PizzAut, nel nuovo ristorante due zone chill out
Nel nuovo PizzAut allo IULM ci saranno due aree di decompressione per i lavoratori autistici. Il progetto dopo i locali di Monza e Cassina.
Non soltanto cucina, sala, tavoli e spogliatoi. Nel nuovo ristorante PizzAut che nascerà all’interno dello IULM di Milano ci saranno anche due zone “chill out”, spazi riservati ai lavoratori dove potersi fermare, riposare e allontanarsi temporaneamente dalle sollecitazioni del servizio.
Sarà la terza pizzeria PizzAut in Italia, dopo quelle di Cassina de’ Pecchi e di Monza, e continuerà il modello costruito attorno all’inserimento lavorativo delle persone autistiche.
A raccontare il progetto è stato Nico Acampora, fondatore di PizzAut, durante un sopralluogo nel cantiere condiviso sui social.
Il locale sarà aperto non soltanto agli studenti dello IULM, ma anche al resto della cittadinanza.
Due zone chill out dentro il nuovo PizzAut
Una delle caratteristiche più particolari del progetto riguarda proprio gli spazi destinati al personale.
All’architetto è stato chiesto di prevedere due aree di decompressione, separate dagli ambienti nei quali si svolge normalmente il lavoro del ristorante.
Non semplici stanze dove trascorrere qualche minuto alla fine del turno.
L’idea è quella di creare un luogo protetto nel quale un lavoratore possa entrare quando avverte un livello eccessivo di tensione o quando diventa difficile gestire emozioni e sollecitazioni.
Per un dipendente autistico, spiega Acampora, questo tipo di spazio può diventare particolarmente importante.
Il ristorante è infatti un ambiente fatto di rumori, persone, movimenti continui e ritmi serrati. Proprio per questo la possibilità di allontanarsi temporaneamente dal servizio può diventare parte integrante dell’organizzazione del lavoro.
Un divano, un letto e una luce studiata per rilassarsi
Le aree non saranno lasciate vuote.
Secondo quanto spiegato da Acampora, dovrebbero essere organizzate con una luce adatta alle esigenze dei lavoratori, un divano, un letto e una televisione.
Un ambiente nel quale poter chiudere gli occhi dopo il turno, ma anche trovare tranquillità quando la tensione diventa eccessiva.
La parola utilizzata è “chill out”, ma il principio è molto concreto: permettere a chi lavora di avere uno spazio separato nel quale recuperare calma e concentrazione.
Acampora ritiene che un’area di questo tipo potrebbe essere utile in ogni luogo di lavoro, non soltanto nei locali PizzAut.
Nel caso di una pizzeria progettata attorno alle necessità di persone autistiche, però, diventa una parte particolarmente importante della struttura.
Perché costruire un ristorante PizzAut costa di più
Il nuovo locale non sarà quindi progettato come una pizzeria tradizionale alla quale aggiungere successivamente alcuni accorgimenti.
Gli spazi vengono pensati fin dall’inizio tenendo conto delle persone che dovranno lavorarci.
Oltre alle aree chill out sono previsti spogliatoi e ambienti dedicati alle lavoratrici e ai lavoratori, con una disposizione studiata sulle esigenze del progetto.
Acampora ha sottolineato che proprio queste caratteristiche rendono la realizzazione di un ristorante PizzAut più costosa rispetto a quella di un normale locale.
L’investimento non riguarda soltanto attrezzature e cucina, ma anche tutti quegli ambienti che servono a rendere concretamente sostenibile il lavoro delle persone inserite nel progetto.
Da qui anche l’appello rivolto agli imprenditori affinché sostengano economicamente l’iniziativa.
Da Monza allo IULM, cresce il progetto PizzAut
Per la Brianza il progetto ha un significato particolare.
Una delle due pizzerie già operative si trova infatti a Monza, diventata una delle tappe principali della crescita di PizzAut insieme al primo locale di Cassina de’ Pecchi.
Ora il modello si prepara ad arrivare anche all’università.
Il nuovo ristorante allo IULM sarà aperto agli studenti, ma non sarà una mensa universitaria riservata al campus: secondo quanto spiegato, potrà essere frequentato anche dai cittadini.

L’obiettivo resta quello che ha accompagnato il progetto fin dall’inizio: creare lavoro, autonomia e dignità per le persone autistiche.
Nel nuovo locale questo principio passerà anche da due stanze apparentemente secondarie.
Due spazi nei quali, quando il rumore del ristorante diventerà troppo forte, sarà possibile chiudere la porta, fermarsi per qualche minuto e poi tornare al lavoro.
Ed è forse proprio qui che si vede la differenza tra parlare di inclusione e provare realmente a progettarla.
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