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Dalla Brianza al cuore dell’industria cinese. Una piccola realtà innovativa riesce a entrare in uno dei mercati più competitivi al mondo, portando con sé una tecnologia che punta dritto al futuro dell’energia pulita.

Una storia che parte da Besana e arriva fino a Shenzhen, passando per ricerca, intuizione e tempismo.


Ultrasuoni per riciclare le batterie

La protagonista è ATB srls, startup con sede a Besana Brianza, che ha sviluppato un sistema basato sugli ultrasuoni per il trattamento delle batterie esauste.

L’idea è semplice quanto potente: utilizzare onde ultrasoniche per separare i microcomponenti delle batterie, facilitando il recupero dei materiali e migliorando i processi di riciclo. Una soluzione che intercetta uno dei problemi più urgenti legati alla diffusione delle auto elettriche.

Il progetto è stato sviluppato nel corso degli ultimi due anni e ha raggiunto una fase operativa proprio in Cina, dove la tecnologia è stata realizzata su scala concreta.


L’intesa con Shenzhen

Il salto di qualità arriva con la collaborazione con l’istituto tecnologico di Shenzhen, centro di eccellenza nella ricerca applicata.

Qui la tecnologia brianzola è stata acquisita e sviluppata ulteriormente, fino ad arrivare alla costruzione dei primi impianti destinati ai siti di riciclo cinesi. Un passaggio che certifica il valore industriale del progetto.

Non solo sperimentazione, ma produzione vera.


Un mercato strategico

La scelta della Cina non è casuale. Il Paese è tra i leader mondiali nella diffusione delle auto elettriche e si trova oggi a gestire le prime grandi quantità di batterie da smaltire.

Serve quindi tecnologia avanzata per recuperare materiali e ridurre l’impatto ambientale. Ed è proprio qui che gli ultrasuoni sviluppati in Brianza trovano spazio.


Non solo batterie: gli altri progetti

L’attività della startup non si ferma al riciclo delle batterie. Sempre in Cina è in fase avanzata un progetto legato alla purificazione dei biodiesel, combustibili ottenuti da fonti rinnovabili come oli e grassi vegetali.

Anche in questo caso, gli ultrasuoni rappresentano una leva tecnologica per migliorare qualità ed efficienza dei processi.

Parallelamente, la startup collabora con centri di ricerca europei su diversi fronti. Con un istituto di Graz è stato sviluppato un reattore ultrasonico realizzato con una lega di titanio avanzata, già utilizzata in ambito aerospaziale, pensato per il trattamento delle plastiche.

Altri progetti coinvolgono università italiane e spagnole, con applicazioni che spaziano dall’estrazione dell’olio d’oliva al recupero di composti utili per l’industria cosmetica.


Una tecnologia che guarda avanti

Quella della startup brianzola è una crescita costruita su ricerca e applicazione concreta.

In un momento in cui la transizione energetica impone soluzioni rapide ed efficienti, tecnologie come questa possono fare la differenza.

E il fatto che arrivino da realtà piccole ma altamente specializzate dice molto su dove si stia muovendo davvero l’innovazione.