Mantova-Monza, il doppio ex Grauso: 'Vedo una partita da tripla. Su Modesto e Bianco..'
L'ex centrocampista ha parlato alla Gazzetta di Mantova, i dettagli
Claudio Grauso, doppio ex della sfida Mantova-Monza, ha rilasciato un'intervista alla Gazzetta di Mantova. Ecco le parole dell'ex centrocampista torinese, attualmente allenatore dell'U17 della Juventus (impegnata nei Play-Off), in merito alla sfida tra virgiliani e brianzoli.
Mantova-Monza, le parole di Grauso
Io vedo una partita aperta, da tripla. Può succedere di tutto. I valori sono ovviamene diversi,il Monza è normale che sia lì e la sorpresa vera è il Frosinone che gli sta ancora contendendo il secondo posto. Il Mantova, però, ha costruito soprattutto al ‘Martelli’ la sua salvezza, è in forma e ha motivazioni, per cui non mi sbilancerei su un pronostico secco. Il calciatore del Mantova che mi ha colpito è Trimboli perché lo ricordo fin da quando era nella Sampdoria: lo affrontai quando collaboravo col Torino e si capiva già che aveva stoffa per arrivare nel calcio che conta. Modesto è un discepolo di Gasperini e mi è sempre piaciuto fin da quando era viceallenatore all’Imolese e affrontai il suo Cesena. A Mantova ha fatto un grande lavoro, una rimonta incredibile. Sinceramente a un certo punto non li vedevo bene i biancorossi, pensavo fosse difficile invertire il trend. Invece si sono ripresi alla grande e praticamente sono salvi a due giornate dalla fine. Con un calendario diverso avrebbero potuto pensare perfino ai playoff. Bianco dal canto suo sta facendo benissimo a Monza e porta avanti la sua filosofia, che si richiama alla scuola De Zerbi. Sarà una bella partita anche perché si confronteranno squadre con buone idee. Ricordi? A Mantova prime due stagioni furono bellissime: anche se tanti ragazzi arrivavano dalla C2, ci sentivamo forti e insieme riuscivamo a fare grandi cose. Poi il presidente Lori cercò di fare un salto di qualità ma le cose non andarono per il verso giusto e io fra l’altro mi ruppi il crociato. Infine gli ultimi due anni furono tanto sofferti. A Monza arrivai invece da “vecchietto”, in C2. La situazione societaria non era idilliaca ma il primo anno andammo ai playoff mentre nel secondo riuscimmo a entrare nella nuova C unica. Ricordo un gruppo forte, con Gasbarroni e altri elementi esperti come me, ma anche giovani di talento come Finotto, Vita e lo stesso Pessina (attuale capitano del Monza, ndr) che ricordo 15enne già con grande personalità, visione di gioco e voglia di ascoltare e imparare. Insomma, ho dei bei ricordi che mi legano a entrambe le piazze, anche se ovviamente a Mantova ho vissuto emozioni più forti. A Mantova arrivai nel pieno della maturità, a 25-26 anni e rimasi fono ai 30.

Grauso sulla sua carriera post calciatore
Quando ho smesso di giocare non mi sentivo pronto a fare l’allenatore, ho studiato e fatto il vice proprio perché il calcio stava cambiando. Quando giocavo io gli schemi erano molto preordinati, ora invece bisogna saper offrire ai ragazzi tante soluzioni fra le quali poi loro devono scegliere leggendo ciò che accade in campo. Ci sono dati e video che consentono perfino a noi nelle giovanili di sapere tutto degli avversari, per cui se fai sempre le stesse cose troverai squadre pronte ad attuare contromisure. Cosa farò da grande? Nel vivaio della Juve resterei a vita, poi vedremo cosa riserverà il futuro.

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