Quasi cinquemila infortuni sul lavoro in sette mesi nella Brianza, con un aumento dell’8,72% rispetto allo stesso periodo del 2025 e tre casi mortali. Sono i numeri sui quali la Cisl Monza Brianza Lecco richiama l’attenzione, soffermandosi in particolare sull’incidenza degli incidenti tra i lavoratori nati all’estero.

Secondo i dati Inail presi in esame dal sindacato, nel territorio di Monza e Brianza sono state registrate 4.937 denunce di infortunio nel periodo considerato. Per la Cisl, leggere questi numeri è essenziale per orientare “l’azione di prevenzione, la contrattazione e il confronto con le imprese e le istituzioni”.

Lavoratori stranieri, il dato che preoccupa il sindacato

L’attenzione si concentra soprattutto sui lavoratori nati fuori dall’Italia. A livello lombardo, nei primi sette mesi del 2026, le denunce di infortunio in occasione di lavoro che li riguardano sono state 18.529: 1.855 per persone nate in altri Paesi dell’Unione europea e 16.674 per lavoratori provenienti da Paesi extra Ue.

Nel 2025 erano state complessivamente 16.942, con una crescita quindi di poco inferiore al 10%, superiore a quella registrata tra i lavoratori nati in Italia, pari al 5,67%.

Ancora più netto il dato relativo agli incidenti mortali. Dei 89 decessi avvenuti in occasione di lavoro, 35 hanno riguardato lavoratori nati all’estero, circa il 39% del totale: otto provenienti da altri Paesi Ue e 27 da Paesi extra Ue. Nello stesso periodo del 2025 erano stati 18 su 89.

Per la Cisl, i numeri impongono di verificare che la formazione sulla sicurezza non rimanga soltanto un adempimento formale, ma sia realmente comprensibile anche per chi possiede una conoscenza limitata dell’italiano. Sul rischio possono incidere, secondo il sindacato, anche condizioni contrattuali e occupazionali, appalti e subappalti, esperienza nella mansione, conoscenza dei propri diritti e possibilità concreta di segnalare situazioni di pericolo.

Uomini più colpiti, attenzione anche all’età

Nel complesso della Lombardia, nel 2026 gli infortuni riguardano per il 63,7% gli uomini e per il 36,3% le donne. Rispetto all’anno precedente la crescita è di circa il 7% per entrambi i generi, mentre tra gli incidenti mortali la differenza resta molto più marcata: 81 vittime uomini e 8 donne.

La fascia d’età maggiormente interessata dagli infortuni è quella tra 50 e 54 anni, mentre per gli eventi mortali il dato più alto riguarda i lavoratori tra 55 e 59 anni, che rappresentano da soli oltre il 20% dei casi.

Un elemento che, secondo la Cisl, richiama il tema dell’invecchiamento della forza lavoro. Il sindacato invita quindi a considerare maggiormente l’età nella valutazione dei rischi e nell’organizzazione delle attività, soprattutto per mansioni gravose, turnazioni, lavoro notturno, movimentazione dei carichi, esposizione a temperature estreme e recupero psicofisico.