Il pranzo dell’Epifania: le 5 portate che non possono mancare
Tradizione, sapori decisi e piatti simbolo per chiudere le feste a tavola
Il pranzo dell’Epifania è l’ultimo grande appuntamento delle feste natalizie, un rito che unisce famiglia, tradizione e cucina di sostanza. Non è un pranzo leggero, non è improvvisato: è un momento conclusivo, quasi solenne, in cui la tavola racconta il territorio e il gusto dell’inverno. Alcune portate, più di altre, sono diventate imprescindibili. Ecco le cinque che non possono mancare.
L’antipasto della tradizione: semplice ma autentico
L’antipasto dell’Epifania deve preparare il palato senza appesantire. La tradizione suggerisce una selezione di salumi e formaggi locali, scelti con cura, accompagnati da pane casereccio o focaccia. Nei menu più ricchi non mancano frittini di stagione: carciofi, verdure pastellate o piccoli bocconi di baccalà, soprattutto nelle regioni del Centro-Sud.
È un’apertura conviviale, che invita alla condivisione e introduce il tono del pranzo: rustico, sincero, senza eccessi inutili.
Spaghetti alla chitarra all’amatriciana: il primo piatto simbolo
Se c’è un piatto che rappresenta il cuore del pranzo dell’Epifania, è senza dubbio lo spaghetto alla chitarra all’amatriciana. Un grande classico della cucina laziale, intenso e avvolgente, perfetto per i giorni freddi di gennaio.
La scelta della pasta non è casuale: la chitarra, con la sua superficie ruvida, trattiene al meglio il sugo. Gli ingredienti sono pochi e intoccabili: guanciale croccante, pomodoro, pecorino romano e un tocco di peperoncino. Nessuna cipolla, nessuna panna, nessuna concessione moderna. L’amatriciana è una ricetta di equilibrio e rispetto, e proprio per questo continua a essere amata e riconoscibile.
Il secondo piatto: carne o baccalà secondo tradizione

Il secondo del pranzo dell’Epifania è un piatto importante, pensato per lasciare il segno. Nelle regioni dell’entroterra domina la carne: arrosti, brasati, cappone o pollo ruspante, spesso accompagnati dal fondo di cottura. Sono piatti lenti, che richiedono tempo e cura.
Nelle zone costiere, invece, il protagonista è il baccalà, preparato in umido, al forno o fritto. Una tradizione antica, legata ai giorni di magro e alla cucina di conservazione, che trova nell’Epifania uno dei suoi momenti più alti.
I contorni: il giusto equilibrio
I contorni non sono un dettaglio, ma una componente essenziale del pranzo. Le patate al forno, dorate e profumate, sono una presenza quasi obbligata. Accanto, verdure di stagione dal gusto deciso: cicoria ripassata, broccoli, scarole o cavolfiori.
Servono a bilanciare la ricchezza delle portate principali e a dare profondità al menu, mantenendo un legame forte con la stagionalità.
Il dolce dell’Epifania: chiudere in bellezza
Il pranzo dell’Epifania si conclude con un dolce che richiama l’infanzia e la tradizione. La Befana di pasta frolla, farcita con crema o marmellata, è una delle preparazioni più iconiche. In alternativa, si portano in tavola i dolci delle feste appena trascorse: panettone, pandoro, struffoli, torrone e frutta secca.
Spesso non manca la classica calza, colma di dolciumi, a ricordare che l’Epifania porta via le feste, ma lascia ancora un ultimo sorriso.
Il pranzo dell’Epifania non è fatto di eccessi, ma di scelte precise. Poche portate, radicate nella tradizione, capaci di raccontare una storia. E al centro, immancabile, un piatto di spaghetti all’amatriciana fumanti: perché le feste finiscono, ma il gusto resta.



