C'è una frase splendida che racchiude il pensiero e la filosofia del compianto Mircea Lucescu, maestro e signore del calcio: “Si può stare bene ovunque, se si sta bene dentro”. 

Il calcio non è un vocabolo, ma un vocabolario di tante cose: è avventura, scoperta, passione. Un viaggio nel pallone in cui non si affrontano schemi, ma idee. Proprio come sosteneva il Mago di Bucarest, che Paolo Bianco ha conosciuto durante la sua esperienza allo Shakhtar. 

Principi che alimentano una visione e definiscono l’identità di una squadra: è il fulcro del Monza, che dallo scorso luglio ha ritrovato se stesso e i suoi singoli, grazie a un progetto e alla sinergia tra proprietà, società e allenatore (con il suo staff). 

L’esempio più lampante è Andrea Petagna, completamente rinato e tra i leader biancorossi insieme a Matteo Pessina, capitano e anima del team. 

Ecco che torna il mantra delle tre M: il Monza vive di Monzesità e produce Monzismo.  Una catena rinsaldata dopo l'ultima retrocessione e cruciale per nutrire spirito e ambizioni. 

Contro il Bari, i brianzoli non fanno sconti e comandano la gara con personalità e cattiveria agonistica. A testimoniarlo è il pressing al 93' nella trequarti avversaria, con tre giocatori biancorossi a ingabbiare Artioli.

Di cuore, fame e determinazione: il Monza vince 2-0 e - utilizzando un gergo tennistico (nel day off Bianco ha accompagnato la squadra in visita al Monza Open, passando per la Villa Reale… in pieno “fare” Lucescu) - piazza il controbreak sul Frosinone, portandosi a pari punti con il vantaggio degli scontri diretti.

Merito di un gruppo affiatato e coeso. Merito di Paolo Bianco, che ha ricostruito da zero riaccendendo l'entusiasmo e mettendo la squadra davanti ai giocatori. Una chiesa al centro del villaggio, con idee chiare e la dottrina del lavoro a guidare il percorso. Con principi definiti e un'impronta precisa, recuperando quei calciatori che negli ultimi anni si erano persi. Ma soprattutto innestando quella leggerezza necessaria a scaricare pressione, aumentando le convinzioni dei singoli e stampando nella testa del collettivo un messaggio: “uniti tutto è possibile”. Seminare bene per raccogliere insieme, facendo leva sulla componente umana e fabbricando una mentalità forte.

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L'esultanza dei giocatori del Monza - Foto MorAle

Monza dominante, vittoria sacrosanta

"Il gioco è l'argomento, ma il gol è il problema, il dettaglio cruciale, la chiave che apre una porta".
Emblematico in un mondo di mistificatori, Jorge Valdano rende filosofia ciò che tanti considerano solo un gioco. 
Perché alla base del calcio ci sono studio, idee e competenza. In sintesi: cultura. Intesa come conoscenza da consegnare all'esperienza, un binomio che secondo Lucescu migliora il calcio e i calciatori. 

Il Monza argomenta e gira la chiave nella serratura del successo, con una doppia mandata a blindare il risultato.
Dopo il pareggio a Catanzaro e senza gli squalificati Cutrone e Keita, Bianco conferma il consueto 1-3-4-2-1 cambiando le pedine in rifinitura: Thiam tra i pali; Ravanelli, Delli Carri e Lucchesi in difesa; Birindelli, Obiang, Pessina e Azzi a centrocampo; Colpani e Mota alle spalle di Petagna.

Longo schiera a specchio la sua squadra, optando per l'1-3-4-2-1 e un'impostazione tattica uomo su uomo: Pissardo in porta; Cistana, Odenthal e Mantovani nel reparto difensivo; Mane, Maggiore, Artioli, Piscopo sulla linea intermedia; Esteves e Rao a supporto di Moncini.

