distinti: uno relativo al mancato rispetto delle prescrizioni sugli impianti di campionamento, l'altro al superamento dei limiti nelle acque reflue industriali.
I documenti consultati non consentono di stabilire se le somme siano già state versate, se siano stati presentati ricorsi o se successivi controlli abbiano accertato il ripristino della conformità. I valori analitici citati si riferiscono a campionamenti effettuati nel 2023 e nel 2025 e non dimostrano, da soli, che i superamenti siano proseguiti senza interruzioni fino a oggi.
Le contestazioni riguardano inoltre acque reflue industriali destinate alla pubblica fognatura, non l'acqua potabile distribuita ai cittadini. Resta da chiarire l'esito degli interventi richiesti all'azienda e se, dopo le diffide e le ordinanze, siano stati effettuati ulteriori campionamenti con risultati conformi ai limiti.



