Non c’è solo una competizione militare internazionale dietro l’Italian Raid Commando. C’è anche, ancora una volta, una Brianza che diventa terreno di confronto politico, simbolico e culturale. Da una parte le divise, gli Alpini, il tributo ai caduti, i gruppi militari arrivati anche dall’estero. Dall’altra le proteste, le accuse di militarizzazione e la scelta del Comune di Monza di non concedere il patrocinio.

In mezzo, la presa di posizione durissima di Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Regione Lombardia, che rivendica con orgoglio la presenza dell’evento in Brianza e attacca senza mezzi termini la sinistra, i centri sociali e la giunta guidata dal sindaco Paolo Pilotto.

Italian Raid Commando in Brianza, Corbetta difende l’evento: “La guerra non c’entra nulla”

Il cuore del messaggio di Alessandro Corbetta è chiaro: l’Italian Raid Commando, secondo l’esponente della Lega, non avrebbe nulla a che vedere con la guerra, ma rappresenterebbe una manifestazione sportivo-addestrativa internazionale, fondata su collaborazione, rispetto e conoscenza reciproca.

Corbetta ha raccontato di aver partecipato alla cerimonia dell’alzabandiera e al tributo ai caduti alla Baita degli Alpini di Capriano, dove ha dato il benvenuto ai gruppi militari presenti, provenienti non solo dall’Italia ma da dieci nazioni diverse.

L’immagine che il consigliere regionale consegna alla polemica è volutamente lontana da quella evocata dai contestatori: militari di Paesi differenti seduti insieme alla tavolata degli Alpini, davanti a un piatto tipico della Brianza come il risotto giallo con la luganega, tra strette di mano, dialogo e momenti di amicizia.

Per Corbetta, è questa la fotografia autentica dell’evento: non un’esaltazione del conflitto, ma un’occasione di incontro tra persone che, pur indossando divise diverse, condividono disciplina, servizio e senso dell’appartenenza.

Monza, Regione Lombardia e patrocinio negato: la polemica politica diventa durissima

La vicenda, però, non resta confinata all’organizzazione dell’evento. Il tema diventa subito politico. Corbetta parla di orgoglio per la Regione Lombardia, che ospita in Brianza una manifestazione definita tra le più importanti competizioni militari d’Europa e sostenuta, secondo il consigliere regionale, da istituzioni regionali e militari italiane.

Poi l’attacco frontale. Nel mirino finiscono le associazioni della sinistra radicale e i centri sociali che contestano l’Italian Raid Commando. Corbetta li accusa di strumentalizzare l’iniziativa e di opporsi a una manifestazione che, a suo giudizio, non conoscerebbero davvero.

Ancora più duro il passaggio dedicato al Comune di Monza. Il capogruppo della Lega critica il sindaco Paolo Pilotto e la sua giunta per il mancato patrocinio all’evento, interpretando questa scelta come un segnale politico contro le divise, i militari e i valori rappresentati da UNUCI.

Parole pesanti, che trasformano l’Italian Raid Commando in qualcosa di più di una manifestazione internazionale: un nuovo capitolo dello scontro tra due visioni diverse della città, della memoria, delle istituzioni e del rapporto con il mondo militare.

Brianza al centro dello scontro: tra identità, memoria e contestazioni

La forza della polemica sta proprio qui: in un evento che, nelle intenzioni dei promotori e dei suoi sostenitori, dovrebbe parlare di addestramento, fratellanza e rispetto tra popoli, ma che per una parte del mondo politico e associativo continua a evocare un immaginario completamente diverso.

La Brianza, ancora una volta, diventa palcoscenico di un confronto che supera i confini locali. Da un lato chi vede nell’Italian Raid Commando un’occasione per valorizzare disciplina, memoria e collaborazione internazionale. Dall’altro chi teme che iniziative di questo tipo possano alimentare una cultura della guerra o della militarizzazione dello spazio pubblico.

Corbetta sceglie una linea netta, senza sfumature: difesa piena dell’evento, orgoglio regionale e attacco politico alla sinistra monzese. Ora resta da capire se alle sue parole seguiranno nuove repliche e se la polemica continuerà anche dopo la chiusura della manifestazione.

Perché, ancora una volta, attorno a un evento ospitato in Brianza, non si discute solo di programma, cerimonie e presenze istituzionali. Si discute di simboli. E quando si parla di simboli, a Monza e dintorni, la temperatura politica sale sempre molto in fretta.

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