Franco Baresi, una carriera in rossonero. Ma quanti contatti con Monza
Il punto di Paolo Corbetta sulla morte della leggenda rossonera e della Nazionale
Si è detto di tutto riguardo alla scomparsa di Franco Baresi, il cui funerale sarà celebrato oggi nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Si è discusso se è stato il più grande difensore italiano di ogni tempo, si sono valutate le sue qualità tecniche e di leadership. Considerazioni che possono essere condivise o meno, ma che sono più che lecite in una simile circostanza. Si è invece detto di troppo quando qualcuno, probabilmente vittima del grande caldo degli ultimi giorni che gli ha fatto perdere la ragione, lo ha definito un “picchiatore impunito, scorretto ed antisportivo”. Parole uscite dalla penna di un giornalista, il che mi fa semplicemente vergognare di essergli collega. Ma lasciamo stare, è di altro di cui voglio scrivere.
Franco Baresi, in carriera più di un contatto con l'AC Monza
Voglio scrivere che pochi sanno che lo storico capitano del Milan aveva avuto nel corso della carriera più di un contatto con l’AC Monza e con la città di Monza. A cominciare dal rapporto quasi fraterno che Baresi ha avuto con Giovanni Lorini, indimenticato centrocampista biancorosso del Monza di fine anni Settanta e della metà degli anni Ottanta. Al pari di Giuseppe e Franco Baresi, Lorini è originario di Travagliato, piccolo comune in provincia di Brescia molto prodigo nello sfornare calciatori arrivati alla Serie A (tra loro anche Franco Pancheri). Lorini arrivò al Milan quattordicenne nel 1971, giusto tre anni prima che Franco, lo raggiungesse in rossonero. “Gli avevo fatto da fratello maggiore – dice Lorini – perché Giuseppe era stato preso dall’Inter e perché, proprio in quegli anni, i due amici di Travagliato avevano perso la mamma ammalata. Franco arrivò al Milan nel 1974, a 14 anni”. Oggi, guidata da Lorini, ci sarà una delegazione di una dozzina di amici e conoscenti provenienti da Travagliato per rendere omaggio al loro amato concittadino.
Pochi mesi prima di arrivare nelle giovanili rossonere, Franco Baresi non era riuscito a superare un provino a cui era stato sottoposto dall’Inter, società che lo aveva messo nei suoi radar insieme al fratello Giuseppe. Quest’ultimo fu preso dall’Inter, Franco no. Il Milan non ci pensò due volte ad accaparrarsi il futuro “Piscinin”. Ed ecco un secondo contatto con Monza per Franco Baresi. In quel Milan, il direttore sportivo era Sandro Vitali, monzese doc, da non confondere con l’omonimo Giorgio Vitali, ds del Monza guidato dal presidente Cappelletti e con in panchina Alfredo Magni. A Sandro Vitali, ds rossonero e abilissimo talent scout, non sembrò vero di dare il proprio benestare per portare al Milan il più giovane dei fratelli Baresi.
Il terzo contatto con Monza è ovviamente quello con Adriano Galliani, che ha definito Baresi “il capitano di una delle squadre più forti di tutti i tempi”. L’ex AD di Milan e Monza ha sempre avuto un rapporto privilegiato con Baresi, basato sulla stima umana e professionale. Al punto di chiedergli di rappresentarlo in circostanze istituzionali quando lui non poteva presenziare di persona. Accadde ad esempio quando l’ormai ex capitano rossonero ritirò in nome e per conto di Galliani la Stella d’oro che l’Unione Società Sportive Monzesi conferì all’allora AD del Milan. Nella sala stampa Tazio Nuvolari dell’Autodromo di Monza, Baresi ritirò il premio, con un breve discorso improntato a sobrietà e sostanza; il che fece conoscere a tutti, se ancora ce ne fosse stato bisogno, quanto fosse poco propenso ai discorsi un uomo che, per carattere, aveva impostato la sua vita sui fatti a scapito delle parole.
Buon viaggio, Capitano. Giocatore e, soprattutto, uomo corretto e sportivo.
Paolo Corbetta

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