I brianzoli partono subito forte e schiacciano i Galletti nella loro metà campo. L'ampiezza è il mezzo per creare superiorità e confluire al centro: Azzi e Birindelli - il cui peso specifico in termini di gol e assist, con le dovute proporzioni, è simile a quello di Carlos Augusto e Ciurria nel primo Monza di Palladino - garantiscono spinta e dinamismo, mettendo spesso Colpani nella condizione di puntare l'uomo e calciare in porta. 

Reparti compatti, baricentro alto, pressing e riaggressione: la squadra di Bianco è attiva e propositiva, con la ricerca del terzo uomo a indirizzare lo sviluppo - laterale sugli esterni o centrale su Petagna - e aprire gli spazi. 
La prima frazione serve a progettare, la seconda ad assemblare: 4 occasioni per tempo e 2 gol su azione nella ripresa, con una differenza reti che, per quanto orchestrato nel corso del match, poteva essere più larga.

Petagna sale in cattedra e propizia il vantaggio di Obiang al 50', con un movimento da 9 e una giocata da 10. Gli ingressi di Caso, Colombo e Bakoune aggiungono vivacità e intraprendenza. 
Il 30 biancorosso manda in costante affanno Cistana, con spunti e filtranti al bacio per i compagni. L'assist decisivo si materializza al 79', con Pessina che serve il bis e sigla il definitivo 2-0. Una gara approcciata e controllata dal Monza in modo autorevole e paziente, con un Bari disinnescato e ridotto al minimo (e un Thiam mai chiamato in causa).

È sempre curioso vedere come i giudizi esterni si ribaltino da una partita all'altra (dopo Catanzaro l'inferno, con il Bari il paradiso) con la lente del risultato a scaldare gli umori e a raffreddare la lucidità. Per fortuna esiste l'equilibrio, quello che stabilizza il Monza dall'interno e traccia la retta via.

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Lo striscione della Curva Davide Pieri

Il Monza, una fede grande come il sole

20ª vittoria in stagione e record in Serie B nella storia del club: il Monza abbatte il muro dei record e ha di nuovo il destino nelle sue mani. 

L’immagine più bella, che racconta la sintonia biancorossa, è quella a fine gara con mister Bianco e i giocatori a festeggiare sotto la Curva Davide Pieri. E poi il terzo tempo negli spogliatoi, insieme alla Presidente Lauren Crampsie, all'AD Mauro Baldissoni, al DS Nicolas Burdisso, il DT Francesco Vallone e a tutti coloro che, ogni giorno, lavorano per il Monza e con il Monza: un abbraccio collettivo, segno di un legame sincero che si percepisce negli occhi e nei volti dei protagonisti. Per una gioia condivisa, la stessa che riunisce i tifosi in un'unica, grande famiglia. 
Celebrare il momento significa percepirne l'importanza. Ma soprattutto liberare le emozioni, che muovono (dal latino emovere) il sole e le altre stelle. Perché la fede biancorossa è “grande come il sole”, un dogma impresso nello striscione della Curva Davide Pieri prima del fischio d'inizio di La Penna. 

Una partita dominata dai brianzoli dal primo all’ultimo minuto, non solo sul piano tattico, ma anche nell’atteggiamento e nelle scelte. Con una delle migliori prestazioni stagionali, un Petagna in stato di grazia, Caso dirompente nella ripresa e Capitan Pessina a calare il sipario del match. Una prova di qualità, carattere e sostanza da parte della squadra di Bianco, che getta il cuore oltre l’ostacolo conquistando tre punti fondamentali per la classifica. Il Monza aggancia il Frosinone a 69 punti e sale al secondo posto, riducendo a -3 il gap sul Venezia capolista.

Ancora 4 gare da giocare col coltello tra i denti e con la voglia di chi sa che, per raggiungere l'obiettivo, bisogna sfoderare il 110%, liberando l’istinto e quella volontà di potenza che Nietzsche indicava come sorgente dell’essere. A partire dalla trasferta di Marassi contro la Sampdoria, nell’anticipo di venerdì 17 aprile alle 20:30.

Perché, Walt Disney docet, “se puoi sognarlo, puoi farlo”, ravvivando il fuoco del desiderio e seguendo la via della realizzazione.

Di Andrea Rurali