30 milioni di persone in movimento ogni mattina: perché in Italia l’auto resta imbattibile
Il primo rapporto Mobisco di MOST fotografa un Paese bloccato: cresce il numero di spostamenti, ma non cambiano le abitudini. Al Nord il pendolarismo esplode, al Sud il treno resta un miraggio.
Ogni mattina, milioni di persone si mettono in movimento quasi senza pensarci. Strade affollate, treni pieni, città che si svegliano tutte insieme. Dietro questa routine si nasconde però una fotografia precisa della mobilità in Italia, fatta di numeri e abitudini difficili da cambiare.

La mobilità in Italia continua a ruotare attorno a un protagonista indiscusso: l’automobile. Secondo il rapporto presentato a Milano dall’Osservatorio Mobisco di MOST - Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, sono oltre 30 milioni le persone che ogni giorno si spostano per lavoro o studio. Un dato impressionante, che conferma come la mobilità in Italia sia ancora fortemente legata all’uso del mezzo privato.
L’auto domina tra i lavoratori
Circa il 73% dei lavoratori utilizza l’auto, pari a quasi 18 milioni di individui. Al contrario, il trasporto pubblico fatica a imporsi, fermandosi a una quota complessiva del 17%. Il confronto con il passato evidenzia una crescita nei volumi ma non nei comportamenti: nel 2011 i pendolari erano 28,8 milioni, ma il modello è rimasto pressoché invariato. La mobilità in Italia appare quindi bloccata, con poche alternative realmente competitive all’auto, soprattutto nelle aree meno servite.
Tra gli studenti universitari il quadro cambia
Tra gli studenti universitari emerge uno scenario leggermente diverso: il treno viene utilizzato nel 51,4% dei casi, mentre il trasporto pubblico locale raggiunge il 26,7%. Numeri che mostrano come, dove l’offerta funziona, le abitudini possano cambiare.
Trasporto pubblico e pendolarismo: divari territoriali e scenari futuri
Il tema del trasporto pubblico si intreccia inevitabilmente con quello del pendolarismo. In Italia, il 42,5% degli spostamenti sistematici avviene fuori dal comune di residenza, un dato che mette sotto pressione infrastrutture e servizi. La mobilità in Italia cambia però radicalmente a seconda del territorio. Al Nord si concentra il 71% degli spostamenti per lavoro, con regioni come Lombardia e Veneto che superano il 50% negli spostamenti fuori comune. Al contrario, in Lazio e Sicilia il dato si ferma intorno al 27%. Questo squilibrio evidenzia un problema strutturale: il trasporto pubblico non è uniforme e spesso non riesce a sostenere la domanda, soprattutto nelle aree periferiche. Il risultato è un sistema in cui l’auto resta la scelta obbligata più che preferita.
Le cause sono molteplici: dalla carenza di infrastrutture all’alto costo degli alloggi nelle grandi città, che spinge sempre più persone a vivere lontano dal luogo di lavoro o studio. In questo contesto, la mobilità in Italia si trova davanti a una sfida cruciale: evolversi verso modelli più sostenibili senza lasciare indietro interi territori.
Italo Meroni



