Le 5 gallerie più lunghe della Brianza: dove si corre sotto terra
Scopri le 5 gallerie più lunghe della Brianza: tunnel urbani e stradali che hanno cambiato la viabilità lombarda.
La Brianza non è montagna, non è Appennino, non è Alpi. Eppure, sotto l’asfalto di una delle aree più trafficate d’Italia, si nasconde una rete di gallerie strategiche che hanno cambiato per sempre la viabilità lombarda. Non sono record mondiali, ma sono opere decisive: per il traffico, per la sicurezza, per la qualità della vita.
In un territorio schiacciato tra Milano e Lecco, dove ogni metro quadrato conta, scavare è spesso l’unica soluzione. Ecco quindi le cinque gallerie più lunghe della Brianza e dell’asse brianzolo-lecchese, raccontate con l’occhio di chi guida, non di chi fa solo teoria.
Il tunnel di Monza sotto Viale Lombardia (SS36)
Con i suoi circa 1.800 metri, è senza discussioni la galleria più lunga della Brianza. Non solo: è uno dei tunnel urbani più rilevanti d’Italia per concezione e impatto.
Il passaggio sotterraneo della SS36 sotto Viale Lombardia ha trasformato Monza. Prima: traffico, smog, incidenti. Dopo: una delle principali arterie lombarde interrata, con la superficie restituita alla città.
Dal punto di vista di chi guida, è una galleria moderna, ampia, ben illuminata, con corsie scorrevoli e ventilazione efficace. Non è una galleria “da brivido”, ma una galleria che funziona, e in Brianza questo è già un mezzo miracolo.
La galleria del Monte Barro (asse SS36 verso Lecco)
Spostandosi verso nord, fuori dal cuore brianzolo ma dentro il suo sistema viario naturale, troviamo la galleria del Monte Barro, lunga poco più di un chilometro.
Qui cambia tutto: non più urbano, ma orografico. La galleria consente alla SS36 di evitare un tratto tortuoso e lento, garantendo continuità di marcia tra Brianza e area lecchese.
È una galleria di transizione: meno scenografica di quelle alpine, ma fondamentale per evitare colli di bottiglia. Chi percorre spesso questa tratta sa che senza questo tunnel il traffico collasserebbe.
Il tunnel urbano di Lecco (SS36)
Tecnicamente siamo già fuori dalla Brianza stretta, ma nessun brianzolo lo esclude mentalmente. Il tunnel urbano di Lecco, con tratti sovrapposti e sviluppo complessivo superiore al chilometro, è parte integrante del sistema.
Qui la SS36 entra in una dimensione quasi autostradale urbana: flussi separati, innesti complessi, gestione del traffico pesante. Non è una galleria unica e lineare, ma un sistema di gallerie continue che accompagnano l’automobilista nel cuore della città.
Dal punto di vista ingegneristico, è una delle opere più delicate dell’asse Milano–Valtellina.
Le gallerie e i sottopassi di raccordo della Valassina (SS36)
Scendendo di nuovo in Brianza, tra Desio, Muggiò, Seregno e Lissone, la SS36 non offre un solo tunnel lungo, ma una serie di gallerie artificiali e sottopassi che, sommati, superano abbondantemente il chilometro complessivo.
Singolarmente non impressionano (si va dai 300 agli 800 metri), ma nel loro insieme rappresentano un lavoro chirurgico su un territorio saturo. Qui la funzione non è la velocità, ma la convivenza tra infrastruttura e tessuto urbano.
Chi guida le percepisce quasi senza accorgersene. Ed è proprio questo il segno che funzionano.
Le gallerie minori strategiche tra Brianza e area lecchese
Chiude la classifica una categoria meno appariscente ma essenziale: le gallerie minori di collegamento, spesso ignorate, ma decisive nei momenti di traffico intenso.

Sono tunnel brevi, spesso sotto i 500 metri, disseminati lungo l’asse brianzolo-lecchese. Servono a eliminare incroci pericolosi, rettificare curve, migliorare la sicurezza. Non fanno notizia, ma salvano minuti ogni giorno a migliaia di automobilisti.
Perché le gallerie sono il futuro della Brianza
Diciamolo chiaramente: in Brianza non c’è più spazio. Ogni nuova strada in superficie è un conflitto. L’unica direzione possibile è sotto terra.
Le gallerie non sono più solo opere straordinarie: sono strumenti ordinari di sopravvivenza urbana. Riduzione del rumore, meno incidenti, traffico più fluido. Costano, sì. Ma costerebbe molto di più non farle.
La Brianza del futuro non sarà più larga. Sarà più profonda.



