tricolore

Ci sono partite che si giocano novanta minuti.
E poi ce ne sono altre che, se uno allarga un po’ lo sguardo, sembrano durare da secoli.

La sfida tra Monza e Reggiana, per esempio, può essere letta anche così. Non soltanto come una partita di campionato, ma come l’incontro tra due città che custodiscono due simboli profondissimi della storia italiana.

Da una parte Monza, la città della Corona Ferrea.
Dall’altra Reggio Emilia, la città dove nacque il Tricolore.

Due oggetti che sembrano lontanissimi tra loro: una corona medievale e una bandiera rivoluzionaria. Eppure raccontano due capitoli decisivi della stessa storia.

Monza, dove si incoronavano i re

Per capire Monza bisogna tornare indietro di quasi millecinquecento anni.

Alla fine del VI secolo la città diventa una delle residenze della regina longobarda Teodolinda. Era una figura straordinaria per il suo tempo: diplomatica, intelligente, capace di tenere insieme un regno fragile e pieno di tensioni religiose.

È lei a far costruire la prima basilica nel luogo dove oggi sorge il Duomo di Monza. E proprio lì, nel tesoro del Duomo, è conservato uno degli oggetti più misteriosi della storia europea: la Corona Ferrea.

Non è una corona grande e imponente come si immaginano quelle dei re. Anzi, è sorprendentemente piccola. Oro, gemme, smalti. Ma soprattutto un sottile anello di ferro all’interno.

Secondo la tradizione, quel ferro sarebbe stato ricavato da uno dei chiodi della crocifissione di Cristo. Che sia vero o no, nel Medioevo nessuno ne dubitava. E questo bastava a darle un valore enorme.

Per secoli i sovrani vennero qui a incoronarsi re d’Italia. Imperatori del Sacro Romano Impero, re medievali, persino Napoleone. Quando Napoleone si mise quella corona sul capo a Milano nel 1805 disse una frase rimasta famosa:
“Dio me l’ha data, guai a chi la tocca”.

Reggio Emilia, dove nacque la bandiera

Se Monza parla il linguaggio dei re, Reggio Emilia racconta una storia completamente diversa.

Qui bisogna fare un salto in avanti di oltre mille anni.

È il 7 gennaio 1797.
L’Europa è scossa dalle idee della Rivoluzione francese. In Italia stanno nascendo nuove repubbliche ispirate a quei principi.

Nel palazzo comunale di Reggio Emilia si riunisce il congresso della Repubblica Cispadana. È una piccola assemblea, composta da delegati di città emiliane. Ma quella sera prende una decisione che avrà conseguenze enormi.

Si stabilisce che la nuova repubblica avrà una bandiera con tre colori: verde, bianco e rosso.

corona

Non è ancora la bandiera dell’Italia unita, naturalmente. L’Italia unita nascerà molti decenni dopo. Ma quel gesto segna qualcosa di nuovo: l’idea che esista una comunità politica italiana.

È per questo che Reggio Emilia viene ancora chiamata la città del Tricolore.

Due simboli, due epoche

Se ci pensi, è curioso.

La Corona Ferrea nasce in un mondo medievale fatto di re, imperatori e potere sacro.

Il Tricolore nasce invece nell’età delle rivoluzioni, quando si comincia a parlare di popoli, cittadini e nazioni.

Uno rappresenta l’Italia dei regni.
L’altro l’Italia delle idee moderne.

Eppure entrambi fanno parte della stessa lunga storia.

Quando il calcio incrocia la storia

Poi arriva il calcio.

Novanta minuti, uno stadio, ventidue giocatori.

Ma dietro quella partita ci sono due città che custodiscono simboli enormemente più grandi dello sport.

Da una parte la corona dei re d’Italia.
Dall’altra la bandiera che sarebbe diventata quella del Paese.

Ed è forse questo il fascino più bello del calcio di provincia: a volte, senza accorgersene, mette in campo anche la storia.