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Il terzo successo esterno consecutivo, che allunga a otto il numero di gare positive del Monza, porta Palladino ad abbandonare quella prudenza che finora ha sempre caratterizzato ogni sua esternazione. “Non possiamo più nasconderci, ora dobbiamo alzare l’asticella”. Concetti di una validità assoluta, ma ancor di più se si tiene in considerazione che il successo al Dall’Ara è maturato al termine di una partita che la squadra biancorossa ha giocato in maniera decisamente diversa rispetto al suo cliché abituale.

Non era infatti mai accaduto che il Monza della gestione Palladino avesse un possesso palla (37%) così basso. In due sole gare (con Spezia e Fiorentina) Pessina e compagni avevano perso di misura (47%) il confronto con l’avversario, mentre nelle restanti tredici occasioni tale dato aveva sempre visto primeggiare il Monza, anche contro Milan, Inter e Juventus. Questo significa che i biancorossi sanno anche praticare un calcio diverso, un calcio da battaglia e, come si dice in gergo, sanno giocare una partita “sporca”, in cui sacrificio e attenzione sono doti essenziali. Come dichiarato da Palladino, questo è un segno di grande maturità, che schiude nuove porte per il prosieguo del campionato.  Anche se, da parte mia, continuo a pensare che l’umiltà, la concretezza e il saper evitare di volare sopra le nuvole siano qualità e atteggiamenti che finora sono stati molto premianti. 

Un’ultima considerazione. Comprendo il rammarico di Thiago Motta per aver perso una gara in cui il suo Bologna ha controllato il gioco per lunghi tratti, senza tuttavia mai creare molti grattacapi a Di Gregorio e mancando quindi un pareggio che oggettivamente avrebbe anche meritato. Però c’è un limite a tutto. Non si possono accettare dichiarazioni come quelle rilasciate al termine della gara, in cui si spara a zero in modo indiscriminato sull’arbitro, sui giocatori dell’altra squadra, sulla panchina avversaria e sul calcio italiano. Sostenendo tesi così assurde ed ingiustificate solo ed esclusivamente per trovare una giustificazione ad una sconfitta. Insomma, un autentico “piangina”. Avendo giocato alcune stagioni nell’Inter, credo che Thiago, brasiliano naturalizzato italiano, ben comprenda il significato di questo simpatico vocabolo della parlata milanese. Che ben lo rappresenta.   

 

Paolo Corbetta              

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